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Perché la Rai deve cambiare

Le accuse alla Rai sono sempre le stesse da decenni: politicizzazione, cattiva amministrazione, sprechi, raccomandazioni.  Bisogna andare oltre queste critiche qualitative. Ecco perché la Rai deve dimagrire. E di ben più di 150 milioni.

(Una versione più lunga e completa di questo articolo è scaricabile gratuitamente qui)

Un’indagine di Inflection Point condotta nel 2013 mostra che la percentuale di intervistati che ritengono i programmi della TV pubblica “molto buoni” in Italia è la più bassa (meno del 5 percento) fra tutti i 14 paesi del campione.

Ma questa è una misure “qualitativa”, per quanto interessante. È possibile fare un’analisi più “quantitativa”? Come sempre, può aiutare un confronto con un’azienda simile in un altro paese. La BBC è un termine di paragone molto utile, perché è forse la televisione pubblica con la reputazione più solida in tutto il mondo. Le sue news a pagamento raggiungono 330 milioni di famiglie e sono visibili in 1,8 milioni di camere d’ albergo; e nella stessa indagine citata sopra, la percentuale che ritiene i programmi della BBC “molto buoni “ è oltre il 30 percento, la più alta del campione.(1)

RAI E BBC: I BILANCI

La tabella 1 confronta le principali  voci di bilancio per le capigruppo RAI e BBC e per gli interi gruppi RAI e BBC nel 2012.(2) I valori sono in Euro, usando un tasso di conversione che tiene conto delle differenze di potere d’acquisto.

Tabella 1

perotti 1

Dati finanziari in milioni di euro Fonti: BBC: Full Financial Statement 2012/2013; RAI Bilancio Rai 2012

Dalla tabella risalta subito una una differenza sostanziale tra le due aziende. Il gruppo BBC è esattamente il doppio del gruppo RAI in termini di entrate totali, ma ha un costo del lavoro e un numero di dipendenti che sono superiori solo del 40 e 70 percento, rispettivamente. Percentuali simili valgono per le capigruppo.

Una conseguenza di questi dati è che la remunerazione media dei dipendenti è più alta in RAI che in BBC, come mostra la tabella 2.

 Tabella 2Schermata 2014-06-07 alle 02.30.57

Dati in Euro Fonte: Tabella 1

 RAI E BBC: I DIRIGENTI

Tuttavia il confronto più interessante è nel numero e nella remunerazione dei dirigenti. La tabella 3 mostra il numero dei dirigenti nelle capigruppo RAI e BBC. La BBC, con il 50 percento in più di occupati rispetto alla RAI, ha il 20 percento in meno di dirigenti. Ma il dato più significativo riguarda i giornalisti. Su un totale di 1939 giornalisti, ben 324, un impressionante 17 percento, hanno la qualifica di dirigenti. Pochi enti al mondo, pubblici o privati, devono avere un tale rapporto tra dirigenti e non dirigenti.

Tabella 3

Schermata 2014-06-07 alle 02.31.39
Fonti: BBC: Full Financial Statement 2012/2013 e BBC Executive’s Review and Assessment for 2012/2013;RAI Bilancio Rai 2012

Anche un confronto della remunerazione dei dirigenti lascia pochi dubbi. La BBC pubblica ogni anno la remunerazione e i nominativi di circa 70 tra i maggiori dirigenti. Inoltre essa pubblica la remunerazione dei dirigenti dell’azienda per fasce sia di 30.000 sterline sia, per ogni divisione dell’azienda, anche di 5.000 sterline.

Come è noto, la RAI è sempre stata molto restia a pubblicare le remunerazioni dei propri dirigenti, con motivazioni che, come vedremo, non sono convincenti. Tuttavia, in una audizione alla Commissione di Vigilanza del dicembre 2013, il direttore generale Gubitosi ha fornito il numero di dirigenti della RAI, per fasce di 100.000 euro. (3)

La tabella 4 mette a confronto il numero e gli stipendi dei 444 dirigenti britannici della BBC PSB e dei 622 dirigenti italiani per fasce di 100.000 euro. (4)

Tabella 4

Schermata 2014-06-07 alle 02.32.14

Fonte: BBC Executive’s Review and Assessment for 2012/2013, pp. 76 e 93

La BBC non ha stipendi sopra i 500.000 euro e solo tre stipendi tra 400.000 e 500.000 euro. La RAI ne ha quattro e quattro, rispettivamente (in realtà almeno due sono sopra i 600.000 euro). Inoltre la BBC ha una percentuale di stipendi inferiore a 100.000 euro molto maggiore, e una percentuale di stipendi tra i 100.000 e 200.000 euro molto minore. (5)

È interessante anche confrontare la remunerazione dei due direttori generali. Tony Hall guadagna 450.000 sterline (492.000 euro). Luigi Gubitosi guadagna 650.000 euro. Si noti anche che il compenso del DG della BBC attuale è diminuito del 32 percento rispetto a quello del DG precedente. Il compenso del DG italiano invece è rimasto invariato.

RAI E BBC: GLI ULTIMI 10 ANNI

La RAI è in perdita. La difesa della RAI è tipicamente imperniata su due argomenti: il canone RAI è tra i più bassi d’Europa, e negli ultimi anni c’è stato un crollo degli introiti pubblicitari. Entrambe le affermazioni sono vere. Ma questo non significa che la RAI abbia saputo fronteggiare questi problemi con la necessaria capacità.

Dal 2002 i proventi pubblicitari sono diminuiti da 1131 a 745 milioni di euro, il 35 percento. Ma questa flessione ha riguardato tutti i media, a cominciare dalla carta stampata, che ha affrontato un durissimo processo di ristrutturazione. Cosa ha fatto la RAI? Dal 2002 ad oggi il personale e il costo del lavoro sono aumentati. Il numero dei giornalisti è rimasto identico, nonostante le enormi trasformazioni dell’informazione e il costante declino di spettatori dei telegiornali: il TG1 serale è passato da una media di oltre sei milioni e mezzo di spettatori del 2005 (30,40% di share) a 5 milioni e 241 mila nel 2013 (share 23,07%). (6)

Al contrario della RAI, la BBC ha avuto la fortuna di vedere aumentare continuamente le risorse pubbliche e quelle commerciali. Tuttavia, l’andamento dell’ occupazione totale è stato esattamente opposto a quello della RAI: essa è diminuita costantemente, del 22 percento. E nonostante il considerevole aumento di risorse totale, il costo del lavoro è rimasto invariato in questi dieci anni in termini nominali, ed è quindi sceso in termini reali.

(1) Fonte: The BBC Executive’s Review and Assessment, p. 2-37.
(2) Sia la RAI che il servizio pubblico della BBC sono parte di gruppi più ampi. Nel 2012 la RAI controllava al 100 percento  Rai Cinema, Rai Net, Rai Way, Rai World, Sipra, e Rai Corporation (in liquidazione). Accanto alla BBC PSB (Public Sector Broadcasting), interamente finanziata con il canone, vi sono BBC  World Service, BBC Monitoring, and BBC World News,  servizi commerciali internazionali che si finanziano al di fuori del canone. Per la BBC, i dati si riferiscono all’ anno finanziario che va dal 1 aprile 2012 al 31 marzo 2013.
(3) “In Rai, secondo i dati recentemente forniti dal direttore generale Luigi Gubitosi in commissione di Vigilanza, dei 300 dirigenti (incluso il dg che percepisce 650 mila euro) 3 guadagnano sopra i 500mila euro, 1 tra i 400 e i 500mila euro, 4 tra i 300 e i 400mila euro, 34 tra i 200 e i 300mila euro, 190 tra i 100 e i 200mila euro, 68 sotto i 100mila euro. Per quanto riguarda i 322 giornalisti dirigenti, 1 riceve una busta paga sopra i 500mila euro (l’ex direttore del Tg1, Augusto Minzolini, in aspettativa), 3 tra i 400 e i 500mila euro, 3 tra i 300 e i 400mila euro, 24 tra i 200 e i 300mila euro, 273 tra i 100 e i 200mila euro e 18 al di sotto dei 100mila euro.” (Il Fatto Quotidiano, 15 maggio 2014).
(4) Nella sua audizione del dicembre 2013, il direttore generale Gubitosi ha fornito dati su 622 dirigenti. Il bilancio del 2012, ultimo disponibile, utilizzato nella Tabella 3 riporta un numero di dirigenti pari a 573.
(5) Il recente decreto Irpef del governo sembra aver imposto una riduzione delle remunerazioni superiori ai 240.000 euro. Ma non è chiaro se questa misura si applica ai dirigenti RAI, e a quali. Molti emendamenti sono stati presentati, incluso uno del Pd che chiedeva di sopprimere il taglio agli stipendi e sostituirlo con il recupero dell’ evasione del canone. Inoltre sembra che la Rai stia preparando un ricorso. Si veda per esempio Marco Castoro:  Alla Rai paga solo la Tarantola, Lanotiziagiornale.it, 16 maggio 2014. (6) Si veda  Marco Castoro: “Il prode Orfeo inverte la rotta”,  in lanotiziagiornale.it, 3 gennaio 2014.

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42 commenti

  1. laleggedimclurg

    In un’analisi così puntuale e documentata sorprende la mancanza di un dato:
    i due miliardi di euro di soldi del canone (che ricordo va a Rai nella misura del 30% del gettito complessivo) che lo Stato non ha trasferito negli ultimi anni alla Rai e per cui ieri la Cgil, Uil, Adusbef e Federconsumatori hanno denunciato il Ministero dello Sviluppo Economico chiedendone la restituzione. Saluti.

    • Luca Colombo

      Confesso la mia ignoranza sulla questione dei due miliardi. Puoi citarmi qualche fonte? Per il resto, difficile non essere d’accordo con l’articolo, anche se la riduzione del personale a fronte di una crescita aziendale non rappresenta, a mio modesto avviso, un valore in sé. Il dato più impressionante, per quanto non sorprendente, riguarda i compensi dei dirigenti (oltre al loro numero ingiustificato). Ciò mi spinge a una riflessione forse banale che riguarda la “responsabilità sociale” della classe dirigente italiana, pubblica ma non solo, e il modo con cui questa viene trattata tanto dai media quanto dagli studiosi come Perotti (forse non a livello accademico ma divulgativo, come in questa sede). La mia impressione, infatti, è che, nonostante le performance pessime di questa casta dirigenziale (mi si perdoni il cliché), gli strali siano sempre tutti rivolti verso l’anello più debole della catena, cioè i semplici impiegati o peggio i precari sottopagati (che, mi risulta, pullulano anche alla Rai e nelle aziende dell’indotto) e che comunque una riflessione articolata e profonda su quello che potremmo chiamare l’alto tradimento della classe dirigente nei confronti del paese. Certi compensi spropositati, che peraltro sono concausa non banale di un’ingiusta distribuzione della ricchezza (cfr. l’uomo del momento, Piketty), sono doppiamente scandalosi a fronte dell’inefficienza generale delle organizzazioni che tali sedicenti manager dovrebbero gestire e della scarsa qualità del servizio, come nel il caso della Rai (ma potrei dire Austostrade, Alitalia, molte banche, etc.). Sarà un caso ma il nostro primo ministro ha scelto di percorrere la strada dello scontro mediatico con i sindacati (che peraltro sono il primo a criticare, per mille ragioni), sulla base di un evidente calcolo del “sentiment” dell’opinione pubblica, ma non una parola sulle responsabilità della classe dirigente italiana. In sintesi: mi piacerebbe che per ogni servizio televisivo (e per ogni corrispondente elzeviro del Giavazzi di turno) sui fannulloni ministeriali che fanno la pausa caffè di quaranta minuti, ci fosse altrettanta gogna mediatica per i dirigenti di costoro, stante che i primi portano a casa 1.300 euro al mese, mentre i secondi quattro, cinque o dieci volte tanto.

      • Grazie per il commento. Tuttavi a faccio notare che su questo sito ho pubblicato molti articoli proprio sui compensi a mio parere eccessivi dei dirigenti, in vari rami della Pubblica Amministrazione

  2. Sabina Falsini

    Non ho letto nessuna menzione degli impiegati, Dei programmisti ed assistenti ai programmi, dei tecnici e di tutte le altre figure professionali che prendono uno stipendio basso basso e lavorano tante ore a settimana. Quanto lavorano i dipendenti della Bbc? Ma veramente l’opinione pubblica pensa che la Rai sia solo un manipolo di dirigenti dai lauti e golosissimi stipendi? La Rai siamo noi, quelli dello stipendiuccio, quelli senza straordinario, quelli senza benefit, quelli che ringraziano però di avere un lavoro e sono anche fieri di appartenere a questa azienda. E che tutte le settimane sgobbano, chi dietro ad una scrivania, chi dietro ad una telecamera, chi in giro in trasferta stando attento a non mangiare una mollica in più. Eh già, questa azienda è fatta anche di gente che lavora.

    • rob

      Prof. Perotti questa testimonianza ridimensiona molto la Sua analisi. Ripeto gettare la bacinella con il bambino è classico di questo Paese.

      • anche in questo caso non vedo il nesso, sarà certamente un mio limite.

        • rob

          Professore al di là dei numeri, che rispetto, Lei sta sostenendo che la Rai è un baraccone, dove elenca una serie di cose negative a fronte di nessuna positiva. Ripeto al di là dei numeri a me sembra un discorso “superficiale” così posto. Io posso riconoscere la Sua onestà intellettuale, ma dietro le Sue parole ci sono pronti un esercito di “masanielli” pronti ad ingozzarsi. Sabina ha dato uno spaccato di una azienda reale che andrebbe considerato altrimenti gettiamo il marcio che c’è!

  3. signal

    molto interessante il raffronto tra il numero di giornalisti Rai e quello della BBC.

  4. Davide P.

    Analisi interessante, ma il problema è un altro: perché un’azienda che produce prevalentemente entertainment deve essere pubblica? Che pubblica utilità hanno i quiz con i pacchi, Fazio, i bambini che cantano, i cuochi in diretta, tutte le sciocchezze che rappresentano il 90% della programmazione? Anche l’informazione locale, capillare e costosa, potrebbe essere fatta meglio da network privati. In conclusione: vendere due reti quanto prima, e fare di quella rimasta un canale di qualità che si occupi di informazione e cultura (sul modello di Radio3, per intendersi, che è l’unico motivo per cui pagare il canone).

    • Ettore

      Prof. Perotti,non serve scomodare sempre Radiotre come termine di paragone per una produzione culturale. Una Tv che fa veramente servizio pubblico e trasmette programmi prevalentemente culturali esiste già, è sul digitale terrestre,si chiama Rai 5. Trasmette concerti di musica sinfonica,opera lirica,teatro,jazz ( dalla mezzanotte in poi),programmi d’arte (cooltour),documentari di qualità,etc. Comunque concordo completamente la sua conclusione e aggiungo: il 90% dell programmazione Rai è da buttare,io salverei solo Superquark (va in onda solo d’estate,ormai!), e Report e Presa Diretta per i programmi giornalistici. Le fiction sono monotematiche (carabinieri,preti,medici,il solito Montalbano.etc), il resto o e spazzatura pura (i programmi della Clerici), o è intrattenimento mascherato da informazione (Vespa, Floris, Fazio,etc). Sarebbe meglio vendere due reti,e tenerne,oltre a Rai 5, un’altra per programmi di autentico servizio pubblico!

    • rob

      “L’informazione locale fatta meglio da network privati”. Il degrado culturale elevato alla massima potenza. L’assurdo impensabile in qualsiasi Paese civile.

  5. Lorenzo Luisi

    Se non vado errato ci eravamo già espressi con un referendum. Punto.

  6. corrado giustiniani

    Vedo che la tabella n.3 assegna 1939 giornalisti alla Rai, e nessuno alla Bbc: come mai?

  7. Marco

    In merito all’articolo “Perché La Rai Deve Cambiare”, vorrei avere delucidazioni riguardo la Tabella 3. nei campi di destra (BBC) alla voce – Giornalisti – e subito sotto – di cui dirigenti -. I campi sono vuoti. Che significa? Che la BBC non ha Giornalisti?? e/o Dirigenti Giornalisti?? La ringrazio se vorrà rispondermi.

    • il dato sul numero di giornalisti della BBC non è disponibile

    • no, ovviamente la BBC ha dei giornalisti, ma non ho trovato dati su questa voce per la BBC

      • michele carugi

        Probabilmente perché nel Regno Unito non esiste l’albo dei giornalisti.

        • Enrico

          Il motivo probabilmente è che il Prof. Perotti non ha trovato il dato, o che la BBC non lo ha reso noto. Anche se non esiste l’albo dei metalmeccanici, la Fiat (o Fac) sa quanti sono i suoi dipendenti.

          • michele carugi

            Eh, talvolta tocca essere più esplicativi: in Italia abbiamo l’albo dei giornalisti, per cui alcuni dipendenti della RAI sono noti come “giornalisti” e hanno un inquadramento del tutto particolare (previdenza separata, contratto specifico di categoria). Anche nella nostra carta stampata ci sono poligrafici (cioè tutti i dipendenti del giornale tranne i giornalisti e pubblicisti) e giornalisti con un loro contratto. In Uk l’albo non c’è, quindi probabilmente la BBC ha un certo numero di dipendenti che svolgono mansioni da giornalisti ma che non sono denominati “giornalisti”.
            Perdoni, ma l’esempio dei metalmeccanici FIAT è malposto in quanto in quel caso è la merceologia dell’Azienda che ricade nel settore e quindi nel contratto metalmeccanico. Lei confonde lo scopo dell’attività (metalmeccanico nel caso di FIAT e della comunicazione nel caso di BBC e RAI) con la appartenenza a uno specifico ordine professionale (non esiste l’ordine dei “metalmeccanici”).

  8. corrado giustiniani

    Dalla tabella 3 apprendiamo che i giornalisti Rai sono 1939, mentre la Bbc risulta con 0 giornalisti. Come mai?

  9. Luca

    Ma il valore del canone è un di cui delle entrate totali? Perché risulta che se la RAI avesse lo stesso canone della BBC i ricavi sarebbero molto simili.

    • si’, il canone e’ un di cui delle entrate totali. Il canone della BBC e’ molto superiore a quello della RAI.

      • Luca

        Ne deduco, Dott. Perotti, che la Rai ha sì un problema di sprechi dal lato dei costi (com’è evidente a tutti) ma ne ha anche un altro, più importante ma meno conosciuto, dal lato dei ricavi.

  10. rob

    Caro professore,
    da chi fa impresa privata io non mi accodo con coloro che credono che l’aziende pubbliche siano tutte da buttare. Sarebbe da tornare indietro nel tempo e avere un po’ di memoria storica per fare valutazioni aldilà dei numeri un po’ più ponderate. Dopo il disastro della 2° guerra mondiale pur con tutti i cattivi progetti la struttura professionale, dirigenziale e operativa del sistema produttivo italiano è nato gran parte con aziende pubbliche. Che ha sfornato elementi umani di grandissimo piano. Non possiamo negare che una pessima politica degli ultimi 30 anni ha causato disastri mostruosi. E’ meglio far dimagrire ulteriormente la Rai o era meglio una levata di scudi (da Paese civile) per un Ministro delle Riforme che si chiamava Umberto Bossi?

    • mi scusi ma non riesco a cogliere la connessione tra le due cose…..

      • rob

        Professore prendo spunto, forse andando fuori tema, dalla Sua analisi per criticare questa ondata “ripulista” verso le aziende pubbliche con il rischio concreto che si butti la bacinella con tutto il bimbo. La Sua analisi a mio avviso è troppo generalista e manca anche di dati che se inseriti danno altre prospettive. Per la più grande azienda culturale d’Europa c’è bisogno di una analisi minuziosa altrimenti anche i tecnici fanno gli errori dei politici.

  11. Giovanni V.

    Caro Professore, direi che dovrebbero cambiare anche le “regole” con cui è assunto il personale (non solo i Dirigenti), che dice? E poi si lamentano dell’elevato tasso di evasione del canone.

  12. Ettore

    Gli stipendi spropositati sono anche quelli dei conduttori, specie quelli di una come la Clerici che guadagna 800mila € all’anno per condurre programmi spazzatura come “La prova del cuoco” et similia! Idem per Carlo Conti,e anche Fazio/Littizzetto tra Sanremo e “Che tempo che fa” che serve soltanto come passerella mediatica per attori, cantanti e scrittori di turno (che fanno parte sempre della stessa conventicola radical-chic!) per promuovere i loro ultimi libri, cd o film! Intendiamoci, non che i programmi della Clerici, di Carlo Conti o di Fazio non debbano andare in onda, hanno un loro pubblico (de gustibus!), ma sono programmi che anche un privato può fare benissimo (infatti ne trasmettono di simili); il problema è che sono cose che nulla hanno a che fare con il servizio pubblico! Quindi bene ha fatto Renzi a porre la questione dei tagli (è una delle poche cose buone che Renzi ha fatto finora!), e concordo con il Prof. Perotti sul fatto che sarebbe meglio vendere due reti Rai e tenerne una finanziata dal canone per fare programmi da Servizio Pubblico sul modello di Rai 5.

  13. stefano delbene

    Come già rilevato per altri contributi di Perotti, anche in questo caso i dati che il docente della Bocconi presenta, in gran quantità, mi sembra siano soprattutto finalizzati a dimostrare la sua tesi di partenza: dagli al pubblico! La prima cosa che rilevo è che non vi è alcun riferimento alla “produzione” in rapporto ai costi del personale, se si esclude una valutazione di tipo qualitativo ricavata dal una survey della Bbc (che è come chiedere ad Antonio Conte quali sia la squadra di calcio che gioca meglio!). In particolare non si fa alcun riferimento alle ore di programmazione, alle ore di produzione, alle ore di produzione di programmi locali (una delle ragioni del più alto numero di dirigenti potrebbe essere dovuta alla forte regionalizzazione della programmazione della Rai), di radiofonia e, per quanto riguarda l’informazione, la quantità (non sto parlando di qualità, che è un concetto estremamente soggettivo) e la varietà dei programmi di informazione. Non si può condannare un’azienda sulla base del numero dei dirigenti e sulle loro retribuzioni: fra l’altro l’alto numero di dirigenti giornalisti potrebbe essere dovuto all’abitudine pluridecennale di cambiare i direttori ogni qualvolta cambi il Presidente del Consiglio, cosa che non mi risulta avvenga in Bbc. Forse una seria e, credo, opportuna analisi della Rai dovrebbe comprendere qualche item in più, e magari verificare se la raccolta pubblicitaria sia crollata uniformemente fra i vari players del sistema radiotelevisivo.

  14. stefano delbene

    Ma avete mai visto i programmi di intrattenimento della Bbc: a confronto la Clerici è Einstein!

  15. AM

    Quanto a cultura la maggior parte dei programmi della Rai non ha molto da invidiare rispetto a quelli delle tv private. Prendiamo ad esempio i telegiornali. I cognomi stranieri pronunciati in modo storpiato e spesso con la pronuncia inglese anche se si tratta di nomi tedeschi, olandesi, romeni o polacchi. Non parliamo poi degli errori di geografia: ad esempio Megève = località turistica svizzera, Vorarlberg = città del Tirolo austriaco, etc.

    • rob

      La valutazione culturale di una azienda si fa con 2 esempi da bar? Pur se chi fosse la RAI degli ultimi 30 anni rappresenta il degrado di questo Paese. Delle professionalità nella spartizione democrazia- comunisti degli anni prima almeno c’era il buon senso di mettere dentro gente presentabile di spessore. Da Craxi in poi abbiamo finanche portato dentro “giornalisti” de “La Padania”.

      • AM

        Le “perle” citate non sono frutto di chiacchiere al bar di giornalisti Rai o fatte in programmi leggeri o sportivi, ma sono state inserite in programmi ufficiali importanti come il telegiornale nazionale, in cui ogni parola dovrebbe essere soppesata e valutata. Quanto poi a chi legge il telegiornale, in un’azienda seria la persona scelta dovrebbe conoscere bene oltre all’italiano anche un’altra lingua internazionale come l’inglese e comunque avere qualche conoscenza sulla pronuncia delle lingue principali europee. Ad esempio sapere che la pronuncia di W in tedesco è diversa da quella in inglese e che la pronuncia della U in francese è diversa da quella in inglese. Ma forse alla Rai le persone che svolgono questi compiti sono scelte in base all’aspetto fisico o alle raccomandazioni dei partiti. Non a caso alcuni di questi personaggi sponsorizzati dai partiti si sono dati poi alla politica.

        • rob

          Ma allora come lei sottolinea il degrado è politico! Cosa c’entra la Rai come azienda? In un Paese come il nostro parlare di privatizzare mette paura più che nella Russia di Putin. O no? In giro c’è un mediocre cinismo da incutere paura anche alle persone più forti

  16. Sono pronto a valutare i “dati che se inseriti danno altre prospettive”, sono certo che lei li abbia, la prego di renderli pubblici. Ma per curisosità quale sarebbe la piu’ grande azienda culturale d’ Europa? la BBC forse?

    • rob

      Professore non possiamo inserire come le suggerisce solo dei dati come su un quadro Excel. Prima di tutto bisogna distinguere costi-ricavi e sprechi. La Rai ha realizzato il più grande progetto culturale che si sia mai verificato in un Paese, vogliamo ricordarci Manzi con “non è mai troppo tardi” per dire forse la più “banale”. Il canone Rai vogliamo portarlo come quello della Bbc? Poi rifacciamo i conti? Se parliamo di tv spazzatura ha mai visto i programmi mattutini per le casalinghe della Bbc? Allora la Rai risente della perdita di etica che la politica ha avuto negli ultimi 30 anni: sono loro che hanno inquinato l’azienda e non l’azienda. Si ricorda i “signori” della Lega che sbandieravano di non pagare il canone ma sedevano beati nel consiglio di amministrazione lautamente strapagati? Di questo dobbiamo parlare non possiamo giudicare una azienda simile con il concetto della partita doppia.

  17. pierorivizzigno

    L’analisi numerica presentata comunque qualche spunto di riflessione dovrebbe darlo, con buona pace della classe conservatrice dei sindacati. L’analisi è un’istantanea al 2013 e non mi sembra che il suo focus sia nella valutazione degli investimenti in particolare sull’utilizzo delle tecnologie digitali. Se si analizza cosa fa la Bbc sul digitale e le sue prospettive strategiche in questo settore allora il divario diventa difficilmente misurabile e colmabile. Penso che un’analisi su questa tema sarebbe apprezzata e di qualche rilevanza nella discussione.

  18. rob

    Inoltre perché parlando di Rai non riporta i bilanci in attivo di Rai Way?

  19. mirco

    Quindi, professore, se leggo bene le sue tabelle il costo del lavoro in RAI è molto, ma molto più basso che in BBC (fino al 40%)?

  20. rota angelo

    a mio parere ci sarebbe solo una cosa da fare: il governo se vuole veramente andare incontro alle famiglie dovrebbe fare un decreto per l’abolizione del canone. non deve cercare coperture nel bilancio dello stato e la rai può benissimo camminare con le proprie gambe come le altre emittenti. Lasciamo stare la balla del servizio pubblico.

  21. pierluigi

    Complimenti alla Rai quindi …in questa analisi così profonda manca una molto semplice ed esplicativa: la lingua! si prende in considerazione una azienda che per “fortuna loro” parla la lingua internazionale, l’inglese! ovviamente è inutile dire che l’italiano seppur bellissima lingua nelle milioni di stanze di alberghi in tutto il mondo non è presa in considerazione, quindi complimenti alla Rai! pur avendo un bacino di utenza ristretto produce sicuramente in modo migliorabile ma sicuramente efficace.

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