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  1. Elena Rispondi
    Concordo su tutti i punti esposti nell'articolo e suggerirei di aggiungerne un quarto: vista la bassissima partecipazione al mercato del lavoro delle donne italiane, e visti recenti studi nazionali ed internazionali che trovano correlazioni fra l'età della donna all'inizio della gravidanza, e il raggiungimento o meno di una vita professionale e lavorativa stabile e con salari adeguati per la donna stessa, una misura del genere, se non accompagnata da un rafforzamento e miglioramento delle politiche sociali e di sostegno alla famiglia (congedi ed asili, in primis, ma anche lotta alla discriminazione e licenziamenti), sarebbe deleteria per il raggiungimento di un'effettiva equità di genere.
  2. Michele Rispondi
    Estate, tempo di annunci balneari. Così tanto per comparire sui giornali. Poi arriva settembre (il 12 o 13 settembre dopo 40 gg di ferie, per la precisione) e si parlerà d'altro.
  3. Michele Rispondi
    Con i bonus estemporanei non si fa una politica economica e tanto meno le riforme strutturali.
  4. Michele Rispondi
    Non si governa un paese con i bonus. Specialmente se estemporanei, mal pensari e peggio gestiti. Se si vuole favorire le nascite si garantiscano ai lavoratori (donne e uomini) stipendi più equi, minore precarietà dei posti di lavoro, una curva delle aliquote irpef più equa, servizi sociali (asili, trasporti locali) più efficienti e meno costosi. Allora vedrete che ci saranno più figli. Ogni altro provvedimento è pura fuffa, pura propaganda populista.
  5. Supporter Rispondi
    Trovo le obiezioni contenute nell'articolo del tutto condivisibili e meritorie della massima attenzione da parte del legislatore. Provando pero' a capire lo spirito della normativa credo che essa vada alla ricerca di colpire due problemi legati strettamente alla demografia: le donne, e le relative famiglie, fanno pochi figli e questo pesuccede perchè li fanno tardi. Credo che il bonus tenda a incentivare le donne a fare figli prima nella speranza correlata che ne facciano di piu' perchè, intendiamoci, questo è l'unico obiettivo diretto e finale che puo' migliorare la nostra situazione demografica e non solo. Le altre politiche, il sostegno, le strutture, la parità delle cure parentali tra uomo e donna sono tutte cose giuste e doverose che serviranno e dovranno essere pure esse incentivate ma almeno il ministro ha avuto il realismo di chiamare il problema con il nome giusto "piu figli per donna e fatti in età piu' giovane".
    • Michele Rispondi
      Si diano alle donne giovani e meno giovani condizioni di lavoro meno discriminatorie, tranquillità di ritrovare il proprio posto di lavoro dopo una gravidanza, servizi sociali in linea con l'elevata tassazione e si avranno più figli. I bonus servono solo a far fare a ministri e sottosegretari belle interviste sui giornali
    • Bice Rispondi
      Anche io cerco di capire il ragionamento dietro l'idea di un bonus con limiti di eta', e mi viene in mente un'altra spiegazione molto piu' tetra: risparmiare sui costi sanitari per le donne (le primipare ultra-trentenni sono a maggior rischio di gravidanze e parti difficili) e ridurre il numero di disabili, in particulare con sindrome di Down. Inoltre, lasciatemelo dire: questa proposta contiene un giudizio moralista da parte dello Stato su quando si debbano fare i figli. Se li fai prima dei 30, brava, sei una buona cittadina; se li fai dopo, lo Stato prende atto ma sappi che non ti sei comportata come la collettivita' avrebbe richiesto. Le misure a sostegno della natalita' sono tante (sostegno al part-time e al lavoro flessibile, vera difesa della lavoratrice contro licenziamento e demansionamento, asili aziendali, comunali, statali, e financo nelle universita' (Germania docet), quoziente familiare), questa mi sembra frutto di una insolazione, se non peggio.
  6. Carmela Rispondi
    giusta affermazione per l'età. Perché indicare sempre un reddito massimo di 26mila€, le famiglie il cui reddito è superiore anche due volte e mezzo o tre di 26€ devono essere escluse, anche queste famiglie hanno difficoltà a mantenere più di un figlio. Bisogna togliere l'età e l'ISEE da presentare e guardare fino a che età lo Stato può aiutare le famiglie
  7. Ermanno Martignetti Rispondi
    Trovo molto importante e corretto puntualizzare che nelle politiche per la famiglia sia messo al centro il/la bambino/a, per sfuggire all'ideologia sociale per cui la donna deve essere particolarmente tutelata - ed incentivata - in quanto madre, mentre il padre può anche cadere nel dimenticatoio; per evitare l'ipocrita logica del bonus una tantum che pone l'asticella del successo solo nei termini di aumento quantitativo delle unità di popolazione, del tutto disinteressandosi della qualità di vita dei minori dal parto in poi; infine, per ampliare lo spettro dei minori beneficiari delle politiche familiari, comprendendo anche quelli inseriti in contesti omogenitoriali, nei quali la "beneficiaria" potrebbe anche non esserci.