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Un bonus inutile

La Finanziaria 2004 “regala” mille euro per ogni figlio successivo al primo. Un intervento pro-natalità, si è detto. Ma in una situazione di risorse scarse non c’è alcun bisogno di una tantum costose per il bilancio pubblico e insignificanti per le famiglie, perché non incidono sui costi che si dovranno sostenere durante la crescita del bambino. Inoltre, forti dubbi sull’equità del provvedimento nascono dall’esclusione dall’assegno dei figli di extracomunitari regolarmente residenti e dal finanziamento attraverso il fondo di disoccupazione.

Non vi è nulla di male a sostenere la natalità in un paese, come il nostro, dove da tempo è scesa ben al di sotto del tasso di sostituzione e dove vi è una grande distanza tra il numero di figli che le persone dichiarano di volere e quelli che effettivamente hanno. Sostegni che aumentano i gradi di libertà sono anzi benvenuti.
Non è quindi per il suo obiettivo esplicitamente pro-natalista che trovo fortemente criticabile la proposta di assegno una tantum di mille euro per ogni figlio successivo al primo, peraltro limitatamente ai nati nel 2003 e nel 2004. Piuttosto la trovo inefficace, e perciò inutilmente dispendiosa, con gravi problemi di iniquità nella individuazione sia dei beneficiari sia delle fonti di finanziamento.

Pochi soldi una tantum

È inefficace perché mille euro (o anche duemila, secondo un emendamento proposto da An) una tantum servono a fronteggiare parte dei costi iniziali che l’arrivo di un secondo figlio comporta. Costi peraltro inferiori a quelli sostenuti per il primo, perché il lettino, la carrozzina, parte dei vestiti, ci sono già e possono essere riciclati. Ma non servono a nulla rispetto ai costi di allevamento e crescita nel tempo.
Incoraggiare la nascita di un secondo o terzo figlio senza porsi il problema di come sostenere le famiglie rispetto ai costi di lunga durata, crescenti con l’età dei figli, è non solo insipiente, ma un po’ irresponsabile. Tanto più che ormai è ampiamente noto che nel nostro paese la povertà si concentra nelle famiglie che hanno due o più figli, tra i minori che hanno uno o più fratelli/sorelle.
Certo, anche in Francia esiste una misura di questo genere (estesa ai primogeniti). Ma è solo un elemento di un pacchetto che prevede assegni sostanziosi e continuativi a partire dal secondo figlio. Esattamente ciò che manca nel nostro paese.
In una situazione di risorse scarse non c’è bisogno di una ennesima una tantum costosa per il bilancio pubblico, ma insignificante per quello delle famiglie.

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Sarebbe piuttosto necessaria una revisione complessiva di ciò che esiste (assegno al nucleo familiare per i soli lavoratori dipendenti a basso reddito, assegno per le famiglie numerose a basso reddito, assegno di maternità per le donne che non fruiscono di una indennità legata alla posizione lavorativa, detrazioni fiscali) per eliminare distorsioni più o meno perverse e possibilmente per omogeneizzare logiche, obiettivi, scale di equivalenza, criteri di valutazione del reddito e così via.

Beneficiari e fonti di finanziamento

Ma ci sono anche non trascurabili problemi di equità.
Le critiche che sono state avanzate si appuntano per lo più sul fatto che l’assegno sarebbe erogato senza vincoli di reddito, quindi di nuovo con scarsa efficacia redistributiva. La questione delle virtù e limiti dell’universalismo piuttosto che della selettività è aperta e controversa.

Due altri aspetti mostrano inequivocabilmente l’iniquità della misura. Il primo riguarda l’esclusione dei bambini nati da genitori privi di cittadinanza italiana o comunitaria, anche se legalmente residenti (e paganti le tasse). Mentre si discute dell’estensione del diritto di voto amministrativo agli immigrati, si negano loro quei diritti sociali che, oltre alla coscienza civile, la legislazione europea impone siano estesi a tutti coloro che sono legalmente residenti. Il fatto che informalmente si sia data la giustificazione che gli immigrati (non comunitari) non hanno bisogno di incentivi perché fanno già molti (troppi?) figli, è da questo punto di vista illuminante.

Ma c’è ancora un’altra iniquità, nascosta nelle pieghe del decreto che istituisce l’assegno.
Al comma 7 dell’articolo 21 del decreto “Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici” si dice infatti che”Per le finalità del presente articolo è autorizzata la spesa di 287 milioni di euro per l’anno 2003 e di 253 milioni di euro per l’anno 2004. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello Stato di previsione del ministero dell’Economia e delle finanze per lanno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando laccantonamento relativo al ministero del Lavoro e delle politiche sociali.”

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Si tratta del fondo destinato agli ammortizzatori sociali. Ovvero, mentre della riforma degli ammortizzatori sociali non si parla più, e con la legge sulla riforma del mercato del lavoro si aumenta la flessibilità, quindi le occasioni più o meno temporanee di disoccupazione, si utilizzano i fondi destinati a proteggerla per finanziare l’una tantum per chi mette al mondo un secondo figlio.

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sommario 21 ottobre 2003

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36 commenti

  1. Francesco Belviso

    Mi e’ sembrato di capire che il bonus verra’ dato anche ai nati del 2003, ovvero “retroattivamente”.

    Ma per incentivare le nascite, non lo si dovrebbe dare ai figli nati dopo 9 mesi dall’approvazione della legge?

    Grazie
    Francesco Belviso

    • La redazione

      In effetti lei ha ragione, dal punto di vista logico. Ma sarebbe una discriminazione un po’ smaccata. Dato che mira, in teoria, a sostenere i costi aggiuntivi derivanti dall’avere un secondo (o più) figlio, la misura include anche chi lo ha già fatto, purché entro quest’anno. In compenso esclude chi non sarà sufficientemente attento, calcolatore, o semplicemente fortunato da avere il secondo o oltre figlio entro il 31 dicembre 2004. Non è una misura una tantum solo per chi la riceve, lo è anche dal punto di vista della sua durata nel tempo. Vale per chi ha questo benedetto figlio in più entro questi due anni, poi si vedrà.

  2. Giorgio

    Da quel che si capisce, il bonus non prevede distinzioni di reddito. Così ne potranno beneficiare anche coloro ai quali la cifra è, per dire, irrisoria.

    • La redazione

      Sì, è così, almeno nella sua versione originale. So che c’è un emendamento di AN che propone di aumentarlo e di porre una soglia massima di reddito.

  3. stefano fantacone

    Aggiungerei che il provvedimento rivela una concezione molto approssimativa del concetto di incentivo. Dal punto di vista della teoria economica, un ‘incentivo è tale se spinge i soggetti destinatari a modificare le proprie scelte. Il bonus sarà invece operativo dal prossimo primo dicembre, dunque premiarà scelte già compiute. Senza peraltro fornire alcuna garanzia per le scelte future: la durata del provvediemnto è infatti limitata a un solo anno.

    • La redazione

      La durata del provvedimento è di due anni, quindi riguarda sia le nascite già avvenute nel 2003, sia quelle già in corso, a prescindere dall’incentivo, al momento della sua introduzione, sia infine quelle che si realizzeranno negli ultimi mesi del 2004, le uniche a poter rientrare teoricamente tra quelle incentivate. Quindi lei ha ragione a sostenere che non di incentivo si tratta, ma di una sorta di premio, ad una particolare coorte di genitori.

  4. Alberto Bordignon

    Prevedo un aumento di parti per taglio cesareo nel dicembre 2004. Fenomeno quasi certo nel caso di gemelli.
    Alberto Bordignon

    • La redazione

      Speriamo di no. In Italia ce ne è già un numero spropositato e
      senza alcuna giustificazione medica, come segnala anche la World Health Organization. E’, purtroppo, una delle sconfitte del movimento delle donne, che della lotta all’abuso del taglio cesareo e della medicalizzazione del parto aveva fatto una delle proprie battaglie più significative.

  5. Ugo

    Vorrei solo precisare che l’art. 21 del D.L. 269 del 30/09/2003 prevede che il “bonus per il 2° figlio” spetta solo per i nati dopo il 1° dicembre 2003 (non 1° gennaio 2003) ed entro il 31 dicembre 2004.

  6. OCRAM INISAC

    Gentile prof.ssa Saraceno,
    a inizio estate 2003 hanno parlato di un bonus per l’anno 2004 per il 1° figlio di 600 Euro e di 1.000 Euro per il secondo; siccome sono in attesa del primo per il 2004 vorrei sapere se esiste effettivamente questo incentivo oppure è stato modificato e come fare per poterlo richiedere, grazie ciao.

    • La redazione

      Non mi risulta che ci sia alcun bonus per il primo figlio. La
      legge delega approvata parla solo di bonus per il secondo figlio, limitatamente al periodo 1 dicembre 2003-31 dicembre 2004. Oggi il Minsitro Maroni ha dichiarato che se avrà un effetto sul tasso di fecondità, verrà messo a regime. Non è chiaro come si potrà misurare questo effetto, dato che
      la maggioranza delle nascite che avverrà in questo periodo – almeno fino ad agosto 2004 – sarà stata “messa in cantiere prima che il bonus venisse approvato.
      cordialmente
      Chiara Saraceno

  7. andrea

    Il mio secondo figlio è natoil 15/11/2003 per il decreto non posso usufruire del bonus è vero? Perchè non applicarlo ai nati dal01/01/2003 come è stato congedi parentali?

    • La redazione

      Ha interpretato correttamente la norma. Non potrà avere il bonus. Il suo bambino è nato “troppo presto”. Tanti auguri.

  8. Vito Piepoli

    “L’incentivo” è finalizzato ad aumentare il numero delle nascite. Quindi se questo è sinora rimasto molto basso, lo si deve, stando al ragionamento di fondo, a difficoltà economiche. Mille euro significano si e no 2 mesi di spese. Un figlio è un costo minimo fino ai 14 anni (periodo dal quale può essere fatto fruttare). Per i restanti 13 anni e 10 mesi cosa fa lo stato? Tanto se il problema è economico, l’aggiunta di un altro componente significa l’aumento costante degli esborsi.
    Almeno per le auto si sono sforzati di più per incentiverne l’acquisto. Mi scuso per il ragionamento altamente utilitaristico, ma mi attengo alla logica dell’emendamento.
    Cordiali saluti

  9. aldobrando grillenzoni

    L’erogazione del bonus indipendentemente dal reddito è una sciocchezza, c’è chi lo utilizzerà per cambiare le gomme sul fuoristrada, o per qualche giorno in più in una beauty farm svizzera.

    Ma ancor peggio l’esclusione dei figli di madri non europee dà al bonus un sapore di discriminazione etnica: ai bimbi che nasceranno di qui in avanti lo stato, prima di dire “benvenuto al mondo”, chiede: “di che razza sei ?”

    • La redazione

      Senza pensare che i genitori usino egoisticamente quei soldi per altro, è vero che il bonus rischia di costituire uno spreco di denaro con scarsa efficacia. Certo, un po’ di soldi non dispiacciono a nessuno. Ma in una situazione di risorse scarse e di molti bisogni occorrerebbe spendere meglio il denaro pubblico.
      Chiara Saraceno

  10. Enzo Pisano

    Più che un bonus inutile mi pare che sia incoerente. Come si concilia il proponimento di accrescere la natalità nel nostro Paese mediante un incentivo economico, con l’approvazione della legge sulla procreazione assistita la quale accrescerà le difficoltà per le coppie sterili di avere figli.
    Qual è il senso?
    Saluti Enzo Pisano

    • La redazione

      Tra le molte critiche che si possono fare all’uno e all’altro provvedimento (personalmente giudico la legge sulla procreazione assistita un attacco alla libertà di coscienza dei cittadini, alla salute e alla dignità delle donne), mi sembra che questa sia debole. Ci mancherebbe altro che si incentivassero
      le nascite purchessia e ad ogni costo.
      cordialmente
      Saraceno

  11. Baldo

    Cara Saraceno,
    Io la legge non l’ho letta, ne ho solo letto marginalmente sui giornali, ma la prima cosa che mi è venuta in mente è stata questa: visto che ci sono stati (come la Cina) che danno incentivi per non partorire, o addidittura stati dove si fa sterilizzazione di massa per limitare le nascite, e considerato che ci sono molte famiglie che desidererebbero dei figli ma non possono averne, perchè non incentivare anche l’adozione?
    Non farlo significa discriminare coloro che i figli li vorrebbero ma non possono averne di naturali.

    • La redazione

      Mi sembra che lei introduca un altro problema, diverso e molto complicato. L’adozione richiede un particolare tipo di disponibilità (non puramente economica). E ci sono molte più domande di adozione che non possibilità effettive di adozione (per fortuna, verrebbe da dire). Certo, si potrebbe suggerire che i figli adottati nel periodo di vigenza di questa norma siano
      equiparati ai figli nati nello stesso periodo, indipendentemente dalla loro età, come avviene nel caso dei congedi genitoriali. Anche se temo che qualcuno tra i nostri legislatori non apprezzi le adozioni internazionali (che costituiscono la stragrande maggioranza delle adozioni). Ed infatti,
      tanto per stare sul sicuro, ha escluso dal bonus per il secondo figlio i bambini nati da genitori extracomunitari anche se regolarmente presenti nel nostro paese.
      cordialmente

  12. Alfredo Lombardi

    Sono in totale disaccordo con questo provvedimento, in quanto artatamente adottato per sviare l’attenzione dalla questione realmente centrale in tema di natalità, e cioè che dal punto di vista fiscale è profondamente iniquo che i redditi siano tassati in modo eguale indipendentemente dal numero di figli a carico (con l’irrisoria eccezione delle detrazioni). Se non sbaglio uno dei punti del programma dell’attuale governo era quello di introdurre tael diversificazione, ma ciò non è ovviamente avvenuto…

    • La redazione

      Non è più del tutto vero che i redditi sono trattati in modo uguale a prescindere dal numero dei figli. A partire dalla riforma Visco, le detrazioni per i figli a carico sono aumentate in modo sostanzioso e non sono più irrilevanti, anche se certamente rappresentano solo una frazione del costo dei figli. Ma le detrazioni presentano un problema che va risolto
      prima di procedere ad eventuali ulteriori aumenti: alleggeriscono i costi solo per coloro che hanno redditi fiscalmente capienti. Chi non può fruirne del tutto o in parte non ha nessun vantaggio, o meglio nessun riconoscimento
      del costo che sostiene. E’ un problema che si discute da anni senza che si sia trovata una soluzione (ad esempio sotto forma di imposta negativa). Ed è emerso con particolare evidenza allorché l’attuale governo, per venire incontro ai redditi più bassi, ha maggiorato per questi ultimi la detrazione
      per i figli a carico, senza tener conto sia del fatto che la tassazione avviene sul reddito individuale e non su quello familiare (con la conseguenza di produrre nuove ingiustizie), sia appunto della questione degli incapienti, che sono appunto, per definizione, i più poveri. Per questo in alcuni paesi si preferisce non operare con le detrazioni ma con
      gli assegni per i figli – continuativi, naturalmente.
      cordialmente

  13. Anna

    In Italia è facile costume per i nostri legislatori creare disparità di diritti. Ma mi scusi coloro che hanno avuto il secondo (o terzo e +) figlio in data anticipata alla legge, perchè non deve poter avere gli stessi diritti? Considerando che: Italiana dalla nascita, lavora per lo Stato e paga da sempre troppe tasse senza possedere niente. Dove le mettiamo le vedove e le separate/divorziate con più figli a carico? Io sono una di queste ogni mese sbarcare il lunario diventa sempre più arduo. Le scuole sebbene statali (elementari e medie) costano sempre di più (tra non molto ci chiederanno di portare banco e sedia perchè ormai ci ciedono di tutto dal sapone carta igienica etcc) E i nostri chi sono ….FIGLI DI 2° CLASSE????? Sono stufa di questa Italia Beffarda e Bugiarda… Stessa disparità per la gente del sud che malgrado le grandi difficoltà a trovare lavoro non hanno mai potuto avere nessun tipo di assistenza economica dalla Stato come avviene invece per gli extracomunitari…. PERCHE’???? ….e poi ci chiamano razzisti????? E LO STATO CHE LO E’!!!!!!!!

    • La redazione

      Gentile Signora, ogni nuova misura crea delle disparità con il periodo precedente. Il bonus di 1000 euro è inteso per i nuovi nati. Se di ingiustizia si vuole parlare riguarda il fatto che ne fruiranno tutti coloro che per caso sono nati dopo la data di inizio, mentre non ne fruiranno coloro che nasceranno dopo la data di scadenza della misura, anche se la gravidanza è iniziata nel periodo di vigenza della misura. In ogni caso non
      è con un una tantum di 1000 euro che si sostiene il costo dei figli, soprattutto nei casi, come il suo, in cui si fa fatica a tirare avanti. Non capisco invece la sua battuta sul Mezzogiorno che sarebbe escluso dalla assistenza economica e sugli extracomunitari che viceversa sarebbero inclusi. In Italia non esiste una misura nazionale di sostegno al reddito
      per chi si trova in povertà, tantomeno per gli immigrati (che sono esclusi anche dal bonus per il secondo figlio, anche se legalmente residenti e paganti le tasse). Qualche comune, prevalentemente al Centro-Nord, prevede una misura di questo tipo. Ma le situazioni sono molto diverse. Ora la legge
      finanziaria include la possibilità di un cofinanziamento da parte dello stato nel caso in cui una regione decida di istituirlo, ma senza criteri e risorse chiare. La prima regione che si sta muovendo in questa direzione è proprio una regione del Sud: la Campania.
      Chiara Saraceno

  14. Fabiola

    Poco prima di Natale 2003 ho sentito dal telegiornale di questo bonus per i secondo geniti e il giornalista aggiungeva, verrà concesso un bonus anche per i bambini che nasceranno il giorno di Natale e Capodanno. Ero allora in attesa del mio primo figlio che guarda caso è nata proprio il giorna di Natale 25/12/2003, da allora sono in cerca di avere notizie più concrete su questo argomento. Qualcuno di Voi mi sa dare questa informazione???

    Grazie

    • La redazione

      Cara signora, non mi risulta che ci sia nessun bonus per i bambini nati a
      Natale e Capodanno.

  15. Luca Garozzo

    Leggo che legge e regolamenti contemplano solo la madre quale destinataria dell’assegno. E il padre? Non ha gli stessi diritti e doveri ai sensi del Codice Civile, dal momento in cui ha riconosciuto il figlio?
    Questa discriminazione mi pare non costituzionale. Dato che mia moglie (cittadina argentina) ed io siamo in attesa del secondo figlio (giugno 2004) c’è qualche associazione che potrebbe tutelarmi in giudizio contro l’Inps? Per me non è una questione politica, ma una discriminazione sessuale che ritengo ingiusta perchè esclude i diritti e doveri della paternità. Cordiali saluti.

    • La redazione

      Non mi sembra che ci sia discriminazione tra padri e madri. L’assegno è dato per il figlio. E viene dato al genitore più chiaramente individuato: la madre che lo partorisce. La discriminazione riguarda la nazionalità dei genitori. Il legislatore, a mio parere contravvenendo anche alle norme
      internazionali, ha escluso i cittadini (le cittadine) non comunitarie ancorché legalmente residenti. Con ciò discriminando anche i loro figli. Nel suo caso la discriminazione appare più evidente perché lei è cittadino
      italiano, quindi suo figlio non riceverà l’assegno nonostante nasca come italiano, solo perché sua madre è straniera non comunitaria. Farei ricorso su questa base, se fossi in lei. Auguri.
      Chiara Saraceno

  16. Elena

    Vorrei sapere se per il secondo figlio si intende anche il secondo nato, cioè se sono gemelli si può usufruire ugualmente del Bonus?
    Il bonus “scade” al 31/12/04? A quanto ammonta la cifra, di 500 euro una tantum?
    GRAZIE
    ELENA

    • La redazione

      Direi proprio che nel caso di gemelli c’è un secondo figlio. La misura per ora riguarda i nati entro il 31.12.2004, ma potrebbe essere prorogata. La somma è di 1000 euro una tantum (poco più di un mese di pannolini per i suoi
      gemelli). Auguri.
      Chiara Saraceno

  17. Mamone Antonio

    Sono venuto a sapere che l’incentivo in questione è erogato dalle casse dell’inps : è soltanto un tramite ? Spero di sì perchè se no non sarebbe un’incentivo ma un’aggravio solo per i lavoratori dipendenti.

    • La redazione

      E’ vero che il finanziamento del bonus per il secondo figlio grava sul fondo accantonato per gli ammortizzatori sociali, purtroppo: quegli stessi ammortizzatori cui molti giovani padri e madri non hanno diritto perché in rapporti di lavoro atipici. cordialmente. C.S.

  18. Federico

    Cara Saraceno,
    le scrivo per cercare di capire da che parte sta la verita’. Nell’ormai famosa legge per l’incentivo di 1000 euro per ogni secondo nato tra il 01.12.03 ed il 31.12.04 contempla anche i figli adottivi, ma, come nel mio comune si fa “fatica” a capire cosa significhi adottivi. Faccio un esempio (il mio): io e mia moglie siamo cittadini italiani, siamo rientrati in Italia il 29.08.04 dall’India con il mio secondogenito a scopo adozione(e’ la seconda che facciamo), rientriamo negli aventi diritto? Vorremmo capire se con il termine “adottati” la legge intende l’entrata in Italia oppure l’avere in mano il decreto definitivo di adozione, dato che tra il momento d’entrata in Italia (inizio del periodo di “affido preadottivo”) ed il perfezionamento dell’adozione passa piu’ di un anno.
    grazie fin d’ora.
    Federico Cocchetto

    • La redazione

      Caro Cocchetto
      innanzittutto congratulazioni e auguri per la vostra scelta generosa. Quanto alla sua domanda, non sono una esperta di legge. Ma temo che per “figli adottivi” la norma intenda i figli per i quali l’iter dell’adozione è stato perfezionato, ovvero sono figli a tutti gli effetti. Il periodo di affido pre-adottivo è ancora una fase di prova, potenzialmente reversibile. Certo, dato che il bonus configura un sostegno di tipo una tantum e non continuativo potrebbe sembrare non irragionevole darlo a chi comunque inizia a sostenere una spesa per un bambino. Ma il suo scopo dichiarato è incentivare le nascite, innanzittutto quelle “autoctone”. Tant’è vero che sono, a mio parere vergognosamente e illegittimamente, esclusi i secondi
      figli nati ad immigrati regolarmente residenti. E’ una esclusione che il governo, e in particolare la Lega, si propone di ribadire anche nel caso di eventuale proroga della misura e della sua estensione anche ai primogeniti.
      Cordialmente
      Chiara Saraceno

  19. gzime

    Sono 11 anni che vivo in Italia, insieme al mio marito abbiamo sempre lavorato e pagato le tase regolarente meglio di tantti italiani che conosco)!Pero non capisco perche mia bambina non ha il diritto al bonus?perché è diversa dai figli degli italiani? Mi dispiace drilo ma ora capisco che l’Italia non è ancora un paese europeo!

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