La Dad nelle università penalizza di più gli studenti del primo anno, meno quelli dei corsi magistrali. E ha conseguenze maggiori sui “procrastinatori” rispetto ai “disciplinati”. Sono effetti da considerare nell’organizzazione della didattica da remoto.

La pandemia ha cambiato la didattica

La pandemia ha costretto le scuole e le università di tutti i paesi avanzati a passare dalle classiche lezioni in presenza alla didattica a distanza (Dad) con lezioni on-line in streaming o registrate. Ciò è avvenuto durante la prima fase della crisi in maniera massiccia e in seguito utilizzando modalità di didattica mista o usando la Dad in maniera saltuaria in caso di contagi tra gli studenti.

Diversi autori hanno iniziato a esaminare l’impatto che lo shock pandemico ha prodotto sui rendimenti degli studenti. Una rassegna della letteratura che ha stimato gli effetti nelle scuole primarie e secondarie in diversi paesi avanzati mostra conseguenze fortemente negative. Effetti simili sono emersi anche per l’Italia dai dati Invalsi e sono state discussi su questo sito (qui e qui). Molto meno si è discusso invece dell’effetto della crisi sugli studenti universitari.

Lo studio

In un recente lavoro, usando dati amministrativi sugli studenti di un’università italiana, abbiamo studiato l’effetto del passaggio alla Dad sul numero dei crediti conseguiti dagli studenti. Nell’università considerata nella nostra analisi, così come in molti atenei italiani, la Dad è stata utilizzata in modo integrale nel secondo semestre dell’anno accademico 2019-2020 (marzo-giugno 2020 per i corsi; fino a settembre 2020 per gli esami), mentre nel primo semestre dello stesso anno accademico le lezioni e gli esami si sono tenuti in presenza, come negli anni precedenti.

Questa tempistica ci ha permesso di adottare una semplice strategia definita “differenza nelle differenze”. Dapprima, abbiamo sottratto il numero dei crediti conseguiti nel II semestre del 2018-2019 dal numero di quelli conseguiti dagli studenti nel II semestre 2019-2020. Questa prima differenza restituisce una misura dell’effetto della Dad, ma potrebbe comprendere anche altre variazioni (per esempio, gli studenti possono essere mediamente peggiori o migliori da un anno all’altro). Per neutralizzare queste variazioni, dalla prima differenza abbiamo sottratto la differenza tra il numero dei crediti conseguito nel I semestre 2019-2020 e quello conseguito nel I semestre 2018-2019 (differenza che incorpora le variazioni suddette). La doppia differenza fornisce una stima degli effetti della Dad: complessivamente troviamo che ha ridotto i crediti conseguiti dagli studenti di 1,4 in un semestre, effetto che corrisponde a una riduzione di circa l’8 per cento. Effetti negativi simili si riscontrano anche su un indicatore che tiene conto sia dei crediti conseguiti che del voto ottenuto agli esami.

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Nella stima siamo in grado di tener conto di molte caratteristiche individuali (genere, voto di diploma, anno di corso, età, e altro ancora) e di corso di studio, e di variabili che misurano l’incidenza della pandemia (per esempio, numero di morti per comune) e la qualità per comune delle connessioni a Internet. Anche tenendo conto degli effetti di queste variabili, la stima dell’impatto della Dad non cambia molto ed è coerente con gli effetti negativi rilevati per gli studenti di alcune università degli Usa (qui e qui).

I risultati

Una prima differenza interessante che emerge dalle stime è quella fra gli studenti dei primi anni e gli studenti con più esperienza delle magistrali: mentre nel primo caso troviamo un effetto negativo più rilevante (-2 crediti circa), nel caso degli studenti delle magistrali l’effetto della Dad si riduce fino quasi ad annullarsi. Probabilmente l’esperienza acquisita con gli studi accademici aiuta tali studenti a organizzarsi meglio con la preparazione degli esami, anche senza interazioni continue con i docenti e con i colleghi.

Una seconda differenza che riscontriamo è basata sulla tendenza alla procrastinazione. Come è emerso nella recente letteratura economica, gli individui non sempre riescono a mettere in atto le strategie migliori per raggiungere un certo obiettivo e tendono a dare eccessiva importanza al presente e a rimandare attività costose o faticose al futuro. Durate il percorso universitario, la tentazione di molti studenti è di procrastinare le attività di studio intenso, sperando – spesso vanamente – di recuperare in un prossimo futuro.

Nei dati disponiamo di una misura di procrastinazione basata sul numero di giorni che gli studenti hanno impiegato a formalizzare l’iscrizione all’università, dopo la pubblicazione delle graduatorie di ammissione (tempo concesso: una settimana). Alcuni lo hanno fatto il giorno stesso o il giorno dopo, altri hanno impiegato sette giorni per iscriversi.

Usando questa misura troviamo che gli studenti “disciplinati”, con scarsa tendenza a procrastinare, subiscono piccoli effetti negativi dalla Dad. Al contrario, i procrastinatori hanno conseguenze molto peggiori dalla Dad (l’effetto negativo è quasi il doppio per loro).

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Poiché il passaggio dalla didattica tradizionale a quella in remoto ha comportato non solo un cambiamento nella modalità di insegnamento, ma anche un diverso modo di fare gli esami, non è facile distinguere questi diversi canali, così come non è facile comprendere il ruolo che ha giocato la situazione completamente nuova e difficile che gli studenti si sono trovati ad affrontare. Tuttavia, l’impatto differenziato a seconda della propensione alla procrastinazione ci fa pensare che l’effetto negativo derivi soprattutto dalla nuova modalità di insegnamento che, avendo luogo in un ambiente poco strutturato, con pochi vincoli e controlli e senza le adeguate interazioni con docenti e colleghi, tende a svantaggiare chi manca di sufficiente disciplina e motivazione.

Presumibilmente, la didattica online ci accompagnerà anche negli anni a venire. Sarebbe utile capire se è possibile migliorare l’apprendimento degli studenti con strumenti che permettano una più adeguata organizzazione dell’attività di studio e che mantengano vivo il contatto con l’ambiente universitario.

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