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La ricerca di una vita migliore dietro alla “Great Resignation”

Le moltissime persone che si sono dimesse dal lavoro negli ultimi mesi negli Stati Uniti sembrerebbero alla ricerca di impieghi con salari più alti e maggiore flessibilità. L’aumento del tasso di dimissioni in Italia potrebbe essere legato alle stesse ragioni.

Cos’è la Great Resignation

Si continua a parlare di Great Resignation, ossia lo straordinario aumento di dimissioni volontarie da parte dei lavoratori statunitensi, che sembra si stia in parte registrando anche in Italia. Con la pandemia, moltissime persone hanno avuto un momento di riflessione che le ha spinte a uscire dalla retorica del “workism”, l’idea che per valorizzarsi sia necessario dedicare l’intera vita al lavoro. Per questo motivo, hanno deciso di lasciare il proprio impiego per trovarne uno migliore: più appagante, meglio retribuito e con maggiore flessibilità. 

Il fenomeno della Great Resignation è già emerso dai dati ufficiali, con l’indice delle dimissioni negli Stati Uniti che ad agosto 2021 era del 19 per cento superiore rispetto allo stesso mese del 2019. In figura 1 si vede come, dopo il primo anno della pandemia, le dimissioni abbiano iniziato a crescere.

Alla ricerca di lavori ben pagati e flessibili

Dove vanno a finire tutti questi lavoratori dimissionari? In molti non riescono o non vogliono trovare subito un nuovo lavoro, come mostra la lenta ripresa dell’occupazione e della crescita. I motivi possono essere diversi, dalla voglia di staccare alla necessità di prendersi cura della famiglia. Per quanto riguarda coloro che cercano un nuovo impiego, uno studio di Indeed, una delle più grandi piattaforme online per l’incontro di domanda e offerta di lavoro, indica che gli americani sono diventati molto più selettivi nella ricerca. Lo studio presenta un’analisi dell’interesse per determinati settori durante la pandemia: mette in luce infatti i lavori che sono stati ricercati di più nell’ultimo anno e mezzo rispetto alla media dei periodi precedenti. Si creano così tre gruppi: settori per cui l’interesse è cresciuto, è calato o è rimasto immutato.

Osservando le professioni tipiche di ciascuno dei tre gruppi, è evidente che l’interesse sia cresciuto soprattutto per i lavori con due caratteristiche specifiche: salari alti e flessibilità. 

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Il settore con il più alto aumento di ricerche è infatti quello dell’ingegneria civile, seguito dall’informatica, dai media e la comunicazione e dallo sviluppo di software. Si tratta di settori che richiedono un alto livello di competenze e di creatività, offrono un certo grado di flessibilità – trattandosi di lavori intellettuali, esiste la possibilità di svolgerli almeno in parte da remoto – e garantiscono salari decisamente alti.

Tra i settori per cui l’interesse è rimasto sostanzialmente immutato, spicca quello dell’ospitalità e del turismo, che ha subito in maniera particolarmente pesante la crisi e con le sue mansioni ripetitive, gli orari stressanti e i bassi salari non è riuscito ad attirare nuovi lavoratori, nonostante in molti casi le competenze richieste siano piuttosto basse e nonostante la presenza di milioni di disoccupati.Una situazione simile si trova anche nel settore della ristorazione: anche qui le competenze richieste sono di solito molto basse (“Fare la cameriera è il mestiere più diffuso tra le ragazze che non hanno titoli di studio in questo paese”, diceva nel 1992 Mr. White ne Le Iene), anzi in questo caso l’interesse verso i lavori del settore è calato ancora di più che per l’ospitalità e il turismo. Scende moltissimo anche l’interesse verso il lavoro di magazziniere e i mestieri di cura, dai bambini alla persona e alla casa.

Un mercato del lavoro popolato da persone ambiziose

Guardando ai dati di Indeed, sembra che la pandemia abbia spinto moltissime persone verso lavori più impegnativi in termini di iniziativa e di competenze, lasciando da parte quelli più ripetitivi e a basso valore aggiunto. La situazione di alta disoccupazione e alta richiesta di lavoratori è sicuramente in parte legata alla presenza di molti strumenti di sostegno al reddito introdotti o potenziati con la pandemia, ma è possibile che la nuova ondata di ambizione e di ricerca di impieghi più soddisfacenti da parte degli americani rimanga, almeno in parte, anche in futuro. La presenza di sussidi, infatti, non può spiegare del tutto il fenomeno: in estate, Reuters aveva mostrato che l’occupazione negli stati federali che avevano rimosso i sussidi non cresceva a ritmi diversi rispetto agli stati che non lo avevano fatto.

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Alla luce dei dati sull’aumento del tasso di dimissioni anche in Italia, raccontati da Francesco Armillei su questo sito, confermati anche nel terzo trimestre dai dati di Veneto Lavoro commentati sempre su questo sito da Bruno Anastasia, Maurizio Gambuzza e Maurizio Rasera, viene da chiedersi se i risultati della ricerca di Indeed sugli Stati Uniti siano applicabili anche al contesto italiano. È ancora presto per dirlo, sia perché non esistono ancora studi di questo tipo sul nostro paese, sia perché l’ondata di dimissioni è iniziata molto più tardi in Italia. Ma un eventuale aumento dell’interesse verso le posizioni che richiedono alte competenze nelle materie tecniche sarebbe un’ottima notizia per il nostro paese. Ancora oggi, infatti, nonostante le lamentele sui sussidi che impedirebbero ai ristoratori di trovare camerieri o agli imprenditori agricoli di trovare lavoranti, gli impieghi per cui la domanda di lavoro insoddisfatta è cresciuta di più durante la pandemia riguardano le attività professionali scientifiche e tecniche, come mostrato in figura 2. Un aumento dell’interesse verso queste professioni sarebbe dunque auspicabile, ma in quel caso bisognerebbe seguire l’esempio degli Stati Uniti: maggiori competenze, maggiori salari.

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  1. Luca failla

    Pezzo molto interessante. Sarebbe interessante analizzare le età dei soggetti che si dimettono e, con riferimento all’Italia, verificare se le dimissioni dei lavoratori sono unilaterali (scelta consapevole del lavoratore) ovvero “incentivate” dalle aziende che tendono alla riduzione degli occupati (si potrebbero comprare con i dati delle conciliazioni sottoscritte in sede protetta ex art 2113 cc che le dimissioni incentivate sono sempre affiancate da una transazione tombale)
    Grazie

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