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  1. VinceskoMVinceskij Rispondi
    Ciascuno di noi è il prodotto di due fattori: i geni e l’educazione: il primo è una variabile non controllabile, un dato immodificabile, a meno che non si prenda in considerazione l’eugenetica; il secondo è invece una variabile controllabile, attraverso l’interazione con l’ambiente: familiare, scolastico, sociale. Possiamo chiamare questa interazione “educazione”. L'analisi del processo educativo dovrebbe svolgersi considerando, nell’ordine indicato, questi tre ambiti. L’educazione deve cominciare in famiglia già durante la gravidanza e nei primi 3 anni di vita del bambino, periodo in cui, soprattutto, si sviluppano i collegamenti tra i neuroni (sinapsi ed assoni), che però si “fissano” soltanto a condizione che essi vengano stimolati dall’ambiente, cioè dall’educazione, altrimenti si atrofizzano. Questo ha un duplice effetto positivo: sulla personalità e sul livello intellettivo/etico/culturale. Questo obiettivo può essere molto più facilmente perseguito e raggiunto con un progetto educativo che ha come protagonista la famiglia, cioè in primo luogo la madre (e il padre), nella fascia d’età critica del bambino, cioè dalla gravidanza a 3 anni. Va da sé che la premessa indispensabile è la volontà del potere politico pro tempore di avere, anziché braccia da sfruttare e menti da manipolare e dominare, cittadini intelligenti, istruiti e sicuri di sé. Dettagli in: “Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni”.