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  1. Massimo Rispondi
    Questa riforma sostanzialmente non raggiunge gli obiettivi teorici sbandierati ma mira solo a rendere più flessibili in uscita tutti i rapporti di lavoro dipendente. La vera riforma sarebbe stata ridurre i costi del lavoro in generale e la burocrazia investendo anche in un rapporto più paritario tra contribuente e stato. Oggi pensare di investire in Italia in un'attività è eroico e gli eroi, notoriamente, sono pochi.
  2. sandro Rispondi
    il Governo ignora il licenziamento di Borsa, ben noto negli Stati Uniti. le aziende in utile e in crescita licenziano in massa perchè taglinaodil costo del lavoro, aumenta il profitto e il dividendo atteso dagli azionisti. Eil valore dell ostock option dei manager. In un periodo di stress sui costi piuttosto che sul fatturato, e crescente quota variabile delle paghe, c'è da aspettarsi questa situazione anche in Italia. Ed è così anche quando l'economia va bene, perchè è più facile aumentare il Return on Equity tagliando i costi che non aumentando il fatturato: è pura e semplice matematica. Il Jobs Act doveva vietare i licenziamento delle persone disabili con oltre il 70% di invalidità, e dei lavoratori che mancano 7 anni dalla età pensionabile. E invece nemmeno le fasce più deboli sono tutelate. Faccio presente da ultimo che il licenziamento non è nullo se il datore si "dimentica" di dare una motivazione scritta, base necessaria per qualsiasi azione legale. Il giudice si limita far pagare l'indennità economica. E con questo cavillo anche i licenziamenti discriminatori non sono tutelati. probabile un intervento della Consulta, dato che viene azzerato il diritto di difesa in materia di diritto del lavoro.
  3. faustino falaschi Rispondi
    Letto l'articolo ,ma avendo ormai l'età del padre di Pietro Garbaldi i commenti sono fondati sulla speranza che il nuovo contratto possa centrare gli obiettivi prefissati. Immobili mentre il mondo dell'impresa globale cambia non potevamo stare. Comunque alcune "figure come il lavoro a chiamata ed i vaucher " per gli stagionali e esperienze giovanili come adesso l'EXPO saranno sempre necesserie e mi sembra pure salvate dal nuovo contratto. Felice per il riconoscimento del suo lavoro e quello di Tito Boeri.
  4. bob Rispondi
    ..credere che la supposta facilità di liceziamento crei maggiori posti di lavoro e quindi maggiori assunzioni è da ingenui. Si assume prima di tutto se c'è richiesta: Con un mercato interno completamente fermo pensare di risolvere inventandosi la favoletta del "Paese esportatore" è da furbi, tantè che adesso vogliono riportare (i furbi) il contante a 3000 euro per noi italiani ( sottolineo italiani non europei) invece per cinesi o russi è 12.500 euro. Ma loro non riciclano? Si fanno proclami perchè non si hanno progetti ma il vaso è colmo e i furbi ogni giorno vengono "tirati per la giacca" da qualcuno che gli ricorda che la corda si sta spezzzando, quindi proclami e estemporaneità invece di progetti da Paese serio
  5. gaetano Rispondi
    Credo che sia una riflessione un po' superficiale. Sicuramente ci saranno stato "accordi" con confindustria" e mondo imprenditoriale, ma credo che sia nella norma... Assecondare le richieste anacronistiche (e in realtà assenti) di sindacati e "mondo della sinistra landiniana" penso che sarebbe stato deleterio e non profiquo. Riflettere dicendo si sarebbe dovuto rinviare mi sembra assurdo... Sono 20 anni che si rinvia ora è il momento di fare e agire, poi se si/chi sbaglia questo sarà il tempo a dircelo non certo delle considerazioni, ripeto, superficiali come queste...
  6. Riccardo Rispondi
    Come immagino molti stiano facendo in questi giorni è documentarsi sulla nuova legge. Io nel fare ciò non ho trovato una risposta alla domanda che cercavo. Ovvero, qualora io perdessi un lavoro, diciamo dopo 15 anni ad esempio, entrerei nel giro di questi nuovi contratti, ma nel frattempo esperienza e modalità di lavoro che precedentemente mi venivano riconosciute in parte con gli scatti d'anzianità ora non ci sarebbero più? Quindi, correggetemi se sbaglio, rischierei di avere solamente lo stipendio base senza possibilità di avere aumenti se non in casi... estremi... come peraltro sta succedendo ora nell'azienda. Io sinceramente la vedo ancora grigia la parte economica vera e propria.
  7. Domenico Rispondi
    Pofessor Garibaldi una domanda. Ma lei crede veramente che una riforma che parli quasi esclusivamente di licenziamenti e minor diritti dei lavoratori si debba anche solo minimamente chiamare "riforma"? La vedo solo io la costruzione di una società basata dal fatto che una persona precaria a vita con questa riforma non avrà più la possibilità di costruirla la società? Ma scusi se oggi l'azienda non assume a tempo indeterminato o non assume del tutto, non sarà perché il carico contributivo è molto alto e c'è la cd. crisi? Ma un lavoratore "job actizzato" quando va in banca a chiedere un mutuo che garanzie può fornire? Ma state scherzando, vero? Ma guardi che il Dott. Boeri la pensava in maniera diversa.
  8. Luca Bissoli Rispondi
    Al di là del fatto che questa a me sembra chiaramente una riforma iniqua fatta solo con una delle parti, attenderne gli effetti per valutarla equivale ad attendere a frenare per vedere quanto male ci si fa sbattendo contro un muro. Si inneggia ad una i p o t e t i c o rilancio dell'occupazione, fissando un metodo s i c u r o per aumentare la flessibilità in uscita. Negli scorsi decenni abbiamo già sperimentato queste formule con l'avvento di svariate decine di contratti che prevedevano la più facile delle flessibilità in uscita. Abbiamo creato un paio di generazioni di semi-schiavi senza alcun beneficio sui livelli di occupazione. Anzi sono nettamente calati. Evidentemente non abbiamo imparato ancora nulla. Meglio la nostra classe politica non ha ancora imparato nulla... quella che invece lavora, o studia per cercare un lavoro, porta ancora i lividi di queste formule vecchie, oggi teorie del "nuovo che avanza"...
  9. Antonio Rispondi
    Di questi tempi chi scrive "verifichiamo prima di dare un giudizio" va senz'altro apprezzato. Accontentiamoci, senza cercare qualcuno che ci spieghi anche che senso hanno i contratti a termine accanto al contratto a tutele crescenti. Saluti Antonio
  10. Giovanni Teofilatto Rispondi
    Le marginalità del lavoro terra(management) e capitale sono profittuari di menzogne di carità verso i deboli.
  11. Pietro Spina Rispondi
    Il commento di Garibaldi è emblematico, dimostra chiaramente quanto è regressiva la riforma del mercato del lavoro attuata da questi decreti. L'obiettivo è stato centrato: meno diritti e più precarietà per i lavoratori. Nelle nostre Università ci hanno insegnato che le "Riforme", soprattutto nell'ambito economico-giuridico, sono processi di progressive evoluzioni dei diritti che modificano le regole, spesso anche radicalmente, adattandone i contenuti a nuove esigenze, che determinano, raffinandole, nuove e più equilibrate forme sociali. Sono convinto che risultati migliori di quelli che si prospettano con la riforma, si sarebbero potuti raggiungere con modalità politiche diverse. I due temi su cui tutte le parti possono e devono confrontarsi sono la flessibilità generale e la produttività generale del sistema economico. I meccanismi di funzionamento di queste due grandi ed impellenti partite debbano essere avulsi da elementi discrezionali in capo ad una qualsiasi delle parti in gioco. In questo modo si porrebbero le basi per far funzionare modernamente un sistema economico che vuole ulteriormente svilupparsi e competere ai livelli più alti. Naturalmente completano il quadro una seria Politica economica che sostenga e orienti gli investimenti pubblici e privati. Pongo una domanda: dopo questa "sbilenca riformina" aumenteranno gli investimenti privati?
  12. Enrico Rispondi
    In prima battuta osserverei che l'abisso di trattamento tra occupati con le vecchie modalità e quelli con le nuove, uniti all'incertezza che un cambiamento porta sempre con sè, produrranno in primis un ingessamento del mercato del "cambio lavoro" (ad esempio: chi te lo fa fare di lasciare 15 anni di anzianità aziendale e art.18 con reintegra per andare in un generico "Tutele crescenti"? Il rischio concreto è di entrare nel girone infernale dei 2 anni e 11 mesi a ripetizione, che si chiama tutele crescenti invece di tempo determinato o co.co.co o co.co.pro.). Questo ingessamento si tradurrà successivamente in bassi stipendi (tanto non te ne vai). Questo almeno per i lavori a bassa qualifica, in cui la sostituzione non è traumatica.
  13. Pino Rispondi
    Caro Prof Garibaldi, mi scusi ma dove sono le tutele crescenti? Nel modello che avevate presentato con Boeri si parlava di un contratto unico di inserimento per cui si aveva una fase di ingresso (3 anni) di tutele ridotte per arrivare ad una fase di stabilità (con il mantenimento della tutela dell'art.18). Il modello uscito dal Job act rende i nuovi assunti (ma attendiamoci una sentenza della Corte Costituzionale che lo estenda anche ai vecchi assunti) licenziabili, a prescindere dall'anzianità di servizio, per motivi economici (che sussistono sempre considerando la crisi che dura da 7 anni) stabilendo solo indennità crescenti per anni di lavoro. Di fatto, rispetto a prima dove in presenza dell'art. 18 i vecchi trattavano l'uscita "volontaria" con l'azienda (nessuno resta dove non sei desiderato), facendo pesare l'età lavorativa, oggi lo Stato fissa in anticipo il costo massimo di 24 mensilità intervenendo a favore delle imprese. Dove sono le tutele per i lavoratori? Sarà interessante valutare il contributo dei "nuovi" lavoratori precari sulla domanda interna. Quale merito creditizio (mutui e consumi) avranno tali precari che potrebbero perdere il lavoro da un momento all'altro, come i collaboratori o lavoratori autonomi (chiedete a loro)? Come potrà reggere un sistema pensionistico dove si chiede di andare in pensione più tardi e nello stesso tempo si danno strumenti alle aziende per ridurre i costi per liberarsi del personale anziano più costoso? Ci attendono tempi oscuri
    • Gianni Rispondi
      Condivido le preoccupazioni di molti in merito alla nuova regolamentazione del contratto a tempo indeterminato. Ritengo che avrà un impatto negativo sui cambi di lavoro, specialmente per i lavoratori di 40-50 anni, che vengono da esperienze di 15-20 anni di lavoro con il contratto tradizionale. Nonché sul merito creditizio dei lavoratori, sebbene quest'ultimo aspetto possa essere solo temporaneo (le banche alla fine si sono "piegate" anche alla prevalenza di contratti a tempo determinato...), nel medio termine (3-5 anni) la vedo grigia. Poi mi chiedo: ma non era meglio prevedere che tale inquadramento fosse una facoltà per le aziende e non la regola generale? In questo modo, un lavoratore con maggiore esperienza, in caso di nuovo impiego, avrebbe potuto negoziare la forma contrattuale con maggiore garanzia, più consona alla propria maggiore esperienza, mentre il giovane lavoratore avrebbe potuto accettare il nuovo contratto, rimanendo "coperto" dalle tutele crescenti. Ci voleva molto?