È trascorso un anno dal primo fact-checking pubblicato da lavoce.info sulle dichiarazione pubbliche di politici, ma anche imprenditori sindacalisti e giornalisti italiani. Lo raccontiamo con qualche numero su come abbiamo lavorato, i risultati raggiunti e gli errori (per fortuna pochi) che abbiamo compiuto.

Vero o falso, quasi vero o parzialmente falso: queste sono state le parole che si sono alternate nella testa dei fact-checker de lavoce.info, segugi dei fatti costantemente (e spasmodicamente) alla ricerca di dichiarazioni da verificare.
È stato un anno di fact-checking che merita di essere raccontato, generoso di materiale e dichiarazioni complice anche la campagna elettorale terminata il 4 marzo. A maggio cade infatti il primo anniversario dalla nascita della rubrica di fact-checking che abbiamo progettato e realizzato per le pagine de lavoce.info, anche grazie ai finanziamenti della Fondazione Cariplo e dell’International Fact-Checking Network. Non il primo in assoluto: lavoce da sempre ha sperimentato diverse forme di verifica dei dati e dei fatti, pubblicate nel corso delle passate campagne elettorali.

Passiamo in rassegna questo anno intenso (ma molto divertente!) attraverso alcuni numeri. Eccoli.

373 – i giorni dal primo fact-checking pubblicato su lavoce.info, nel 2017. Si è trattato di una verifica su una dichiarazione del ministro Carlo Calenda, riguardo Alitalia. Lui ci ha risposto tramite Twitter ed è emerso che la nostra interpretazione dei dati non era del tutto corretta. Abbiamo così provveduto a correggere l’articolo, ma la sostanza del verdetto non è cambiata. Un debutto frizzante.

46 – gli articoli pubblicati da allora, tutti qui, sulle dichiarazioni dei principali esponenti politici (Di Maio, Renzi, Berlusconi e Salvini su tutti), ma anche di imprenditori, sindacalisti e giornalisti. Pure opinionisti come Vittorio Sgarbi e pagine web satiriche. Perché non è la sola politica ad avere il monopolio della responsabilità delle proprie dichiarazioni. In un’era di profonda sfiducia verso la classe dirigente, un dato infondato o un luogo comune non verificato pronunciato in diretta tv possono provocare danni maggiori di una statistica sbagliata durante il dibattito parlamentare.

Leggi anche:  Piattaforme digitali e libertà di espressione: l’ora zero

3 – le revisioni (anche dette referaggi) che ogni articolo ha ricevuto in media dalla redazione del sito. È il vero punto di forza della rubrica di verifica: l’autorevolezza (e la pazienza) dei redattori. Questo processo ci ha evitato imprecisioni, ci consente di chiarire al meglio i concetti e di tagliare parti inutili del testo.

10 – gli autori che hanno lavorato, in modo saltuario o più frequente, alla rubrica. In particolare giovani studenti di economia.

6.345 – le letture medie di ogni fact-checking, con picchi di oltre 20mila letture.

5 – gli errori che abbiamo commesso. Tutti possono sbagliare, l’importante è sapersi correggere e fare chiarezza. Grazie alle segnalazioni dei nostri lettori ci è stato possibile correggere cinque fact-checking. Solo in un caso le modifiche sono state così sostanziali da capovolgere il verdetto. Correzioni che sono sempre state apportate in modo che ne restasse traccia per i lettori, come vuole la policy che ci siamo dati.

57 per cento – gli iscritti alla newsletter che in un sondaggio hanno affermato di aver cambiato opinione su un argomento dopo aver letto un fact-checking de lavoce.info. Il dato è frutto di un questionario artigianale che abbiamo sottoposto ai nostri lettori più affezionati. È un risultato che ci rassicura e che ci stimola a fare sempre meglio. Anche se la maggior parte degli studi scientifici sulla verifica dei fatti mostra una crescente preoccupazione sull’incapacità dei fact-checker di mostrarsi credibili agli occhi dei lettori, sempre più sfiduciati e privi di punti di riferimento.

I fact-checker de lavoce.info