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  1. Paolo Rispondi
    Non ho gli strumenti per valutare la bontà scientifica dello studio Gagliarducci/Guiso e questo articolo certamente non li fornisce certamente. Noto però che questo è l'unico studio che io conosca che giunge a tali conclusioni; nonostante ciò (o forse per ciò) ha avuto un grosso risalto nel sistema mediatico più popolare; cosa che non è avvenuta, invece, per altri studi che portavano a conclusioni diverse e di segno opposto. A tutto questo non credo che sia estraneo il fatto che lo studio è commissionato dalla Presidenza del Consiglio. Sono certo della buona fede degli autori (anche se mi piacerebbe leggerla attraverso i numeri dello studio), ma non posso trascurare il fatto che per tutto l'articolo,e ripetutametne, si parla di un provvedimento fiscale del Governo come di "bonus Renzi". Troppa grazia, Sant'Antonio!
  2. simone tulumello Rispondi
    Provo, da non statistico, a dire quel che ho capito che credo coincida con Andrea, nei commenti qua sopra (in maniera più tecnicamente corretta). Se lo studio considera le "frontiere" superiore e nferiore, in realtà più che degli "80 euro" studia gli effetti dei bonus sui redditi più bassi (per i quali il bonus ha un peso maggiore sul reddito totale) e sui più alti (ovvero per quelli che han ricevuto valori diversi da 80 euro). E non c'è nessuna ragione per generalizzare queste conclusioni alla platea dei fruitori. Insomma, dire che sia uno studio sugli "80 euro" (come fa il titolo) è, a voler essere buoni, forzato
  3. Alessandro Rispondi
    Sara’. Anche nel caso in cui l’impatto sulla crescita aggregata dei consumi e alla crescita del Pil siano stati effettivamente pari allo 0.5% allo 0.4%, l’intero impianto dell’operazione 80 euro continua a lasciarmi perplesso. Sia chiaro: ben venga qualsiasi manovra di sostegno alla domanda interna dopo 12 trimestri di consumi delle famiglie quasi allo stremo. Ma e’un’ovvieta’.Il problema e’che le risorse scarse di cui dispone lo Stato potevano essere allocate in maniera diversa, e forse gli stessi effetti macroeconomici potevano essere egualmente raggiunti, con effetti a mio modesto avviso piu’ «strutturali» (manca la controprova, ovviamente, ma sto solo facendo un’ipotesi alternativa). Senza dilungarmi troppo, rimando a un altro ottimo contributo della voce.info che sottoscrivo appieno : http://www.lavoce.info/archives/34433/contro-la-poverta-80-euro-non-bastano/ Inoltre, se e'vero che le famiglie hanno percepito il bonus di 80 euro come permamente, bisogna pero' avere l’onesta’di dire che tale bonus "permanente" non sara’. E’vero che sara’confermato per il 2016 anche grazie al miglioramento della congiuntura economica, temporaneo e dovuto a fattori eccezionali, ma permanente significa altro (senza scomodare la teoria del ciclo vitale di Modigliani o l’equivalenza ricardiana). Cordiali Saluti
  4. Massimo GIANNINI Rispondi
    Mi pare difficile dire che il bonus avrebbe contribuito a sostenere la crescita del PIL se è stato speso in alimenti e rimborso debiti. Infatti nel caso degli alimenti non si esplicita l'elasticità della domanda al reddito, ma normalmente oramai il reddito disponibile non è più elemento esplicativo del consumo alimentare. Inoltre é possibile che i consumi alimentari siano cresciuti semplicemente perché si sono ridotti i prezzi. Se invece il bonus è servito a rimborsare dei debiti l'impatto sulla crescita è praticamente zero e corrisponde a risparmio e non consumi. Dal punto di vista econometrico come avreste fatto ad isolare la variabile bonus da altre e stabilire la correlazione bonus-aumento consumi-PIL ? Mi pare lo studio molto di parte...
  5. Andrea Rispondi
    Studio molto interessante. Giusto una nota: la regression discontinuity dà un effetto locale intorno alla soglia (cioè l'impatto su una famiglia appena sopra gli 8.145 euro rispetto a una appena sotto) e non un effetto medio globale su tutti coloro che hanno ricevuto gli 80 euro. Si tratta di una questione un po' tecnica, e forse pedante, ma determinante anche per le conclusioni di politiche pubbliche.
  6. io Rispondi
    Sarebbe interessante capire, al crescere del reddito, se sia aumentata la propensione al risparmio, seppur minimo. Ed in questo senso, se in un ottica di effetto consumo non sarebbe più interessante un assegno periodico da incassare in contante anziché il meccanismo della ritenuta http://www.nber.org/papers/w16246