Tra poco il Governo presenterà il disegno di legge delega per la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. È un’occasione da non sprecare. Per delineare un quadro adeguato, è necessario introdurre il Sistema nazionale assistenza anziani.

Un passaggio chiave

Quando è stata l’ultima volta che lo stato italiano ha realizzato una riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti? Mai. Qual è la situazione del settore? Assai critica, tra debolezza degli attuali interventi e invecchiamento della popolazione. Bastano queste rapide risposte a indicare il rilievo della riforma prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che sta per entrare nel vivo. Le tempistiche europee, infatti, impongono al Governo di presentare il disegno di legge delega prima dell’estate.

Tuttavia, il Pnrr obbliga a fare la riforma, non a fare una buona riforma: per questa ragione il testo del Governo sarà decisivo. Il disegno di legge delega deve definire l’impianto generale, poi seguiranno la discussione parlamentare, l’approvazione da parte del Parlamento e la promulgazione dei decreti attuativi, che entreranno nel dettaglio. Siamo solo al primo atto, dunque, ma sbagliare l’entrata in scena significherebbe aver già condannato l’intero iter a un esito negativo.

Il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza ha presentato le proprie proposte, costruite intorno all’introduzione del Sistema nazionale assistenza anziani.

Il Patto raggruppa la gran parte delle organizzazioni della società civile impegnate nell’assistenza e nella tutela degli anziani non autosufficienti. Le realtà che lo compongono hanno cominciato il loro percorso lo scorso anno, quando hanno richiesto che nel Pnrr venisse inserita la riforma, inizialmente non prevista, trovando ascolto da parte delle istituzioni. Successivamente, hanno avviato un lavoro condiviso di elaborazione di proposte, illustrate in dettaglio qui. In questo pezzo se ne presentano alcuni tratti riguardanti la governance, mentre un contributo successivo sarà dedicato ai singoli interventi.

Il Sistema nazionale assistenza anziani

L’assistenza pubblica agli anziani non autosufficienti è oggi suddivisa in tre filiere istituzionali tra loro ben poco coordinate: le politiche sanitarie, quelle sociali e i trasferimenti monetari dell’Inps. Il Patto propone di collocarle complessivamente nel nuovo Sistema nazionale assistenza anziani (Sna). Lo Sna si fonda sulla realizzazione congiunta dell’insieme delle misure coinvolte grazie al loro governo condiviso da parte delle diverse istituzioni in campo, mantenendo le attuali titolarità amministrative di ognuna. Ogni snodo dello Sna è disegnato in modo da promuovere la massima unitarietà possibile: la programmazione, il monitoraggio, la gestione, la presa in carico e così via. In sintesi, si persegue il coordinamento sistematico di tutte le politiche e gli interventi per la non autosufficienza senza modificare le competenze istituzionali in essere.

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È un cambiamento ambizioso, che mira a edificare finalmente un sistema integrato per la non autosufficienza. Ma anche realistico, perché scarta complesse, e nei fatti impensabili, ipotesi di ingegneria istituzionale tese a trasferire le attuali competenze di sociale, sanità ed Inps a un unico – nuovo – settore delle politiche pubbliche, appositamente costituito.

Il vantaggio fondamentale consiste nell’offrire risposte unitarie e appropriate, superando l’odierna frammentazione degli interventi che disorienta le famiglie e limita in maniera strutturale la possibilità di rispondere adeguatamente alle esigenze della popolazione interessata. Inoltre, si rende la non autosufficienza riconoscibile dalle istituzioni e dalla politica, mentre il suo attuale spezzettamento impedisce di farlo. Istituire lo Sna, infatti, significa accreditare la non autosufficienza come uno specifico ambito del welfare, che – in quanto tale – ha un oggetto identificabile, chiari obiettivi e confini definiti (al pari di pensioni, povertà e così via).

Il percorso di anziani e famiglie

Lo Sna vuole riformare la pletora di valutazioni delle condizioni degli anziani oggi esistenti, che rappresentano i canali di accesso per ricevere i diversi interventi e costituiscono la base conoscitiva per progettarli. Infatti, il numero eccessivo (5-6) e la mancanza di collegamento tra loro fanno in modo che il percorso di anziani e famiglie risulti assai complicato, producono inutili duplicazioni e ostacolano la costruzione di risposte integrate. Inoltre, alcuni strumenti valutativi – in particolare quelli statali – sono inadatti a comprendere in modo puntuale lo stato degli anziani.

Lo Sna si basa sull’unitarietà dell’accesso: dunque, la possibilità di accedere all’insieme degli interventi viene stabilita attraverso la sola Valutazione nazionale di base (Vnb), di responsabilità dello stato. La Vnb assorbe le diverse valutazioni oggi esistenti per ricevere le prestazioni nazionali (accompagnamento, agevolazioni connesse alla legge 104/92, invalidità civile) e prevede un nuovo strumento standardizzato e multidimensionale di valutazione, in grado di cogliere opportunamente l’effettiva situazione degli anziani. Oltre a determinare l’accesso alla Sna, la Vnb definisce le prestazioni nazionali da ricevere.

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Lo Sna comporta per anziani e famiglie un percorso chiaro e semplice nella rete del welfare. A seguito della Vnb, pertanto, le persone ammesse vengono indirizzate alla successiva valutazione dell’Unità di valutazione multidimensionale territoriale, di titolarità di regioni e comuni, che parte dalle informazioni raccolte in precedenza. L’Uvm individua gli interventi comunali e regionali dei quali gli anziani possono fruire e avvia l’elaborazione il progetto assistenziale integrato (Pai). Le Uvm sono già presenti in gran parte dei territori: l’obiettivo, dunque, è farle funzionare al meglio.

Quali sono i benefici attesi da questo nuovo assetto? Primo, tutela e trasparenza dei diritti: un’unica valutazione, effettuata con uno strumento oggettivo e multidimensionale, apre le porte all’intero sistema. Secondo, semplificazione del percorso: si passa dalle cinque-sei valutazioni attuali a due soltanto. Terzo, continuità del percorso: le due valutazioni previste sono collegate tra loro. Quarto, rispetto delle autonomie locali: il cambiamento si concentra sulle valutazioni nazionali.

In conclusione, le proposte riguardanti il percorso di anziani e famiglie seguono le stesse logiche di quelle per il complessivo sistema. Anche in questo caso, infatti, si vuole passare da un assetto frammentato a uno unitario, creando così le condizioni per fornire risposte più appropriate alle persone coinvolte.

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