SABATO 16 MAGGIO 2026

Lavoce.info

Una crisi che si allunga sul futuro *

In Italia le conseguenze della crisi in termini di perdita di prodotto e di occupazione sono state molto pesanti. E senza ulteriori interventi, rischia di lasciare un segno per lungo tempo perché la crescita prevista non basterà a recuperare quanto finora perso. Un esercizio su due scenari.

L’Italia del turismo riparte

Il turismo in Italia attraversa un momento di rilancio molto particolare. Alcune attività si trovano in una fase di maturità, in cui alcune grandi tendenze di medio-lungo periodo sembrano ormai compiute. E nello stesso tempo continua un periodo di grande incertezza, seppure ricco di segni positivi.

Il Punto

Da tre anni l’inflazione nell’Eurozona è vicina allo zero. Ci sono forze globali che (l’ha detto Draghi) concorrono a tenerla bassa. Ma c’è anche che la Bce si è data per obiettivo di stare “vicino ma sotto” al 2 per cento d’inflazione e non, come sarebbe ragionevole, al 2 per cento “in media”. Una piccola ma significativa riformulazione di questo target aiuterebbe la ripresa in Europa. Tra le cause della bassa inflazione la prima è il greggio a 30 dollari. A deprimere il prezzo del barile le scelte dell’Arabia Saudita che non diminuisce la produzione di petrolio. Il governo di Riyad non vuole ripetere l’errore degli anni Ottanta quando il suo sostegno ai prezzi fece nascere nuovi concorrenti.
Mentre Bruxelles lima al ribasso le previsioni di crescita per l’economia europea e italiana, si può fare un calcolo del costo della Grande crisi. Se tutto fosse andato come nel 2002-2007, l’Italia del 2017 si ritroverebbe con +61 per cento di investimenti, +18 per cento di Pil e fino a 3,8 milioni di occupati in più. Poi ci si sveglia dal sogno e si scopre che le cose stanno molto diversamente.
Cresce del 5 per cento annuo la domanda turistica mondiale. E una delle mete obbligate è l’Italia. Per essere competitivi bisogna diversificare e innovare l’offerta, seguendo i gusti e le passioni delle nuove tribù di viaggiatori. Per noi significa più occupazione ma sempre meno stabile: un’incertezza ricca di prospettive.

Luigi Marattin, consigliere per la finanza pubblica del presidente del Consiglio, commenta l’articolo “2016, anno zero per il patto di stabilità interno” di Paolo Balduzzi e Massimo Bordignon

Per gli enti locali regole fiscali più semplici *

Nella loro interessante riflessione, Paolo Balduzzi e Massimo Bordignon discutono soprattutto la nuova regola fiscale introdotta dalla legge di stabilità 2016 per gli enti locali in sostituzione del patto di stabilità interno. Pur apprezzandola, si sostiene che

Il Punto

È andato davvero in soffitta il Patto di stabilità interno, tagliola agli investimenti degli enti locali? Con la “finanziaria” 2016 è diventato meno stringente, in futuro si vedrà. Peraltro, via Imu e Tasi sulla prima casa e bloccati aumenti di altre entrate, scompare l’autonomia impositiva dei comuni. Che però potranno finanziare le (ordinarie) spese correnti con entrate straordinarie come gli oneri di urbanizzazione.
Nel 2016 arriveranno 800 milioni ai cittadini più poveri. Un magro 11,4 per cento dei 7 miliardi che servirebbero. Si dovranno così selezionare 280 mila famiglie “meritevoli di aiuto” su un milione e mezzo di nuclei disagiati. Un autentico sostegno universale al reddito è di là da venire.
La magistratura, dalle alte cariche ai semplici giudici, dice che il reato d’immigrazione illegale è del tutto inutile. Perché, di fatto, non è punibile. Anzi, i procedimenti eventualmente avviati sono un costo per la giustizia. Eppure i politici, a destra e a sinistra, non vogliono abolirlo: l’immagine ha la meglio sulla razionalità.
Chiamiamo pedaggio autostradale ciò che in molti casi è una tassa. Il ticket che paghiamo al casello dovrebbe infatti coprire costi d’investimento e gestione più un giusto profitto al concessionario. Ma se l’investimento è ammortizzato (esempio: l’Autobrennero) la tariffa diventa un tributo – che dovrebbe essere stabilito dal Parlamento e non dal governo – o, meglio, un regalo al concessionario che non investe.
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2016, anno zero del patto di stabilità interno

La revisione del patto di stabilità interno è utile, ma non risolutiva. Perché per i comuni resta comunque il vincolo sulla competenza per le spese finali. E perché i municipi hanno perso l’autonomia impositiva. Bisognerà trovare altri modi per finanziare gli investimenti, almeno quelli meritevoli.

Contro la povertà si recita ancora a soggetto

Il Consiglio dei ministri ha varato il piano nazionale di contrasto alla povertà. Ma forse è presto per dire che finalmente anche l’Italia si è data una misura strutturale di sostegno al reddito dei più poveri. Perché le risorse sono troppo esigue e a beneficiarne saranno ben poche famiglie.

Immigrazione illegale: perché è un reato inutile

Il reato di immigrazione illegale è stato introdotto nel 2009. E ha subito rivelato i suoi limiti. A cominciare dall’impossibilità di procedere alle espulsioni per mancanza di risorse e di accordi con i paesi di origine. Per lo Stato è un costo. E la rinuncia ad abolirlo è una resa della politica.

Quando il pedaggio diventa un’imposta

I pedaggi dovrebbero servire a coprire i costi degli investimenti e della gestione delle autostrade. Se rimangono invariati anche quando l’arteria è pienamente ammortizzata, siamo di fronte a una imposta sul transito. Che dovrebbe essere votata dal parlamento e non semplicemente decisa dal governo.

Bad bank, un accordo per salvare la faccia

L’accordo con l’Unione europea sulla bad bank è figlio di una contraddizione di fondo: intervento dello Stato senza aiuto di Stato. Ne è nato uno strumento che rischia di servire ben poco all’economia italiana. È servito però al governo e alla Commissione Ue per salvare la faccia.

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