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  1. Savino Rispondi
    A Lodi stanno a vedere il pelo nell'uovo di chi non riesce a pagare le mense scolastiche. In altri posti, respingono chi non potrebbe ottenere i buoni per i libri scolastici. Ma non stanno a vedere che persone con redditi effettivi di milioni di euro, oltre a dichiarare zero, fanno i furbi quotidianamente per questo tipo di sussidi. E questo lo chiamate Governo del cambiamento?
  2. Antonio petrina Rispondi
    Domanda al prof Daveri : la riduzione del deficit riduce il debito ? Tutti questi anni e' stato fatto questo dai governi eppure il debito e' salito e non e' sceso, ma la crescita e' stata lenta ed a meta' dei paesi ue ( non avendo mai nessun governo precedente da Monti in poi la golden rule autorizzata dalla ue) ,per cui ha ragione l'ex governatore fazio nella intervista che Avvenire gli ha fatto il 13.10.2018 .
    • francesco daveri Rispondi
      L'equazione è la seguente: variazione del rapporto debito-pil = deficit - (inflazione+crescita) x (rapporto debito-pil iniziale) quindi se cala il deficit (da 3 a 2 punti di Pil, ad esempio), cala la VARIAZIONE del rapporto debito-pil. se prima aumentava di 2 punti l'anno ora aumenta di un solo punto l'anno. è quello che è avvenuto in Italia con le politiche di austerità 2011-13: è calato il deficit e nel tempo il rapporto debito-pil è aumentato di meno fino a fermarsi come nel 2017
  3. Stefano Asterino Rispondi
    Buongiorno vorrei porrei una domanda sulle stime del PIL. La NADEF 2016 (precedente governo) prevedeva per il 2017 un tasso di crescita tendenziale del PIL pari a 0,6, con un deficit tendenziale del 1,6% Il livello programmatico (cioè dopo la manovra) del deficit 2017 sarebbe stato, secondo quanto si riteneva a settembre 2016, pari al 2%. La manovra sarebbe stata quindi espansiva, comportando un aumento del deficit di 2-1,6 = 0,4%. Cioè avrebbe prodotto una crescita del PIL dell'1,0%, con un incremento del deficit di 0,4%. Quindi la manovra del 2016 presupponeva un moltiplicatore (misurato come rapporto fra l'incremento del Pil e quello del deficit) attorno a uno: 0,4/0,4=1. La NADEF 2018 prevede per il 2019 una crescita tendenziale dello 0,9% in corrispondenza di un rapporto deficit/Pil tendenziale dell'1,2%. Il deficit programmatico al 2,4%, rappresenta un incremento di 2,4-1,2 = 1,2 punti percentuali rispetto allo scenario tendenziale. La NADEF 2018 stima che la crescita programmatica (cioè dopo aver effettuato la manovra espansiva) si attesti a 1,5, il che significa che per la NADEF 2018 la manovra 2019 produrrà una maggiore crescita di 1,5-0,9 = 0,6, a fronte di un maggior deficit di 1,2. In altre parole, il governo attuale usa un moltiplicatore dell'economia pari a 0,6/1,2=0,5. Quindi il nuovo governo di incoscienti ha utilizzato un moltiplicatore di 0,5 invece che l'1 utilizzato dal precedente? Le risulta che UPB e BI abbiano bocciato la NADEF 2016?
    • francesco daveri Rispondi
      Non valuto quel che fanno e hanno fatto Bankitalia e Upb. risponderanno a qualcuno, certo non a me. Invece valuto ciò che fa il governo. se produce stime che sembrano inverosimili lo scrivo cercando di argomentare. così come ho sempre giudicato e criticato i precedenti governi ogni volta che hanno prodotto stime inverosimili o provvedimenti legislativi dannosi.
  4. Michele Rispondi
    Due osservazioni: 1) Gentiloni nel 2017 ha consuntivato un deficit del 2.4% e andava tutto bene. Ora lo stesso deficit lo vuole fare Conte, ma tutti a dire che sfascia i conti. Qualcosa non quadra. La sola differenza è chi beneficia delle maggiori spese. 2) per le altre misure quali il reddito di cittadinanza (cioè una indennità di disoccupazione come hanno tutti i paesi europei), immaginare un moltiplicatore pari a 1 non sembra irragionevole: chi non arriva a fine mese se può spendere in consumi lo fa.
    • francesco daveri Rispondi
      1) c'è una dinamica dei conti pubblici e degli impegni che abbiamo preso. lei evidentemente è contento che disattendiamo gli impegni presi. Io no. 2) Se ha voglia può legger ele mie riserve sul reddito di cittadinanza in un'intervista su fanpage.it : https://www.fanpage.it/vi-spiego-perche-il-reddito-di-cittadinanza-non-puo-sconfiggere-la-poverta/
  5. antonio petrina Rispondi
    La NADEF 2018 on ha avuto la validazione positiva dell'organismo indipendente cioè l'UPB anche se a pag,5 troviamo scritto : "...sul versante degli impieghi della prossima manovra, la quota destinata a nuovi investimenti pubblici mira ad aumentarne l’incidenza sul PIL dall’1,9 per cento del 2018 al 2,3 per cento nel 2021. Si evidenzia come tale obiettivo della NADEF, peraltro condivisibile, risulti particolarmente ambizioso in confronto con i precedenti documenti " ,come a dire il governo vuole la golden rule che non è stata mai concessa prima ! Ci sono validi motivi per scoraggiare tale ottimistica politica economica e bocciare quindi la manovra ?
  6. Henri Schmit Rispondi
    Una sola perplessità: non capisco come lo stato possa chiedere ai risparmiatori italiani di sottoscrivere titoli pubblici a condizioni diverse da quelle del mercato. Se lo stato creasse per i contribuenti residenti dei PIR di titoli di stato, a tassazione privilegiata, non potrebbe limitare il beneficio ai titoli italiani ma dovrebbe estenderlo a tutti i titoli emessi da debitori pubblici o sovrani europei. In conclusione, per via del mercato comune dei capitali e del divieto di discriminazioni fra Stati, il tesoro italiano si può rivolgere solo al “mercato”, i risparmiatori italiani non rischiano più di essere utilizzati per sottoscrivere titoli nazionali a condizioni non di mercato. Per merito dell’UE gli Italiani pagano una sola volta, attraverso la tassazione, non anche se non vogliono attraverso titoli pubblici che non rendono abbastanza.
  7. Francesco Rispondi
    Gentile prof. Daveri, premetto che sono un amatore e pertanto mi scuso anticipatamente se sto dicendo corbellerie. Dai miei calcoli fatti con un semplice foglio excel, partendo da un debito/PIL del 130,9 nel 2018, con un avanzo primario dell’1,30%, un costo del debito pubblico reale dell’1,85% (stimato partendo da un costo nominale per interessi del 3.7% sul PIL) ed un PIL reale dell’1,5%, basterebbe un’inflazione solo dell’1% (e non dell’1,6% come stimato dal Governo) per avere un debito/PIL del 130% nel 2019 in linea con l’abbattimento programmato nella NADEF. Perché i conti non mi tornano? Grazie in anticipo per l’eventuale cortese risposta.
    • francesco daveri Rispondi
      Anch'io ho passione per i dettagli. Dato che la sua algebra è giusta ed Excel non mente, la sola cosa che mi viene in mente è che per calcolare l'evoluzione precisa del debito bisogna aggiungere o sottrarre gli effetti di aggiustamento stock-flussi (dovuti al fatto che cambia il valore di mercato del debito). Ma nella Nadef non ho trovato la solita tabella.
      • Roberto Rispondi
        Anch'io ho notato che manca la tabella relativa all'aggiustamento stock-flussi nel nadef. Guardando il def di aprile, dove la tabella era presente, era previsto un aggiustamento stock-flussi di 1,1% nel 2018 e 0,5% nel 2019. Facendo un calcolo basandosi sul nadef, nel 2019 il debito pubblico aumenterà di 54,7 miliardi (2368,9 - 2314,2), rapportando questo valore al pil 2019 (1816,1) si ottiene un deficit effettivo comprensivo di aggiustamenti stock-flussi del 3%. Solo in questo modo si ottiene una riduzione del debito al 130% nel 2019. Sottolineo che questi aspetti sono fondamentali per capire l'andamento del debito pubblico visto che gli aggiustamenti stock-flussi pesano enormemente sui calcoli quindi è oltremodo grave che non sia stata inserita la relativa tabella nel nadef. Chiedo al prof. Daveri una sua verifica sui miei calcoli e una considerazione sul perchè del mancato inserimento della specifica tabella nel nadef.
        • Roberto Rispondi
          Correggo, pil programmatico 2019: 1822,7. Mentre 1816,1 è il pil tendenziale 2019.
      • Michele Rispondi
        Cambia il valore di mercato dei debito? Cioè se si alzano i tassi il valore di mercato del debito pubblico diminuisce? Non credo. Più fonti sostengono che il debito pubblico sia valutato al suo valore nominale (come è giusto che sia). Però chiedo conferma. Grazie
        • francesco daveri Rispondi
          Ha ragione, mi scusi. Gli aggiustamenti stock-flussi si riferiscono al fatto che alcune voci che impattano sul debito non influenzano il deficit, spesso a seguito di regole nazionali difformi. Può quindi venir fuori (e avviene spesso) che l'evoluzione del debito nel tempo non sia il risultato dell'accumulo dei disavanzi
          • Michele
            La ringrazio per la risposta. Da vecchio analista le voci che impattano sul debito ma non sul deficit hanno natura un po’ sospetta...però magari hanno una spiegazione...
          • Roberto
            Sarebbe interessante se potesse spiegare a cosa si riferiscono gli aggiustamenti stock-flussi e se anche gli altri paesi dell'Ue li adottano nelle rispettive leggi di bilancio.
    • Claudio Rispondi
      Ci scriva qui la formula che ha usato, magari capiamo meglio.
  8. Virginio Zaffaroni Rispondi
    Assodata la irragionevolezza di tutte le ipotesi di crescita del PIL 2019, ciò che mi appare ancora più irragionevole è l'ipotesi (riportata qui anche dal prof. Daveri e stamane da Il Sole24H) per la quale l'assenza di dinamica tariffaria nelle aliquote IVA comporti di per sé un +0,2% di PIL. Se il rapporto tra spesa e PIl passa dai moltiplicatori, io ingenuo sono spinto a pensare che, secondo regole aritmetiche ostinatamente resistenti al governo del cambiamento, 0 spesa per X di moltiplicatore dia comunque zero. O mi sfugge qualcosa? Forse lo 0,2 lo si spiega con la modifica di qualche forma di aspettativa da parte di imprese e consumatori?
    • francesco daveri Rispondi
      Meno Iva, più consumi (i consumatori si sentono più ricchi). Ma il moltiplicatore di questa misura è piccolo: da 0,8 di deficit in più si ricava solo un aumento di Pil dello 0,2 (moltiplicatore di 0,25).
      • Virginio Zaffaroni Rispondi
        Dalla sua risposta comprendo una premessa implicita che nella riflessione mi era sfuggita, e cioè che il dato tendenziale del PIl (0,9%) "incorporava" lo stop alla sterilizzazione dell'IVA con la conseguente entrata in vigore degli aumenti tariffari, e quindi con un effetto recessivo sui consumi. Decidendo invece a livello programmatico la prosecuzione della sterilizzazione, ciò determina la cancellazione del relativo effetto recessivo, che diventa un "contributo" dello 0,2 al Pil programmatico (1,5%). Se questo è il quadro della questione, allora le mie perplessità partivano da un presupposto sbagliato e tutto mi si chiarisce.
  9. lucio Rispondi
    mi sfugge perché l'upb boccia il quadro programmatico ma valida il tendenziale. se i motivi della bocciatura risiedono nell'aver il governo presentato previsioni basate su assunzioni troppo rosee allora l'upb avrebbe dovuto già bocciare in precedenza anche il quadro tendenziale che si basa sulle stesse assunzioni
    • francesco daveri Rispondi
      L'Upb si è concentrata sull'inflazione e non ha discusso il dato dell'export. non so perché.
    • Claudio Rispondi
      Ma perché? Il tendenziale non si basa sulle stesse assunzioni, non richiede alcuna stima dell'impatto di variazioni della spesa pubblica.
  10. enzo Rispondi
    Speriamo che non vada a finire come ne "il mattino ha l'oro in bocca" sulla vita del d.j. baldini , giocatore d'azzardo e travolto dai debiti, alla fine dice :" non è vero che uno perde il vizio ,è che nessuno ti presta più i soldi"
  11. Savino Rispondi
    Insieme col Governo e col Def che ha presentato vanno bocciati (in economia) tutti gli italiani che, furbescamente ed egoisticamente, consapevoli della complessità della situazione, appoggiano queste forze politiche e queste scellerate manovre. Le aspettative degli italiani erano troppo sbilanciate in favore degli affaracci loro rispetto al bene comune e ai bisogni della nazione. Grazie agli italiani mariuoli ed approfittatori ci troviamo tutti nei guai
    • Lorenzo Rispondi
      L'unica differenza fra gli elettori di 18 anni fa con gli odierni è che allora sostennero Uno in palese conflitto di interessi e oggi due in palese conflitto con la realtà.
      • Savino Rispondi
        Schäuble in un'intervista sostiene proprio che il successo dei populisti non sia a causa dell'austerity e non sia tanto il voler "tornare alle nazioni", quanto "il tentativo di evitare il confronto con la realtà".