Alla Conferenza di Parigi sul clima (COP21) si parla molto di “decarbonizzare”. Come? Aumentando la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e gas naturale e rendendo sempre più efficiente il consumo finale. Impresa non facile: un confronto tra vari paesi ci dice che le emissioni di carbonio sono diminuite negli anni, ma davvero di poco.
I mercati sono rimasti delusi dei tre interventi della Bce annunciati da Mario Draghi: estensione temporale del Qe fino al marzo 2017, reinvestimento dei rendimenti del programma (cioè un moderato aumento di bond acquistati), incremento della tassa che le banche pagano per parcheggiare i soldi presso la Bce. Il rischio è che rimangano lì inutilizzati finché le banche saranno piene di crediti deteriorati (Npl, non performing loans). Proprio per alleggerirle da questo peso, in Italia arrivano nuove norme mirate ad accorciare la durata dei fallimenti, facilitare il concordato preventivo, sveltire le procedure esecutive. L’idea è di far decollare il mercato degli Npl, finora asfittico. In ogni caso, e per molto tempo, proprio il dilagare delle sofferenze creditizie ha portato a compimento la mutazione antropologica di banchieri e bancari. Un tempo adagiati su sedici mensilità e ampi margini di profitto. Oggi alle prese con complicati prodotti finanziari, mercati globali, concorrenza, regole complesse e severe. E con le sedie traballanti.
Al primo test elettorale in un collegio vicino a Manchester, il nuovo leader laburista Jeremy Corbyn mette a segno una netta vittoria. Attaccato dai moderati del suo partito come troppo radicale, ha un programma che però può imporre forti temi sociali nell’agenda politica. Come racconta una Lettera da Londra.
Anche i ragazzi tra 11 e 14 anni – finora i maggiori lettori di libri in Italia – stanno abbandonando gradualmente questa buona abitudine. Peggiori o al palo le altre fasce d’età. Mentre nelle statistiche per genere le donne continuano a surclassare gli uomini. Arriverà una boccata d’ossigeno dal bonus di 500 euro destinato a consumi culturali dei diciottenni?
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Dopo la netta vittoria elettorale nel collegio di Oldham West (hinterland di Manchester), la sinistra moderata inglese cerca di valutare il peso elettorale del nuovo leader laburista, il radicale Jeremy Corbyn. Scetticismo sulla leadership Corbyn rimane. Per molti è comunque un candidato sconfitto in partenza che condanna il paese a un lungo periodo di egemonia Tory. Le sue proposte economiche sembrano ispirate da posizioni ideologiche superate. Infine, il Labour sembra tornare indietro di 40 anni. C’è del vero in tutte e tre le critiche. Ma è sufficiente per bocciare Corbyn?
L’elevato stock di crediti deteriorati accumulato dalla banche italiane è un’incognita che pesa sulla ripresa. Il governo ha varato provvedimenti per ridurre i tempi di estinzione delle sofferenze e aumentare la quota di quelle recuperabili. Ma una soluzione più rapida passa per il mercato.
Le nuove misure annunciate dalla Bce saranno efficaci? No perché non affrontano il vero problema, la stagnazione dell’Eurozona. E insistere sul raggiungimento dell’obiettivo di inflazione appare oramai come un limite troppo stringente dell’architettura della politica monetaria della Banca centrale.
C’era una volta il bancario dal posto sicuro e ben pagato. Grazie al fatto che nel settore non esisteva la concorrenza e ogni banca aveva il suo compito. Da allora tutto è cambiato. E se per gli addetti la vita è più difficile, per la clientela ci sono stati benefici. Cosa ci riserva il futuro.
Le statistiche lo dimostrano una volta di più: gli italiani leggono pochissimi libri. E niente sembra scuoterli dalle abitudini consolidate, neanche l’avvento degli e-book. Il picco di lettura si registra nella fascia di età che coincide con la scuola media. Donne e pensionati lettori i meno pigri.
Dalla fine del 2014, il rallentamento della crescita cinese preoccupa Pechino e il resto del mondo. Ma per essere sostenibile nel tempo, dovrà contare sempre di più sulla domanda interna e meno su quella estera. Per questo è significativo che lo yuan entri nel paniere di valute che utilizza il Fmi.
Con la diffusione delle stime Istat definitive sul terzo trimestre, emerge che il Pil 2015 crescerà meno dello 0,9, più probabilmente dello 0,7 per cento. La minor crescita porta con sé un leggero aumento del deficit e soprattutto il segnale che i conti pubblici dell’Italia dipendono da circostanze esterne.
In questi giorni la Cina muove passi decisivi per diventare davvero una superpotenza. Può dare una svolta decisiva al buon esito di COP21, la conferenza sul clima di Parigi. Mentre lo yuan-renminbi affianca dollaro, euro, sterlina e yen nel paniere delle valute del Fondo monetario. Ma la rotta di Pechino verso il mercato marcia lentamente così come le riforme delle politiche su famiglia e previdenza.
Sulla base delle stime Istat, è quasi impossibile che il Pil 2015 cresca dello 0,9 per cento come scritto nei documenti ufficiali. Dopo la mezza delusione del terzo trimestre, servirebbe un’accelerazione – tutt’altro che scontata – nell’ultimo scorcio dell’anno. Una mano per il 2016 la darà probabilmente ancora Mario Draghi che giovedì 3 dicembre spiegherà come la Bce intenda rafforzare il suo sostegno al credito e alla ripresa dell’Eurozona. Intanto spieghiamo uno dei problemi tecnici su cui il motore della moneta unica rischia di grippare: il Target2, la piattaforma di compensazione nei pagamenti tra banche commerciali, banche nazionali e Bce stessa.
Studiare costa caro ma rende poco: così la pensano molti diplomati e un quinto dei laureati, convinti che il loro lavoro possa essere svolto con un titolo di studio inferiore. I numeri veri descrivono un quadro un po’ diverso che però conferma l’evidenza di un inefficace utilizzo del capitale umano nel mondo del lavoro. È anche per questo che i giovani disoccupati rimangono il 40 per cento del totale. È ben poco diffusa la contrattazione aziendale, che la legge di Stabilità cerca di incentivare anche su invito della Commissione Ue. I lavoratori più trascurati da questo strumento delle relazioni industriali sono precari e donne (come al solito!). Ma anche chi è diretto da un management di scarsa qualità.
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Un diplomato su tre e un laureato su cinque sono convinti che la loro attività lavorativa potrebbe essere svolta anche con un titolo di studio inferiore a quello che hanno conseguito. Lo spreco di capitale umano comporta inefficienze e costi ingenti per gli individui, le famiglie e lo Stato.