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  1. Giulia Ghezzi Rispondi
    Non so se è una svista o ho capito male io... Ma nell'articolo sembra di capire che il ReI entrerà in vigore a giugno, sostituendo il SIA. In realtà il ReI è già in vigore: lo è dal 1 dicembre 2017. Quello che succederà a partire da luglio (non da giugno) è che cadranno i requisiti familiari, per cui non saranno più selezionate solo alcuni tipi di famiglie (donne incinte, con figli minori, o disabili, o...) ma saranno ammesse tutte. Restano invece immutati gli altri requisiti (di ISEE, ISRE, ecc.)
  2. piste50 Rispondi
    L'11% dei minori che vive in condizioni di povertà, vive in una famiglia dove c'è una persona che lavora... Mi viene spontaneo pensare che in queste situazioni potrebbe essere relativamente semplice aiutarli ad uscire dalla condizione di povertà, ad esempio con assegni familiari adeguati.
  3. Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
    Se non vado errato l'imposta negativa sul reddito sono quei 1300 euri che "non vengono dati" a chi ne avrebbe diritto ma non ha i mezzi (anche intellettuali e non solo economici) per andare in Corte Costituzionale per farseli riconoscere.
  4. Marco Di Marco Rispondi
    Va riconosciuto, per chiarezza, che storicamente la proposta di reddito di cittadinanza ha contribuito a far avanzare il dibattito verso una nuova frontiera, dopo lunghi anni in cui i poveri erano "spariti dall'agenda", come dicevi tu anni fa. Ha costretto il governo e le forze politiche a misurarsi seriamente, rispetto agli esperimenti precedenti, con il problema. Da luglio 2018 avremo finalmente in Italia, col Rei, una misura anti-povertà universale e ispirata all'imposta negativa sui redditi di Tony Atkinson, anche se inizialmente finanziata con un importo insufficiente, inferiore alla linea di povertà assoluta (che non è molto distante dai 780 euro proposti dai 5 stelle, contro i 200 circa del Rei). In effetti, sia il Rei, sia il reddito di cittadinanza sono varianti della formula di Atkinson (imposta negativa sui redditi). I 5 stelle hanno il merito di averla proposta per primi con impegno maggiore di quello delle altre forse politiche. Anche la proposta dell'Alleanza contro la Povertà, un'altra variante della formula di Atkinson, è successiva nel tempo. Storicamente, la prima proposta in tal senso è del 1995, della Commissione Povertà che tu presiedevi, seguita nel 1998 dalla Commissione Onofri e dal rapporto del CNEL sul Minimo Vitale.
    • Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
      Che il Rei discenda dall'imposta negativa sui redditi mi giunge nuova! Fa il pari con il cd reddito di cittadinanza M5S che non è affatto un reddito di cittadinanza. Perché si usano le parole a sproposito?
      • Marco Di Marco Rispondi
        Il ReI di Poletti-Gentiloni, il Reis dell'Alleanza contro la povertà, il Reddito di cittadinanza dei 5 stelle sono varianti della formula lineare: akM-bY, dove a e b sono parametri inferiori ad uno, b é il tasso mg di riduzione del beneficio, k é la scala di equivalenza, M é il massimo beneficio se il reddito Y é zero. Il beneficio si azzera sopra la soglia M/b. Secondo me, é il basic income parziale di Atkinson del 1995.
  5. Fernando Maresca Rispondi
    Oltre quanto splendidamente descritto dall'articolo bisognerebbe anche considerare l'effetto negativo sull'effort che causerebbe il cosiddetto free lunch. Qualcosa già sentito nella teoria dei giochi e, più specificatamente, nei problemi principal agent.
    • Savino Rispondi
      quelli che a casa mia si chiamano scrocconi h24
  6. Gisella De Simone Rispondi
    Ottima analisi, ottime proposte, che tengono nel dovuto conto la crescente presenza di working poors (mentre il Governo continua a dare "numeri” sugli occupati, in crescita, senza considerare il numero di ore lavorate e il relativo reddito).
  7. Henri Schmit Rispondi
    Grande articolo: preciso nei concetti, critico delle proposte in circolazione, equilibrato nelle valutazioni, convincente nei suggerimenti propositivi.
  8. Franco A. Grassini Rispondi
    Considerato che non è facile trovare lavoro per tutti i poveri, non sarebbe opportuno rendere obbligatorio,come contropartita del contributo, un lavoro sociale: dalla pulizia delle strade a mille altre possibilità?
    • Marco Rispondi
      Il mio Comune paga un cantoniere e paga dei giardinieri per la manutenzione del verde pubblico. Li cacciamo a pedate per dare un "lavoro sociale" a qualcun altro? Meglio ancora creiamo falsi lavoratori che percepiscano un vero reddito (pubblico). Stranamente nessuno propone di assumere disoccupati (magari laureati) in studi legali, medici o notarili, tutti a fare le pulizie perchè l'idea sottostante è che la povertà sia colpa tua, non di un sistema-paese arretrato persino per standard medievali. Regards
    • Saraceno Rispondi
      Sia il REI sia il reddito di cittadinanza proposto da M5S hanno requisiti stringenti, sulla carta, per quanto riguarda la disponibilità a corsi di formzioe, tirocini, accettazione di proposte di lavoro. La proposta M5S parla anche esplicitaente di obbligatorietà di prestazione di lavoro socialmente utile. Al punto che si potrebbe accusare di essere una misura di workfare, di lavoro forzato. Il problema vero, accanto ai costi e ai controlli è la possibilità e capacità di offrire/imporre tutti i progetti e le occasioni che sarebbero necessari per attuare quanto si propone sulla carta. E' già difficile con i numeri del Rei.
      • bob Rispondi
        prof. sa il reddito minimo garantito è uno strumento a mio avviso di elevata civiltà per un Paese però deve andare di pari passo con un elevato grado di cultura sociale, di correttezza, di rispetto delle regole. Questo è il Paese dei falsi invalidi, del " non è di mia competenza" , dei sindacati che hanno riempito di propri adpeti enti pubblici, partecipate, aziende private sotto ricatto etc Una casa se non ha buone fondamenta mettendo ottime finestre e tetti all'avanguardia
    • francesco Rispondi
      gli esempi riportati, di "lavoro sociale", non sono forme di lavoro? andrebbero retribuite a seconda dei settori e dei contratti come qualsiasi altro lavoro. Se no si presenta il rischio che il sussidio sia sostitutivo dei salari e non sostegno in assenza di lavoro
  9. Paolo Rispondi
    Fino ad ora, a mia memoria, molti dei contributi (del tipo "a fondo perduto") erogati in forma diretta ai cittadini ed alle imprese, hanno soltanto creato terribili storture sia di tipo competitivo che di tipo sociale. La capacità di controllo della corretta applicazione delle regole, soltamente "interpretata" per via politica tenderebbe ad approfondire il solco che già esiste fra il nord ed il sud Dove ci sono più disoccupati di certo ci sarebbe mano più leggera. Inoltre, provvedimenti di questo tipo, anche qualora provocassero risultati molto al di sotto delle attese, o addirittura negativi, sono di fatto irreversibili, in quanto l'onere politico della loro soppressione sarebbe insopportabile. Inoltre, a mio avviso, quanto proposto rischia di incentivare il lavoro in nero (ad integrazione del reddito di cittadinanza) in aree dove, sicuramente, non c'é bisogno di ottenere questo effetto. Scarsa capacità di controllo (tipica del nostro Paese), incentivo a comportamenti scorretti, e affermazione dell'idea che "lo stato" si debba fare carico in ogni caso di quanto necessario per il sostentamento, non vuole dire aiutare i poveri, cosa di cui c'é assoluto bisogno, ma rischia di essere un forte incentivo a fare (di mestiere e con furbizia) i disoccupati a vita
  10. Savino Rispondi
    Anche tecnicamente, la proposta di m5s è pasticciata. Loro vorrebbero intendere un miglioramento delle politiche attive del lavoro, che passi per una riforma dei CPI. Solo che: 1) dovrebbero far opera di convinzione verso gli italiani e, soprattutto, verso i loro stessi elettori che il lavoro non si trova per raccomandazioni e conoscenze nè per elargizioni assistenziali; 2) dovrebbero ascoltare chi lavorra nei CPI circa le criticità esistenti, a cominciare dall'inquadramento istituzionale, laddove gli stessi sono stati prima statali, poi provinciali, poi, forse, regionali. Chi lavora nei CPI vorrebbe anzitutto che fosse confermta la sua professionalità al loro interno, visto che sono molti i precari che debbono parlare con disoccupati, inoccupati ed ex precari.