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Un Superbonus distorsivo e poco sostenibile*

Le forze politiche festeggiano il rinnovo del Superbonus inserito in legge di bilancio. Come tutti gli altri bonus edilizi, però, anche il 110 per cento ha il difetto di favorire le fasce più abbienti, cui si aggiunge la totale insostenibilità per le finanze pubbliche.

Raramente una misura ha ricevuto il sostegno pressoché unanime delle forze politiche in Parlamento come nel caso del Superbonus – o Ecobonus – 110 per cento. Le motivazioni avanzate sono varie. La più importante sembra essere il rinnovamento del patrimonio edilizio del Paese in funzione della transizione ecologica. In questa ottica, i dati mostrano che il Superbonus è semplicemente non sostenibile e distorsivo. A tutto novembre, una spesa di oltre 13 miliardi ha finanziato circa 70 mila interventi, che corrispondono allo 0,54 per cento delle abitazioni unifamiliari e allo 0,87 per cento dei condomini. La cifra che occorrerebbe per coprire l’intero patrimonio viaggerebbe così verso i duemila miliardi.  L’eccessiva generosità rende lo schema inefficiente, dal momento che, eliminando ogni conflitto di interesse tra proprietari di immobili e imprese edili, induce un aumento del costo del risparmio energetico – come ha sottolineato il Presidente del Consiglio nella conferenza stampa di mercoledì, quando ha ricordato “l’aumento straordinario dei prezzi delle componenti per fare le ristrutturazioni”. Una bella illustrazione delle conseguenze del fenomeno noto agli economisti come terzo pagante.

In parte, l’aumento dei costi dipende anche dal fatto che lo schema è comunque percepito come temporaneo. Un fattore che determina un volume di domanda che supera la capacità dell’offerta. Così, c’è chi invoca un Superbonus permanente, ossia di fatto il virtuale raddoppio del debito pubblico. Un sussidio sovrabbondante, infine, costituisce un potente incentivo a comportamenti illeciti, anche superiore a quanto si poteva immaginare: secondo le ultime notizie, 4 miliardi di fatture bloccate per sospette frodi (per il complesso degli schemi di cessione del credito e sconto in fattura che comprendono anche il bonus facciate del 90 per cento e altri analoghi).

Le agevolazioni per l’efficienza energetica rispondono certamente a un interesse pubblico. Dal punto di vista economico, le ristrutturazioni generano due tipi di benefici: uno per il proprietario (bolletta energetica più bassa), l’altro per la collettività (riduzione delle emissioni). Ha senso che lo Stato finanzi solo il costo del secondo tipo di beneficio (l’esternalità positiva). Bene, quindi, un contributo pubblico, ma solo parziale. Una misura come quella del vecchio Ecobonus (65 per cento), pur già molto generosa, sarebbe più accettabile. In ogni caso, il volume delle risorse necessarie rende chiaro come, nell’ottica di una effettiva transizione ecologica, sarebbe fondamentale mobilitare anche il risparmio privato. A questo obiettivo, potrebbe contribuire anche la regolamentazione. Un esempio è lo schema facciate in Francia: a Parigi, i proprietari devono rinnovare le facciate ogni dieci anni, con una detrazione immediata del 30 per cento delle spese per l’efficienza energetica (se non lo fanno, i lavori vengono svolti dalla municipalità, che dovrà poi essere rimborsata).

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Una seconda motivazione è il sostegno al settore dell’edilizia, cui spesso nel dibattito pubblico si accompagna la questione dell’emersione del sommerso. L’impressione è che misure come questa possano, piuttosto, danneggiare il settore favorendo l’ingresso nel mercato di imprese inefficienti. Più in generale, il sostegno attraverso agevolazioni fiscali alle costruzioni è una costante ormai dal 1998 (quando fu introdotta una detrazione temporanea del 41 per cento per le ristrutturazioni). Un sostegno permanente droga il settore e ha ovvi effetti distorsivi (Perché questo settore e non altri? Anzi, rimanendo in tema di transizione ecologica, perché non un bonus 110 per cento per le auto elettriche?). Nei prossimi anni, il sostegno del bilancio pubblico alle costruzioni verrà dallo straordinario volume di investimenti in infrastrutture attivato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, rispetto al quale non è chiaro se oggi il settore sia sufficientemente attrezzato. Secondo una recente indagine di Webuild, la ex Salini-Impregilo, per permettere la realizzazione delle opere del Pnrr mancano 100 mila addetti (tra cui 70 mila operai generici).  Riguardo al sommerso, basta osservare che, se si esenta totalmente dall’imposta un tipo di spesa, certamente l’emersione sarà totale, ma naturalmente il costo per il fisco sarebbe ben superiore ai benefici.

Vi è poi la questione degli effetti distributivi. Già le vecchie detrazioni avvantaggiavano in misura sproporzionata i più ricchi: oltre la metà delle detrazioni per ristrutturazioni e risparmio energetico andava al 15 per cento più ricco dei contribuenti (il top 1 per cento otteneva il 10 per cento delle risorse). È probabile che con il Superbonus la situazione peggiori. Le prime evidenze mostrano una concentrazione degli interventi nelle categorie catastali più elevate. A ciò, si aggiunge la dimensione media senza precedenti del sussidio: i 70 mila interventi realizzati finora hanno un costo medio di 574 mila euro per i condomini e oltre 100 mila euro per gli edifici unifamiliari (cifre in progressivo aumento nelle rilevazioni mensili). Nei rapporti mensili dell’Enea compare anche un castello in Piemonte, beneficiario di un sussidio di oltre un milione di euro. Insomma, come vincere una lotteria.

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Nel 2019, prima dell’introduzione dei sussidi più generosi (Ecobonus 110 e Facciate 90 per cento), il fisco restituiva ai proprietari di immobili con le detrazioni per ristrutturazioni e risparmio energetico quasi metà del gettito di Imu e Tasi (che vale circa 20 miliardi). È plausibile che con i nuovi schemi la restituzione diventerà completa. Difficile resistere alla tentazione di ricordare come, contemporaneamente, parlare di revisione del catasto sia un tabù.

*Questo articolo è uscito in contemporanea anche su Il Fatto Quotidiano. Le idee e le opinioni espresse in questo articolo sono da attribuire esclusivamente all’autore e non investono la responsabilità dell’organizzazione di appartenenza.

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L’impatto sull’equità distributiva della revisione Irpef e del Superbonus

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La lista del Cda è una buona idea?

  1. Alberto Vezzali

    E’ il PSP (Partito della spesa pubblica) in azione; del resto rappresenta a occhio e croce almeno i 2/3 del Parlamento italiano.
    Vorrei davvero sbagliarmi, ma il PSP ci manderà a sbattere quando la BCE smetterà di comprare i titoli di debito pubblico italiani; a quel punto nemmeno Draghi ci potrà salvare, ovunque sia.
    La cosa peggiore sarà ascoltare quegli stessi politici che stanno facendo debito senza freni incolpare la “grande finanza internazionale” dei loro misfatti

  2. Massimiliano

    Assolutamente condivisibile. Chiarissima spiegazione. Resto sorpreso e sconcertato dell’inerzia del Presidente Draghi in questa materia.

  3. Mario

    La voglia di superbonus è l’aspetto simmetrico della rendita fondiaria derivante dalla cementificazione del suolo messa in luce su questo sito: se lì c’era la privatizzazione dei profitti derivanti da concessione di diritti pubblici, qui ora c’è la socializzazione di costi privati.
    Poi come in tutte le politiche dal 1946, sono misure improvvisate nel senso che i cittadini non sono stati avvertiti per tempo, non ci sono campagne informative, le carte bisogna farle con un ufficio pubblico (comune) ed il controllo viene svolto da un altro (fisco) ed a distanza di tempo per cui se c’è qualche errore non si può rimediare e quindi i cittadini con meno capacità o sapere tecnico come il sottoscritto o che hanno pochi soldi o che vivono in periferia dove l’offerta è limitata (quanti sono i muratori italiani under 30?), quando decideranno di fare, vedranno la misura abrogata.
    D’altra parte utilizzare la via del fisco con l’utilizzo della sanzione per determinare comportamenti corretti è l’unica possibile per fare politiche nazionali perché le strutture amministrative civili dello stato sono ridotte a fare poche cose (giustizia, interno, pensioni, sussidi ed accertamenti) e concentrate nei capoluoghi di provincia e appoggiarsi agli enti locali o sono troppo piccoli e/o senza competenze oppure le regioni si comportano come 21 repubbliche autonome come si è visto con il rdc e il covid.
    Sulle esternalità includerei il risparmio di materia prima perché a lungo andare ci saranno meno importazioni e quindi tendenzialmente rimarranno più soldi in Italia.

  4. Federico Leva

    Opinioni comprensibili, ma dopo oltre un anno di applicazione ci si aspetterebbe di leggere qualche articolo basato su dei dati reali invece che su meri principi o ipotesi sugli effetti macroeconomici. Grave poi che non si citino minimamente le modifiche ai requisiti nella nuova versione.

  5. Enzo Colombo

    Sicuramente il super bonus avrà alcuni aspetti iniqui,migliorabili e non redistributivi: ma inserire un tetto ISEE relativo alla ristrutturazione delle cosiddette ‘villette’ pari a 25 mila euro,era veramente irrealistico. Vivendo in zona di provincia,,con un mercato immobiliare a prezzi minimi,chi si avventurerebbe nell’acquisto di una ‘villetta’ ( se ne trovano a decine,ormai non più abitate,a prezzi inferiori ai 100mila euro) dovendo poi sobbarcarsi costi ingenti di riqualificazione energetica? Un’occasione per riqualificare aree rurali semiabbandonate,che non sempre favorisce categorie ‘abbienti’( 25 mila euro di Isee!?!). Rimodulare il tetto ISEE sarebbe un’idea,creando contesti di applicabilità differenziati in base all’effettivo valore dell’immobile.

  6. Max

    Tutto molto condivisibile. Un bonus al 110% non si può proprio sentire. La difesa che così è più equo perché anche chi non ha risorse da anticipare ne fruisce non regge, perché la maggiore iniquità è tra chi è proprietario di una casa e chi non lo è (e non può fruirne per definizione, è una misura regressiva (mi fa strano vedere tanti cantieri privati aperti gratis e così tanta gente a dormire per strada). Vorrò poi vedere se l’efficientamento/miglioramento verrà riflesso sugli affitti (al rialzo) visto che i proprietari privatihanno speso zero (in questo caso chi non ha casa ci perderà due volte). Imprese nuove sorte solo grazie al bonus, lavori fatti in fretta e senza sicurezza, e magari fatti anche male (tanto sono gratis, puoi semmai si rifanno), truffe. Detto questo, in un momento
    di incertezza i consumatori non consumano (vedi cancellazioni di Natale/fine anno) ci
    sono poche alternative per stimolare la domanda e garantire l’occupazione. Stimolare il settore
    delle Costruzioni è sicuramente una di queste, visto che sono poco soggetti a concorrenza
    internazionale e vanno tutti a beneficiare occupazione in Italia. Detto questo, avremmo
    potuto investire anche in opere pubbliche, rendendo più efficienti i trasporti, o negli edifici
    pubblici, ecc. Nel complesso il superbonus è una politica “populista”. Ma forse in questo
    momento ci sono così tante risorse che possiamo anche sprecarne. Il conto lo pagheranno
    le generazioni future, come al solito, in termini di maggiore debito pubblico. Meno male
    che l’Europa c’è, il superbonus è l’esempio di ciò che sarebbe avvenuto negli ultimi decenni
    senza i vincoli imposti dall’Europa.

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