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Occupati e ore lavorate: lo sfondone di Bersani

Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Pier Luigi Bersani sul mercato del lavoro. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

C’è o no lavoro in Italia? Questa è una domanda molto importante, che molti italiani si fanno e a cui politici e commentatori cercano di dare una risposta. Si tratta di un tema delicato quanto complesso da analizzare: non è sufficiente tenere conto degli ultimi dati mensili rilasciati dall’Istat per capire le dinamiche del mercato del lavoro. Un’analisi corretta e completa deve infatti essere di più lungo termine e prendere in considerazione vari indicatori.

È ciò che ha provato a fare Pier Luigi Bersani, eletto alla Camera dei deputati con la lista di sinistra Liberi e Uguali, quando a Piazza Pulita ha affermato:

“Noi continuiamo ad avere titoli di giornale che ci dicono che aumenta il numero degli occupati. Ma non ci scrivono a fianco che cala il numero delle ore lavorate”

È vero quanto dice?

I dati sul mercato del lavoro

Il mercato del lavoro italiano ha subito un duro colpo durante gli anni della crisi. Il totale degli occupati si è sensibilmente ridotto dal 2008 al 2013. Dal settembre 2013, tuttavia, il numero dei lavoratori è ricominciato a crescere, fino a raggiungere nel settembre 2017 i livelli pre-crisi. Su questo punto Bersani ha ragione: il numero degli occupati è in aumento da settembre 2013 e ha recuperato il gap generatosi negli anni della crisi.

Figura 1

È comunque vero che i dati mensili sull’occupazione sono rilanciati con forse troppo entusiasmo dai media: non basta il numero degli occupati in aumento per sostenere che il mercato del lavoro stia migliorando. La qualità del contratto, a tempo determinato o indeterminato, e la quantità del lavoro richiesto, full-time o part-time, sono infatti due aspetti molto importanti da considerare per valutare l’andamento del mercato del lavoro.

Un dato che spesso non viene citato in queste analisi è per esempio quello sulle ore lavorate, che misura l’effettivo apporto produttivo del fattore lavoro. Infatti, nelle statistiche Istat viene considerato occupato anche chi ha svolto una sola ora di lavoro nella settimana di riferimento della rilevazione. Tuttavia, in termini di contributo alla produzione, fa differenza se si creano posizioni lavorative a tempo pieno o a orario ridotto.

Può essere utile quindi valutare l’evoluzione del totale delle ore lavorate in Italia. Come si nota dalla figura 2, dall’inizio del 2008 il totale delle ore lavorate ha sperimentato un evidente calo che sembrerebbe essersi interrotto solo con la fine del 2013. Infatti, dal 2014 la situazione incomincia lentamente a migliorare, con una crescita graduale ma costante.

Sebbene sia evidente come le ore lavorate stiano continuando ad aumentare, al contrario di quanto sostenuto da Bersani, è altresì chiaro come siamo ancora ben lontani dalla situazione pre-crisi 2008. Più precisamente, nell’ultimo trimestre del 2017 sono state lavorate il 5,78 per cento ore in meno rispetto a quelle lavorate nel primo trimestre 2008.

Figura 2

I part-time e le ore lavorate pro capite 

Come si può spiegare la differenza tra il totale degli occupati, ritornati stabilmente ai livelli pre-crisi, e il numero delle ore lavorate, che sono ancora inferiori rispetto al 2008? Come abbiamo già evidenziato in un altro articolo, è necessario scomporre il numero degli occupati in contratti part-time e full-time, dato che è possibile che i nuovi contratti siano perlopiù a tempo parziale. Secondo Istat, infatti, considerando solo i dipendenti a tempo indeterminato, nel 2017 i lavoratori a tempo pieno sono diminuiti di circa 650 mila unità rispetto al 2008, mentre quelli a tempo parziale sono cresciuti di 720 mila. Il totale dei lavoratori part-time, includendo anche i contratti a tempo determinato, è quindi di 2,6 milioni, di cui più del 60 per cento part-time involontario, ossia lavoratori che dichiarano di essere disposti a lavorare di più.

In altre parole, quindi, sebbene il numero degli occupati sia ritornato ai livelli pre-crisi, è cambiata la composizione dei contratti, con un aumento di quelli part-time e una flessione di quelli a tempo pieno. La dinamica delle ore lavorate pro capite è quindi il risultato di questi due trend: da una parte aumentano le ore totali, dall’altra aumentano, e relativamente di più, gli occupati. Ed è per questo che le ore lavorate medie per lavoratore, calcolate come il rapporto tra ore lavorate totali e numero degli occupati, dell’ultimo trimestre 2017 erano il 5,62 per cento in meno del primo trimestre 2008.

Tuttavia, se si va a vedere il breve termine, anche le ore lavorate medie sono in crescita. Più precisamente, dal terzo trimestre 2016 un lieve trend positivo, che è proseguito per tutto il 2017, ha fatto tornare le ore lavorate medie dell’ultimo trimestre 2017 ai livelli dell’ultimo trimestre 2013. Nonostante quindi il recupero degli occupati dal 2014, le ore lavorate medie erano leggermente diminuite tra il 2014 e il 2016, proprio a causa dell’aumento relativamente più netto del numero degli occupati.

Oggi siamo ancora molto lontani dai numeri del 2008, ma da circa un anno le variazioni trimestrali ricominciano ad avere segno positivo. E questo trend è spiegabile proprio con il tredicesimo aumento trimestrale, secondo i dati Istat del dicembre 2017, dei contratti a tempo pieno, che hanno quindi sensibilmente accresciuto il livello medio di ore lavorate. Anche su questo, quindi, l’esponente di Liberi e Uguali non sembra dare una narrazione corretta dei dati.

Il verdetto

Bersani sbaglia nel sostenere che le ore lavorate siano in calo. Anche se siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi, il totale delle ore lavorate in Italia è in lieve ma costante crescita dal luglio 2014. La sua dichiarazione è pertanto FALSA.

Ecco come facciamo il fact-checking. Vuoi inviarci una segnalazione? Clicca qui.

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17 commenti

  1. Carlo

    Comprendo che si faccia il check della frase esatta pronunciata, ma il senso del ragionamento effettuato e l’attenzione politica dell’espressione di Bersani è esattamente quella rilevata dall’articolo, ovvero che sebbene le statistiche dichiarino un aumento degli occupati, il lavoro resta in gran parte precario e debole.

    Il messaggio di Bersani che è passato ai telespettatori della videointervista è perfettamente in linea con il passaggio su riportato: “Secondo Istat, infatti, considerando solo i dipendenti a tempo indeterminato, nel 2017 i lavoratori a tempo pieno sono diminuiti di circa 650 mila unità rispetto al 2008, mentre quelli a tempo parziale sono cresciuti di 720 mila. Il totale dei lavoratori part-time, includendo anche i contratti a tempo determinato, è quindi di 2,6 milioni, di cui più del 60 per cento part-time involontario, ossia lavoratori che dichiarano di essere disposti a lavorare di più”.

    Se quindi posso permettermi, titolare “sfondone” mi sembra eccessivo.

    • Gabriele Guzzi

      Ciao Carlo, grazie per il commento. Il discorso di Bersani non è molto lontano anche da un articolo che scrivemmo a novembre sullo stesso tema (http://www.lavoce.info/archives/49734/gli-occupati-risalgono-le-ore-lavorate-no/). Il punto è però questo: le ore lavorate sono cresciute di meno del totale degli occupati, a causa della crescita del part-time e anche di un lavoro più precario. Però non sono diminuite, e questo voleva dimostrare il fact-checking.

      • Marco

        D’accordo, le ore lavorate stanno crescendo anche se meno degli occupati. Di conseguenza le ore lavorate per lavoratore sono diminuite. Non solo questo, pero’, questa tendenza non sembra essere invertita nemmeno dagli ultimi dati. Suppongo che questo volesse intendere Bersani nel suo intervento. E in questo senso la critica sembra troppo severa.

      • Carlo

        1) Grazie per la precisazione Marco, è esattamente il ragionamento di Bersani che porta tutti a considerare (oggettivamente) che il lavoro è diventato più precario e debole, nella pratica meno dignitoso. Nonostante ci sia una disponibilità dei lavoratori a lavorare di più.
        2) Grazie per la risposta, Gabriele. E grazie per l’attenzione al mondo del lavoro e per lo studio delle sue tipologie di applicazione. Non so se i titoli de lavoce.info vengono redatti direttamente dai redattori dei testi o preparati da personale specifico. Resta, per me, una forte dissonanza tra il termine “sfondone” e il risultato del fact-checking.

      • Claudio

        Una semplice domanda per Gabriele Guzzi. Se cambiassimo la frase di Bersani in questo modo:

        “Noi continuiamo ad avere titoli di giornale che ci dicono che aumenta il numero degli occupati. Ma non ci scrivono a fianco che cala il numero delle ore lavorate pro capite per tutti i lavoratori assunti dopo il 2008”.

        sarebbe per lei corretta, in base ai dati statistici?
        Grazie anticipatamente.

  2. Danilo Mollicone

    Dai dati che fornite si evince che il commento di Bersani sia più che corretto, nella forma, nella sostanza ed anche nella grammatica.
    Il vostro fact-checking sembra un vero esercizio di arrampicata sugli specchi
    Buon lavoro

    • Gabriele Guzzi

      Caro Danilo. La frase di Bersani, personalmente, non mi sembra corretta né nella forma né nella sostanza. Il nostro non è un fact-checking sulla narrazione politica del mercato del lavoro, ma solo su una frase ben precisa che Bersani usa per dare forza al suo ragionamento. Questa frase non è corretta, in quanto le ore lavorate e le ore medie lavorate sono in crescita. Se vuole approfondire, abbiamo scritto un articolo più ampio sulle evoluzioni del mercato del lavoro. http://www.lavoce.info/archives/49734/gli-occupati-risalgono-le-ore-lavorate-no/
      Grazie per il commento!

      • Danilo Mollicone

        Caro Gabriele,
        la frase di Bersani è corretta perché la parola “cala” può essere correttamente riferita al momento in cui nel passato si aveva lo stesso numero di occupati. Dal punto di vista della lingua italiana e quindi della grammatica non ci sarebbe nessuna obiezione. E per altro questo è anche il senso più logico nel quale leggere la frase di Bersani.
        È lei che arbitrariamente lega la parola “cala” al trend dell’ultimo periodo e con le parole “sfondone” e ”falsa” compie un vero errore anche di grammatica.
        Buon lavoro

  3. Antonio Agostini

    Mi sembrate troppo severi questa volta con il povero Bersani. Il suo intervento lo interpreterei come una opportuna evidenziazione che il totale della forza lavoro impiegata (le ore lavorate) negli ultimi anno è molto diminuita. Che recentemente abbia ripreso un poco a salire non inficia la validità generale del discorso. Meriterebbe almeno un “parzialmente vera”. Saluti.

    • Amegighi

      Se guardo il grafico sopra trovo difficoltà a capire la sua critica. Le interessa l’andamento, il paragone rispetto a… Cosa ? Sono comunque daccordo nell’interpretare con attenzione le variazioni temporali, ma mi pare che ci sia ben poco da obiettare sui due grafici osservando l’andamento distribuito negli ultimi tre anni e negli ultimi 10 anni. Avrei dei grossi dubbi a considerarli non validi statisticamente. O sono falsi (dati FALSI) o sono veri (dati VERI). Semmai sono da discutere i fattori che portano ai due grafici. Trovo interessante il rapporto lavoro part-time e lavoro a tempo pieno. Si può essere daccordo o critici. Ma partendo dal considerare come vero quanto riportato. Forse, in tal modo, la discussione e l’analisi critica potrebbe essere molto più seria ed interessante di due slogan demagogici. E potrebbe pure portare ad interessanti suggerimenti applicativi di tipo politico.

  4. Amedeo

    Il secondo grafico é quantomeno ingannevole…con inizio a 10miliardi mostra come enorme una differenza di 400 milioni di ore di lavoro circa fra T4 2008 e T4 2017. Su 20 milioni di lavoratori non mi sembra affatto una differenza enorme, al contrario di qualsiasi interpretazione si possa dare del discorso di Bersani.

  5. Bruno

    Dunque gli occupati sono diminuiti dello 0.18% rispetto al massimo pre-crisi (aprile 2008) e aumentati del 4,59% rispetto al minimo dell’agosto 2013. Le ore lavorate sono diminuite del 5,74% rispetto al massimo pre-crisi (T4 2007) e aumentate del 4,36% rispetto al minimo (T4 2013). Poi ognuno può discutere che cosa è molto e che cosa è poco

  6. maurizio sbrana

    Ma chiaramente Bersani credo volesse dire che le ore lavorate ora e
    Sono ancora inferiori a quelle lavorate nel 2007/2008…!!!

  7. Paolo Menchetti

    Vi attaccate formalmente ad un cavillo avvocatizio. Bersani fotografa un trend generale, con un’analisi che voi stessi riconoscete giusta. Quindi dov’è il problema? Temo siate voi, il problema.Il checking fatelo sul vostro articolo.

  8. Antonio Zanotti

    Il giudizio degli autori è corretto da qualunque parti lo si guardi. Bersani avrebbe dovuto dire che nonostante l’incremento del numero delle ore lavorate non sono stati raggiunti i valori pre-cisi. Pur di negare l’esistenza di un miglioramento, finsice per dire una bugia, come il grafico dimostra senza ombra di dubbio. In ogni caso i dati sull’occupazione, per essere letti correttamente, dovrebbe sempre riportare anche i dati sulla caduta verticale delle ore di cassa integrazione.

  9. Savino

    Lavori a chiamata e precari, lavoretti o mini-jobs non sono paragonabili al lavoro come lo abbiamo da sempre conosciuto.
    Pertanto, ha ragione Bersani, non si possono sommare patate con carote.

  10. Giuseppe Nicolosi

    È chiaro che esiste un certo margine per quello che si potrebbe definire un “relativismo linguistico”. Questo però rende particolarmente odiose le sentenze tagliate con l’accetta in stile “vero/falso”. Ne farei volentieri una polemica generazionale, visto che mi sembra che gli attuali trentenni quarantenni, bisognosi di certezze, le vadano a cercare in questi rigidi dualismi “binari”. La mia impressione, per quel che può fregare, è che l’orario stesso di lavoro non dice molto riguarda a quel che effettivamente avviene sul lavoro. Dove, per dirla con Graeber, proliferano i lavori inutili, anche quello dei certificatori della verità.

    con antipatia

    rattus

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