logo


  1. Matteo Rispondi
    E' irrispettoso nei riguardi di ogni cittadino con una mente pensante normo funzionante continuare a prendere come esempio di riferimento la BBC per far digerire il pagamento del canone. Se di informazione pubblica si tratta, allora si prevedano due/tre canali obbligatori di sole news/attualità/documentari/approfondimenti con un canone calmierato e tutte le schifezze di "intrattenimento" in canali dedicati a canoni decisamente più alti, a cui ogni cittadino è libero di abbonarsi o meno. Ognuno è libero di decidere se contribuire al sostentamento di Fazio, Conti, Insinna, Littizzetto & Co.
  2. stefano delbene Rispondi
    Non conosco a fondo la programmazione della BBC: anni fa durante un periodo di residenza in UK rimasi molto colpito del buon livello di una certa fascia di programmazione, assieme alla povertà culturale di altre fascie più o meno come succedede per la RAI. Il fatto che molti programmi dell'emittente britannica vengano acquistati all'estero penso che si spieghi, oltre che per la qualità, anche per la fruibilità di un programma nella lingua più diffusa nel mondo. Venendo alla proposta, mi sembra che comunque il modello di governance non metta totalmente al riparo dall'influenza che il governo, tramite il cosidetto "trust", potrebbe esercitare sull'emittente. Piaccia o no ammetterlo, non esiterà mai un giornalismo totalmente indipendente ed obiettivo, un'informazione corretta nasce dal pluralismo delle fonti, come peraltro gli autori del contributo riconoscono alla "lottizzata" informazione RAI. Purtroppo in Italia negli ultimi decenni si è verificato un processo totalmente contrario alla crescita del pluralismo, che timidamente si andava affermando con la riforma della RAI del 1975, con l'avvento di un monopolista privato (berlusconi, ovviamente) a tutto interessato fuorchè alla qualità ed il pluralismo, con il sostegno interessato di una parte dei partiti al potere in quel momento. La successiva salita al Governo, inspiegabilmente poco contrastata dai gruppi politici d'opposizione, ha permesso una sempre maggiore "adulterazione" del già imperfetto meccanismo.
    • george Rispondi
      Pur essendo innegabile che "non esisterà mai un giornalismo totalmente indipendente ed obiettivo" è comunque lecito sperare in giornalisti di tipo anglosassone, che facciano del loro meglio per informare il pubblico e non per assecondare il politico o il potente di turno. La pluralità di informazione non significa informazione corretta (non necessariamente), a meno che il pubblico non veda i tg in triplice copia, ed anche allora vedrebbe 3 "addomesticamenti" diversi che solo ingenuamente possono considerarsi "informazione corretta".
      • stefano delbene Rispondi
        Infatti io ho parlato di "pluralismo delle fonti" e non "pluralismo della manipolazione", che significa avere voci diverse: il diverso orientamento garantisce (o dovrebbe maggiormente garantire) questa pluralità di interpretazioni. Al momento l'informazione, e non solo quella della RAI è dominata dal "pensiero unico", e questo lo sostengo, o lo sostenevano, fra gli altri, Umberto Eco, Pierre Bourdieu, Edward Said, etc. Quanto alla BBC, non mi sembra che il suo comportamento, come per esempio in occasione della evidente manipolazione del Governo di Blair dell'invenzione delle armi nucleari per giustificare la Guerra all'Iraq, si sia dimostrata quella voce libera della quale tanto si parla...
  3. george Rispondi
    Ovviamente d'accordo sul fatto che la RAI dovrebbe "copiare spudoratamente" l'organizzazione della BBC! Il problema principale è quello indicato: la difficoltà di tagliare il cordone ombellicale che soffoca la qualità potenziale della RAI. Ulteriore problema sarebbe il riconvertire i "giornalisti" della RAI in "giornalisti di testate indipendenti" orientate ai fatti oggettivi e non alle convenienze più o meno inconfessabili, abituate a fare pelo e contropelo ai politici ospiti e non a lisciargli il pelo! Bisognerebbe in altre parole anche "sfoltire" i non pochi giullari valvassini e valvassori di partiti ("popolari" o "del leader").
  4. IC Rispondi
    Il pluralismo RAI è più apparente che reale. In verità in molti programmi soprattutto radiofonici prevalgono indirizzi di sinistra