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Metodo Padoan tra riequilibrio dei conti e rosee previsioni

Il metodo Padoan nella ricerca di un riequilibrio dei conti pubblici a partire da una situazione difficile ha avuto un certo successo. Ma le previsioni di crescita della Nota di aggiornamento al Def si basano su ipotesi ottimistiche difficili da giustificare.

Un manifesto più che una Nota di aggiornamento

La Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) approvata dal Consiglio dei ministri il 23 settembre riassume i risultati conseguiti dai governi Renzi e Gentiloni e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che nei due esecutivi ha svolto la funzione di ministro dell’Economia e delle Finanze dando continuità all’azione politica in questa area delicata. La Nota offre anche indicazioni di prospettiva sul prossimo triennio. Nella tabella sotto ne sono riportati i numeri principali, distinti tra variabili di finanza pubblica, variabili di scenario macroeconomico interno e variabili internazionali (che influenzano i dati degli scenari macro interni). Per le variabili macro e di finanza pubblica, la tabella riporta sia i valori tendenziali – che si verificherebbero in assenza dell’intervento del governo – sia quelli programmatici che il governo indica come suoi obiettivi.

Gli scenari di finanza pubblica

I dati di finanza pubblica – la Parte A della tabella – mostrano un deficit in calo graduale verso lo zero (virtualmente raggiunto nel 2020) e un debito pubblico il cui aumento in rapporto al Pil mostra segni di attenuazione e di una futura inversione di tendenza.

È dal 2011 (aveva cominciato Giulio Tremonti) che i governi italiani promettono di azzerare il deficit e di far scendere il debito in futuro. Il metodo Padoan – se possiamo chiamarlo così – è stato quello di avvicinarsi poco alla volta agli obiettivi, senza l’adozione delle misure shock cui fu obbligato il governo Monti sotto la pressione dello spread a 450 punti e in assenza dell’ombrello del Quantitative easing.

Di anno in anno, il metodo è stato attuato in due fasi. Prima la fase uno, a primavera, con la formulazione di obiettivi di riduzione del deficit ambiziosi ma irrealizzabili se non con l’aiuto di clausole di salvaguardia (aumenti di imposta automatici) che – messe in pratica – avrebbero ucciso la già lenta ripresa. Poi la fase due in autunno, con la disattivazione delle salvaguardie e la messa in pratica della dottrina del “sentiero stretto”: deficit in aumento rispetto alle promesse di primavera, ma pur sempre in calo rispetto all’anno precedente. Un po’ recalcitrante, la commissione UE di Jean-Claude Juncker ha nel suo complesso tacitamente approvato il metodo del ministro dell’Economia.

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La Nota di aggiornamento di quest’autunno è un altro esempio di tale metodo. Nel Def di aprile, il governo si era impegnato a ridurre il deficit all’1,2 per cento del Pil. Da allora, c’è stata una crescita più positiva del previsto che ha ridotto il deficit tendenziale all’1 per cento. Ma poi, con l’autunno, il governo ha deciso di alzare l’obiettivo di deficit programmatico all’1,6 per cento, dando un po’ di spazio alla politica in campagna elettorale per fare promesse e soddisfare esigenze la cui lista è sempre lunga. In ogni caso, malgrado lo sforamento di deficit rispetto ad aprile, il deficit strutturale dovrebbe tornare a scendere all’1 per cento (con un avanzo primario in crescita al 2 per cento), dopo due anni consecutivi di aumento che avevano fatto alzare più di un sopracciglio a Bruxelles.

Nel complesso, anche se una discesa più rapida di debito, tasse e spesa pubblica è stata rinviata, va riconosciuto al metodo Padoan di aver fatto progressi nel riequilibrio dei conti pubblici a partire da una situazione iniziale di oggettiva difficoltà.

Gli scenari macro

Una parte importante della tabella è fatta dalle Parti B e C che descrivono gli scenari macroeconomici. Si conferma che l’economia italiana è ritornata a crescere in modo persistente e, se le previsioni del governo saranno comprovate, potrebbe essere tornata a crescere a ritmi sistematicamente superiori all’1 per cento. Nelle righe relative agli obiettivi si leggono numeri impegnativi. La crescita attesa diventa un +1,5 per cento non solo per il fortunato 2017 (che gode di un’inattesa ripresa del commercio mondiale), ma anche per il 2018 e 2019. E qui i dati diventano di più difficile interpretazione, perché l’aumento del commercio internazionale del biennio rimane inchiodato sotto il 4 per cento (dunque in calo rispetto al 2017), il prezzo del petrolio è dato in leggera crescita e il cambio euro-dollaro è dato in salita. Se l’estero non tira, per il 2018-19 bisogna sperare in una ripartenza più decisa della domanda interna. Ma qui l’unica voce trainante (quelle non trainanti non sono riportate per brevità) è quella degli investimenti. E infatti – nelle speranze del governo – dovrebbero accelerare sia le spese in macchinari che beneficerebbero degli incentivi del piano Industria 4.0 (ancora da rinnovare) sia gli acquisti di case che dovrebbero crescere con maggiore lena. Gli ordinativi di macchinari promettono bene per la seconda metà del 2017. Per ora, però, il primo semestre degli investimenti in macchinari e attrezzature è stato deludente e anche l’immobiliare è dato per il 2018 in ripresa pari a quella del 2017. Aspettarsi una crescita del Pil permanentemente all’1,5 (come anche il ritorno della crescita del Pil nominale al +3 per cento) appare dunque per ora un auspicio più che un’aspettativa razionale di quello che attende l’economia italiana.

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Tabella 1 – Conti pubblici e scenari macro nella Nota di aggiornamento del settembre 2017

Fonte: Nota di Aggiornamento al Documento di economia e finanza, 23 settembre 2017

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  1. Savino

    Troppo comodo fare politica economica rinviando ulteriormente il pareggio di bilancio e fregandosene altamente del principio costituzionale dell’art. 81 che, come ricordo sempre, è il diritto di ogni bambino che nasce.
    Le previsioni, quando sono fatte in modo oggettivo, prevedono di centrare sia i risultati sulla crescita, sia quelli sul deficit, sia quelli di tenere unito il tessuto sociale del Paese.

    • Fabrizio

      Va considerata anche la situazione politica. Il paese ha tenuto, e questo è un grande risultato, ma ora il problema è chi governerà il paese. Purtroppo il sistema elettorale è inadeguato, e a Renzi va riconosciuto di aver tentato una riforma elettorale che premiasse la governabilità a svantaggio della rappresentatività. Per accelerare il risanamento (che comporta sacrifici) servirebbe un governo forte, e quasi sicuramente non lo avremo. Quindi temo che tra cinque anni rivaluteremo quanto fatto in questa legislatura.

      • Savino

        Più che altro, c’è da sperare, ma sarà pressocchè impossibile, che gli italiani si rendano consapevoli dei problemi sul tappeto e non si facciano distrarre dalla polvere negli occhi della propaganda e del clientelismo elettorale.

  2. Michele

    Il “metodo Padoan” è come dare del placebo ad un ammalato grave. Magari la suggestione produce qualche effetto positivo, ma la malattia resta. Tra non molto la politica monetaria super accomodante andrà a finire. L’ITALIA si troverà con debito pubblico aumentato in valore assoluto e mai ridotto neanche durante la bonanza finanziaria. L’ennesima occasione persa

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