logo


  1. Andrea Colletti Rispondi
    il cd. fact checking spesso e volentieri sconta le stesse dinamiche delle dichiarazioni politiche. Perchè in effetti questo fact checking è almeno parzialmente falso. Infatti chi perde il lavoro non per forza deve avere un contratto a tempo determinato/indeterminato ma può ben essere una partita iva costretta a chiudere o un lavoratore a chiamata che non raggiunge il minimo di giornate lavorate o per i cococo (che hanno una simil naspi a tempo - 6 mesi). Pertanto una partita iva che perde il lavoro nel nostro sistema non ha alcuna tutela che meriterebbe di avere (non esistono solo i dipendenti in Italia)
    • Francesco M. Rispondi
      Come fa una partita IVA a perdere il lavoro? Una partita IVA E' il suo lavoro. Il dramma per un professionista è che la sua professionalità non venga richiesta, e che quindi non lavori ma non si può determinare da quando e per quanto una partita IVA è disoccupata.
      • Andrea Rispondi
        Una partita Iva perde il lavoro per tanti motivi: mancanza di lavoro, non possibilità di pagare imposte fiscali e previdenziali o spese indirette (commercialista, etc.). Tanto è vero che il RdC integra il reddito sia in mancanza di lavoro che in caso di mancanza di reddito
  2. Alberto Ferrari Rispondi
    L'articolo appare un pochino tendenzioso perché si incentra principalmente su di una affermazione di Di Maio riferita al caso di un padre che perde il lavoro. In realtà nella proposta dei 5S i reddito minimo spetterebbe a tutti i cittadini italiani maggiorenni che percepiscono un reddito netto annuo inferiore ai 9360 euro netti ( circa 780/mese) e a tutti i cittadini stranieri provenienti da Paesi che hanno sottoscritto accordi sulla reciprocità del sostegno previdenziale. I beneficiari avrebbero l’obbligo di fornire “immediata disponibilità al lavoro”, sottoporsi ad un colloquio di orientamento e intraprendere “il percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo”, che comporta l’offerta di disponibilità per “l’espletamento di attività utili alla collettività da svolgere presso il comune di residenza”, ma anche la ricerca attiva di un lavoro, tramite formazione e colloqui. Se non ottemperano a questi "doveri" perdono il beneficio. Come pure lo perdono nel momento in cui il loro reddito supera quello previsto come limite. Lo scopo è quello di dare a tutti la garanzia che "non saranno mai lasciati nella totale indigenza" sia nel caso che abbiano perso il lavoro, sia nel caso che non abbiano ancora trovato un lavoro. Esso non è molto diverso dal Rei già introdotto dal governo Renzi e poi Gentiloni.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Non è facile trattare seriamente il problema del RdC. Che la situazione vigente non sia perfetta è poco contestabile. Esiste però un Rei votato dal precedente parlamento, ovviamente per sminuire l'utilità e la novità della proposta del M5s. Un articolo su Lavoce.info ha provato a mostrare in modo sobrio e serio come sarebbe facile arrivare dal Rei a un ragionevole di RdC; http://www.lavoce.info/archives/51860/cosi-reddito-cittadinanza-puo-migliorare-rei/. Come slogan elettorale il progetto grillino ha qualcosa di scandaloso: è palesemente incostituzionale il concetto di un reddito garantito ai soli "cittadini". Questo significa sfruttare l'onda di paura nata con l'immigrazione subita più che controllata, e quindi alimentare l'odio. Detto ciò concordo con chi sostiene che le fake news più pericolose sono quelle sostenute da esperti, accademici o professionisti, su tutti i media.
  4. EzioP1 Rispondi
    Quanto segue non è da riferire solo al tema qui trattato ma a tutti i temi che lavoce.info tratta. Da quanto evidenziato in questi ultimi tempi si deusme che chi diffonde “fake news” sono più i politici che non altri. La cosa è comprensibile in quanto la politica esercita la sua pressione anche con le notizie false, in parte di proposito e in parte per ignoranza dei politici. Vorrei chiedere all'organizzazione de lavoce.info di contattare le principali TV che esercitano nel paese, dalla RAI alla la7, ecc. per accordarsi e trattare una volta alla settimana le “fake news” allo scopo di rendere edotti i cittadini su come realmente stiano i temi e gli argomenti che vengono distorti, strumentalizzati e diffusi con disonestà intellettuale.
    • Gabriele Guzzi Rispondi
      Ciao! Anche noi crediamo che i Media tradizionali dovrebbero fare di più per spiegare ai cittadini quali sono le notizie false, e come distinguerle da quelle vere. Crediamo che l'idea della rubrica settimanale, da lei evocata, sarebbe senza dubbio un buon passo avanti in questa direzione. Grazie per l'attenzione e per la lettura!
  5. gianluca Rispondi
    Io credo che sarebbe il caso di interpretare meglio il messaggio politico che Di maio vorrebbe far passare. Ovvero nessuno rimarrebbe col frigo vuoto, chiaramente, perché fortunatamente esistono il sussidio di disoccupazione e terminato quello i vari enti caritatevoli e così via. Tuttavia il padre di famiglia in età avanzata e con figli a carico probabilmente farebbe un po' fatica a ricollocarsi dignitosamente nel mercato del lavoro odierno, di conseguenza ne segue ricattabilità in ambito lavorativo e dignità sotto le scarpe nei confronti della famiglia. Purtroppo. E questa credo per tutti non sia una bella situazione
    • Gabriele Guzzi Rispondi
      Ciao Gianluca, sì il messaggio politico di Di Maio è interpretabile. Come fact-checking, noi ci siamo limitati a verificare la sua dichiarazione: un padre di famiglia che per 6 mesi è disoccupato viene lasciato senza un reddito dallo Stato? La risposta è no: riceve la Naspi. Poi conosciamo le difficoltà di reinserimento di un over 50 nel mercato del lavoro, e il nostro obiettivo non era sminuirle, ma solo spiegare gli attuali strumenti di lotta alla povertà nei periodi brevi di disoccupazione.
    • Savino Rispondi
      Piuttosto, il messaggio che sta passando è che lavorare e sudare non serve a nulla. Ne sta uscendo fuori un generale sminuimento del fattore lavoro, nel senso di manodopera o creatività o intelletto o messa a disposizione di tempo, caratteristiche proprie di chi genera un bene o un servizio.
      • gianluca Rispondi
        Sono parzialmente d'accordo con questo. Io credo che con il modello di reddito minimo garantito si vada a sostituire a una concezione di lavoro che non è totale asservimento ma maggiore possibilità di scelta e minore ricattabilità in un mercato del lavoro che si orienta verso un modello meno diritti più doveri. Perché se prendiamo ad esempio la fascia di età dei giovani fino a 40 anni, un reddito minimo garantito probabilmente permetterebbe anche di mettere qualche paletto in più a richieste che spesso sono veramente troppo aggressive da parte dei datori di lavoro. E soprattutto anche di fare una scrematura tra proposte di lavoro serie e meno serie, perché diciamocelo, il lavoro spesso non manca, manca in principio la volontà di pagarlo come meriterebbe di essere
        • Savino Rispondi
          Non si può parlare di "possibilità di scelta" solo per alcuni, a fronte del fatto che molti nostri concittadini (giovani e non) hanno, da tempo, già lasciato l'Italia e i loro affetti più cari per motivi di lavoro e a fronte del fatto che la vita di molti giovani e di moltissime donne è stata già palesemente compromessa dalle dinamiche atipiche e anormali del mondo del lavoro. Beppe Grillo, coi suoi miliardi, può riempirsi la bocca della definizione di "possibilità di scelta". La stragrande maggioranza dei nostri concittadini non ha potuto scegliere e non potrà scegliere un bel nulla.
  6. Savino Rispondi
    Per chi, davvero, nonostante tutti gli sforzi, non ce la fa, bisogna continuare a ragionare e fare di più. Inaccettabile, invece, ogni tentativo di illudere le persone, affermando che lo Stato possa dare tutto a tutti. Di Maio non può più ritornare dagli elettori con queste chiacchiere. Il M5S deve assumersi la responsabilità di dire, una volta per tutte, con quali politiche intende dare sviluppo al Paese. Lo stallo nasce da questa evidente ambiguità, al limite del voto di scambio.
    • Luigi Viggiano Rispondi
      Falsa non è la notizia di Di Maio al massimo la si potrebbe definere incompleta; falsi siete voi che scientemente vi fingete gnorri limitandovi alla naspi e dunque a chi ha perso il lavoro facendo i finti tonti sul problema più generale dei neet, di coloro che a 40 anni vivono alle spalle dei nonni o genitori ecc. l'unica osservazione che mi viene di fare 'è constatare che la vera notizia falsa è proprio la vostra.
      • Gabriele Guzzi Rispondi
        Caro Luigi! Noi non facciamo i finti tonti sui problemi da lei citati. Se controlla gli articoli pubblicati settimanalmente da lavoce.info non sminuiamo la gravità delle situazioni da lei evocate. Ma anzi cerchiamo di comprenderle e di offrire possibili soluzioni, per quanto ci è possibile. In questo caso, però, Di Maio fa una dichiarazione precisa: non esistono sussidi di disoccupazione per chi perde il lavoro e non lo trova per 6 mesi. Come abbiamo dimostrato, questa dichiarazione è falsa perché esiste la Naspi, e credo sia giusto farlo notare ai lettori e possibilmente anche allo stesso Di Maio, in modo tale da non replicare lo stesso errore. Grazie comunque per il commento!
      • Savino Rispondi
        Il rancore non ha nulla a che vedere con la democrazia e col ragionare civilmente. Qui si tratta di risolvere problemi comuni. Il popolo non ha nessun diritto di svegliarsi con la luna storta dopo non aver esercitato per decenni la vigilanza necessaria su queste cose, dormendo beatamente.