La progressività dell’Irpef non va eliminata, ma razionalizzata. Riducendo le detrazioni e introducendo trasferimenti monetari basati sulla prova dei mezzi per il complesso dei redditi familiari. Il sistema permetterebbe di abbassare le aliquote sui redditi bassi e medi, alzando quella più elevata.
Utilizzare stime del deficit strutturale per valutare il rispetto delle regole fiscali europee è appropriato. Ma per farlo in modo corretto è necessario considerare stime del reddito potenziale che non siano né troppo basse né cicliche. Come superare i problemi della metodologia attuale.
L’Efsi diventerà operativo da giugno ed è il perno del piano Juncker. Ma è difficile che riesca a mobilitare i 305 miliardi di investimenti aggiuntivi. In più, c’è il rischio che a beneficiarne siano i paesi con i conti pubblici più in ordine.
Opa sulle torri Rai e Rcs libri in Mondadori: due operazioni industriali targate Mediaset che, se attuate, ridurrebbero la concorrenza e il pluralismo nell’informazione e nella cultura. Rischi forse evitabili. Tenendo gli utilizzatori del segnale Tv (Rai e Mediaset) fuori dal capitale della società che gestisce la rete. E imponendo a Rcs e Mondadori di sfrondare i loro bouquet di case editrici.
L’estensione a giugno del prestito europeo alla Grecia porta sollievo ma anche nuovi dilemmi al governo Tsipras. Per marzo in arrivo pressanti scadenze finanziarie rese più drammatiche dal pessimo andamento delle entrate tra fine 2014 e inizio 2015. Lo spettro di conti pubblici greci di nuovo fuori controllo.
Ora che parte il Quantitative easing all’europea, la riforma dell’azionariato della Banca d’Italia del 2013 rischia di avere conseguenze destabilizzanti. Un vero grattacapo per il governatore Ignazio Visco. Vediamo perché.
Abbiamo raccolto in un nuovo Dossier il confronto tra diversi autori sul Jobs act pubblicato su lavoce.info. In più, un commento di Ugo Trivellato a “Il contratto a tutele crescenti è legge. È una buona notizia?” di Pietro Garibaldi e a ”La povertà continua a non essere in agenda” di Chiara Saraceno. Ci chiediamo anche come evitare che i precari di oggi diventino pensionati precari domani. Una risposta può essere il rilancio della previdenza complementare alimentata dal Tfr con incentivi ad hoc.
Il disegno di legge sulla concorrenza tocca notai, avvocati e farmacisti ma lascia ampia discrezionalità agli ordini professionali. Solo un piccolo passo avanti, almeno da approvare presto.
La redazione festeggia la nascita del figlio dell’amico e collega Gilberto Turati e di Serena. Benvenuto Filippo!
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Il gruppo Mediaset ha lanciato offerte di acquisto della divisione libri di Rcs e delle torri di trasmissione del segnale televisivo oggi di proprietà di Rai Way. Entrambe le operazioni dovrebbero comunque passare al vaglio dell’Antitrust. Scenari possibili e pluralismo editoriale e culturale.
Si parla molto di Grecia, ma senza soffermarsi sulla situazione effettiva delle sue finanze. I dati dicono che a gennaio 2015 il saldo primario è stato inferiore al target fissato, al contrario di quanto accaduto per quasi tutto il 2014. Ecco perché potrebbe essere un problema per Varoufakis.
Annunciata un anno fa, la riforma del mercato del lavoro -il Jobs act- è diventata legge delega a fine anno e il governo ha subito cominciato a emanare i decreti. Un cammino segnato da un confronto intenso, talvolta aspro, che abbiamo seguito con gli articoli raccolti in questo Dossier.
La riforma delle quote di proprietà delle Banca d’Italia voleva creare un mercato di quelle quote. E prevedeva la possibilità di una banca centrale azionista di se stessa. Adesso, con il Quantitative easing, la norma introdotta un anno fa rischia di avere conseguenze paradossali.
Se investito nella previdenza complementare, il Tfr può diventare la premessa per una riduzione dei contributi sociali e del costo del lavoro. Serve però un cambio di rotta rispetto al passato e una visione più ampia del ruolo che i fondi pensione possono svolgere in un moderno sistema di welfare.
Ammortizzatori sociali: cosa va bene e cosa no
Di Ugo Trivellato
il 27/02/2015
in Commenti e repliche
Lo schema di decreto legislativo sugli ammortizzatori sociali, approvato dal Consiglio dei ministri il 24 dicembre 2014, ha dovuto attendere 20 giorni, e accogliere alcune modifiche volte ad assicurarne la copertura finanziaria, per la “bollinatura” da parte della Ragioneria generale dello Stato e il successivo inoltro al Parlamento. È stato poi approvato dal Consiglio dei ministri il 22 febbraio senza modificazioni, a quanto si apprende dal comunicato della presidenza del Consiglio.
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