GIOVEDì 14 MAGGIO 2026

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Torino: debiti e crediti viaggiano sul tram

A Torino si indaga sul bilancio del comune e di due aziende partecipate di trasporto pubblico. Al di là del fatto specifico, l’esigibilità del credito di una società controllata nei confronti del sindaco amico è altissima. Ma rischia di ridimensionarsi se il comune-debitore cambia guida politica.

Chi ha paura dell’accordo Europa-Canada

Il Ceta ha rischiato di arenarsi sul “no” della Vallonia, che rappresenta meno dell’1 per cento della popolazione europea. Tema del contendere la clausola di risoluzione delle dispute. Che però è già presente in molti accordi internazionali. E spesso dà ragione agli stati, non alle multinazionali.

Dove va la Turchia di Erdogan

Dopo aver islamizzato la Turchia costruendo migliaia di moschee e scuole islamiche, oltreché prigioni, Erdogan ha assunto un ruolo assai attivo e ambiguo sullo scacchiere internazionale. Tuttavia la vera sfida rimane quella di dimostrare che il paese può ricominciare a crescere a tassi sostenuti.

Compensi alti o bassi per selezionare politici migliori?

Ringraziamo i lettori per i loro numerosi commenti al nostro articolo. Vorremmo innanzitutto ribadirne lo scopo, che era quello di capire se una riduzione dei compensi dei parlamentari possa indurre anche una riduzione della loro qualità.
La teoria, come ricordiamo, fornisce predizioni ambigue. La (non vasta) letteratura empirica a nostra conoscenza suggerisce invece una relazione tra livello dei compensi e qualità degli eletti (misurata come livello di istruzione). Ma – e questo è l’ultimo punto del nostro pezzo – tali risultati empirici si riferiscono a un diverso contesto, nella fattispecie l’elezione di sindaci in Italia e di governatori negli Stati Uniti. Difficile trarne lezioni per il caso dei parlamentari italiani, almeno con leggi elettorali che prevedono liste bloccate.
I lettori nei loro commenti suggeriscono di considerare altri fattori, come il fatto che la retribuzione dei parlamentari italiani è più elevata di quella dei loro colleghi europei o che essa dovrebbe essere più legata alla performance (come la presenze in aula e il numero di proposte legislative). Sono considerazioni indubbiamente importanti, ma che esulano dal punto di vista che volevamo considerare nel nostro intervento, cioè quello del rapporto tra compenso e selezione della classe politica.
Rispetto alle accuse di essere filo-governativi, suggeriamo sommessamente di fare una ricerca web di quello che abbiamo scritto sui vari temi di attualità negli ultimi mesi. Infine, rispetto all’imputazione di essere amici di Tito Boeri, fondatore di questo sito, ci dichiariamo – senza esitazioni – colpevoli.

Tagli alla paga dei politici: non è tutto oro quello che luccica

Le poche ricerche empiriche che mettono a confronto compensi e qualità della classe politica sembrano indicare che se l’indennità è più alta, migliorano i risultati ottenuti dalle amministrazioni. Vale però per i governi locali. Più difficile valutare i deputati. Soprattutto se sono “nominati”.

Equitalia addio. E poi?

I crediti inesigibili dell’appena abolita Equitalia raggiungono cifre astronomiche. Anche perché negli ultimi dieci anni i suoi poteri coercitivi si sono ridotti mentre si sono allungati i tempi di riscossione. Pagare dopo conviene e si rischia poco. La riforma dovrebbe occuparsi del problema.

Il Punto

Alla Camera si discute la proposta dei 5 Stelle di ridurre l’indennità dei parlamentari. L’obiettivo è quello di selezionare una classe politica migliore. È però più facile valutare le performance dei politici nei comuni che in un’assemblea di 630 deputati eletti con un sistema elettorale a liste bloccate.
Mentre tarda l’arrivo della legge di bilancio in Parlamento, almeno un provvedimento è certo: la chiusura di Equitalia. La quale, con 1.058 miliardi di crediti al 95 per cento inesigibili, ha incarnato un sistema di riscossione perverso. Che non distingue tra grandi evasori e piccoli contribuenti con l’acqua alla gola. E nel quale chi paga tardi fa un affare rischiando poco.
Pare anche che nel bilancio pubblico ci saranno più soldi per il piano vaccini. Bene. Ancora meglio combattere le favole antiscientifiche che portano sempre più genitori a non immunizzare i propri figli. Contro i risultati della ricerca e in barba all’assunzione di responsabilità.
Con una parte del proprio utile netto girato allo stato, Bankitalia contribuisce alla manovra di finanza pubblica. L’anno scorso ha dato una quota del 25 per cento ma potrebbe dare di più, come si fa negli altri grandi paesi Ue. Da noi, però, le regole vogliono che metta a riserva percentuali molto superiori.
Da un’indagine sui consiglieri di amministrazione risulta che meno di quattro società su dieci applicano per la loro selezione criteri legati al merito. Vale la pena puntare a questo obiettivo perché meritocrazia genera meritocrazia, nel privato e nel pubblico. A cominciare dalla testa delle organizzazioni.
Tra le riforme in attuazione c’è quella delle regole tra debitori e creditori quando ci sono dei beni in garanzia. Meno vessazione per gli insolventi quando sono deboli, tempi più rapidi per i prestatori (banche incluse) nel rientrare dei finanziamenti fatti. Un utile ammodernamento delle norme. Con margini di miglioramento.

Vaccinarsi contro la disinformazione

La legge di bilancio dà più soldi al piano vaccini. Ma prima di tutto vanno combattute le informazioni scorrette, chiarendo i benefici delle vaccinazioni. La prevenzione non può essere imposta, deve nascere da consapevolezza basata su dati scientifici e condivisione di valori e responsabilità.

In equilibrio tra conti pubblici e utili delle banche centrali*

La politica monetaria molto espansiva adottata nell’area euro dal 2008 ha comportato un forte aumento degli utili delle banche centrali. Solo in parte distribuiti agli stati e con modalità decise a livello nazionale. Accantonamenti per garantire l’indipendenza ed esigenze di finanza pubblica.

Ai vertici delle imprese il merito si fa strada a fatica

In Italia sono ancora poche le società che adottano criteri legati al merito per selezionare o valutare l’attività dei consiglieri di amministrazione. Eppure, se si vuole un ambiente meritocratico è dal vertice che bisogna partire. Positiva però la crescita di interesse verso modelli d’eccellenza.

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