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Togliamo di circolazione il contante*

La fase espansiva della spesa pubblica e il Pnrr muovono molto denaro. E c’è il timore che le risorse vengano distratte dall’interesse della comunità. Potrebbe essere il momento per passare a un sistema di pagamenti intrinsecamente sicuro, quello digitale.

202.858.543.698 innocenti evasioni

Cosa sono le “innocenti evasioni”? Sono le banconote di grosso taglio arrotolate nelle tasche, qualche scontrino dimenticato, qualche fattura gonfiata, qualche ora pagata fuori busta, un contratto improprio, magari un regalo per chiudere la pratica, una infedele dichiarazione per ottenere un bonus o il reddito di cittadinanza o una pensione d’invalidità, salire su un trabattello senza casco, guidare oltre i limiti, togliere un sistema di sicurezza per aumentare la produzione, l’inquinamento, l’abusivismo, i furbetti vari, accorgimenti per eludere il fisco, strane criptovalute.

Tutto qui? L’Istat ha certificato in questi giorni che nel 2019 l’economia sommersa ha sottratto a tutti noi ogni anno 203 miliardi (l’11,3 per cento del Pil) e 3,6 milioni di unità di lavoro standard. Per rendere l’idea: il Piano nazionale di ripresa e resilienza vale 40 miliardi all’anno e le persone in cerca di lavoro sono 2,6 milioni. Che potenziale sprecato. 

Lo stato contrasta il lavoro irregolare, l’economia sommersa (-4,3 per cento dal 2014) e l’elusione attraverso attività ispettive (16 mila controlli fatti dalla Guardia di finanza negli ultimi 18 mesi), informatizzazione del fisco (fattura elettronica, tracciabilità), incrocio banche dati, introduzione di incentivi (lotterie degli scontrini, cashback), ritiro delle banconote da 500 euro, accordi internazionali (global minimum tax). 

Alberto Chiumento e Leonzio Rizzo richiamavano la necessità di evidenze per una seria valutazione del cashback. Dal Politecnico di Milano arrivano i primi dati: nei primi sei mesi 2021 le transazioni digitali sono aumentate del 41 per cento, passando a 3,2 miliardi, per un controvalore passato da 118 a 145 miliardi, 27 miliardi di base imponibile certa in più. Alla misura hanno aderito 9 milioni di cittadini e 6,1 milioni hanno raggiunto la soglia di 50 transazioni, ottenendo il bonus. Lo scontrino medio è sceso di 6 euro (da 51,7 a 45,7 euro): il pos è usato per le spese ordinarie.

Il denaro è una cosa sporca, almeno dal punto di vista sanitario. Così il Covid-19 ha dato un’accelerazione al processo di diffusione dell’uso di quello elettronico, contribuendo alla specifica transizione tecnologica e ribadendo come le persone siano pronte e favorevoli al cambiamento (Mandrone, 2015).

Tutto passa per uno scambio di denaro: lavoro, prestazioni, azioni, favori, sostanze, beni e servizi. Averne traccia è il maggior deterrente a qualsiasi abuso, piccolo o grande che sia. Come illustra il contributo di Leonzio Rizzo e Massimo Taddei, incentivare la moneta elettronica – anziché elevare contravvenzioni, accertamenti o divieti – conduce a un duplice risultato: recuperare risorse per la comunità e migliorare la giustizia sociale. Sembra esserci una relazione diretta e crescente tra economia sommersa e uso del contante (figura 1).

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Figura 1 – Quota di pagamenti in contanti e dimensione dell’economia sommersa, (2013-2015)

piuttosto salato e articolato: stampa, distribuzione, custodia e trasporto del denaro, bancomat (oltre 40 mila), sistemi di sicurezza, indennità di cassa, assicurazioni, trasporto valori e così via (Rapporto Ambrosetti, 2021).

“È evidente che il denaro come strumento non sarà cancellato, cambia solo forma, smaterializzato nella consistenza, non nel ruolo. Le prerogative del denaro elettronico devono ricalcare le caratteristiche del contante, in particolare il suo l’utilizzo non deve rappresentare un costo proporzionale” (Mandrone, 2015). Ovvero, il cashless non dev’essere una fonte di signoraggio per il sistema dei pagamenti. Proviamo a intenderci: se usiamo una banconota da 100 euro, varrà ancora 100 euro dopo essere passata di mano cento volte. Se invece a ogni operazione telematica fosse applicata una commissione dell’1 per cento, dopo cento passaggi rimarrebbero solo 37 euro. Dunque, il vero problema è il calcolo del costo della transazione. 

Tutti concordano che il “sistema dei pagamenti elettronici” vada remunerato, alla pari di come avviene per il circolante, ma come? Serve un regime concessorio e non un prelievo percentuale. Lo stato potrebbe sostenere i costi dell’infrastruttura del pagamento elettronico (come gestione informatica, rete pos, sicurezza) direttamente, come fa attualmente per il contante. Oppure, potrebbe mettere a bando il servizio, che però non sarà remunerato a transazione ma a funzione. Ovvero: qual è il costo industriale della gestione del sistema che sorregge le transizioni elettroniche? Si fa periodicamente una gara (come per le varie concessioni dello stato) e chi assicura le migliori condizioni (costo, velocità, capillarità, sicurezza) vince. Altrimenti lo farà lo stato, anzi lo fa già. Infatti, di recente è stato introdotto un “bonus bancomat” che consente di portare (giustamente) in detrazione fino al 100 per cento del costo sostenuto dall’esercente o dal professionista per le commissioni e i pos. Il che vuol dire proprio sostenere il costo del sistema dei pagamenti elettronici con la fiscalità generale. 

Eliminare il contante ha molti vantaggi 

Circolano tanti luoghi comuni evocati da chi è contrario al denaro elettronico, proviamo a smontarne qualcuno. “Il contante è gratis”: alla Banca d’Italia costa 8 miliardi all’anno. “C’è un alto rischio di frodi informatiche”: molto meno rispetto a furti e rapine ed è assicurabile. “Limita la privacy”: nessuno vedrebbe i movimenti dei conti a meno che non ci sia una indagine giudiziaria, come accade già adesso. “Surriscalda l’economia”: nel breve periodo si dovranno trovare nuovi equilibri (costi, salari e prezzi più alti che però vogliono dire pure maggior gettito e contributi). “Favorisce le spese compulsive”: le carte hanno regolazioni qualitative (cosa si può o meno comprare) e quantitative (limiti di spesa), contribuendo a contrastare ludopatie e dipendenze. “È un problema del Mezzogiorno”: la Banca d’Italia (2021) nota che sebbene circoli in media più denaro al Sud, è al Nord che i movimenti sono legati al riciclaggio (è una sorta di marcatore di comportamenti illeciti).

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Data la pervasività dell’economia sommersa nel nostro paese, noi più di altri potremmo trarre significativi vantaggi dalla riduzione o abolizione del circolante, poiché aumenta il gettito (prerequisito per ridurre le tasse); combatte l’ipocrisia, terreno di cova dell’evasione, dell’elusione, delle combine; contrasta la concorrenza sleale (facilita i controlli); rende difficile la contraffazione (danno ingentissimo per l’Italia); non è un balsamo per la malvagità però farebbe emergere la doppiezza che aleggia su usi e costumi vietati ma diffusi (come i 14,8 miliardi spesi all’anno in droga o i 4,7 in prostituzione; rende difficilissima la clandestinità (latitanti, mafiosi, persone con il foglio di via, terroristi); rende complicato lo sfruttamento delle persone, poiché fa emergere pratiche illecite o ricattatorie; migliora la tracciabilità dei prodotti (fattori di produzione); riduce le frodi e contrasta le false dichiarazioni; soffoca corruzione e usura; rende complessa la realizzazione di provviste illecite e le fughe di capitali; tutela dai falsi professionisti (al pos è abbinata una posizione fiscale e contributiva); sostiene la domanda interna (il nero è consumato sul posto) e, infine, è il frutto dei tempi, infatti è funzionale al mondo digitale (e-commerce, Nfc). A considerazioni simile giunge Friedrich Schneider (2019).

Far luce sulla nostra economia vuol dire renderla credibile, giusta, potente. E sradicherebbe l’immagine caricaturale del furbetto che invece è uno che “crea solo un grave danno economico e sociale”, come sostiene il generale della Guardia di finanza Giuseppe Arbore. Delle tante transizioni in corso, quella culturale è la più importante.

In questo periodo, governo e parti sociali sono ai ferri corti per l’ennesima riforma della previdenza: la demografia, gli scandalosi diritti acquisiti nel passato e la cattiva occupazione congiurano contro un equo e sostenibile sistema previdenziale, richiedendo scelte impopolari. Se l’economia sommersa e il lavoro nero venissero eliminate avremmo risorse per la previdenza, il welfare e i salari, con relativo aumento del benessere sociale.

* Le opinioni espresse non impegnano l’Istituto d’appartenenza.

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  1. Arduino Coltai

    Altro ottimo articolo. E altra riforma strutturale da fare assolutamente. Flessibilità in uscita per chi vuole andare in pensione, ma con l’assegno calcolato con il contributivo e scorporo di previdenza ed assistenza ed eliminazione del contante, accoppiata con una riduzione generalizzata delle tasse. La moneta (di carta o meno) è una convenzione. Nel 2021, visto che la tecnologia lo consente, bisognerebbe eliminare la moneta e i pagamenti cash rendendo tracciabili tutte le transizioni. Ci sarebbero solo vantaggi (e tanti…).

  2. ugo

    Condivido al 100%100 le osservazioni sui disastri quotidiani della permanenza del cash. Ferrea logica sostiene le argomentazioni che smontano i luoghi comuni dei contrari; argomentazioni inappuntabili quelle riferite ai vantaggi per l’economia, la giustizia e la moralità. Chi è disposto a lottare nell’agone politico per la riforma cashless? Ahimè, non vedo nessun partito che è disposto a prenderne in mano la bandiera… dall’estrema destra all’estrema sinistra passando dal centro. All’oligarchia dei partiti forse fa comodo il sommerso? Aspetto da San Draghi anche questo miracolo…

  3. Firmin

    La fig. 1 non supporta affatto la tesi che economia sommersa e contante vadano di pari passo. Se si toglie la retta di regressione (che spiegaappena la metà del fenomeno), si vede immediatamente che in realtà ci sono DUE gruppi di paesi: uno con un nero inferiore al 15% ed uno superiore al 20%. All’interno del primo cluster si può addirittura individuare una relazione NEGATIVA tra contante e sommerso. C’è ancora qualcuno che crede davvero che gli scambi nel sommerso (e soprattutto nelle attività criminali) avvengano tramite il contante? C’è uno stuolo di “cartiere”, prestanome e imprese che nascono e falliscono molto prima che il fisco se ne accorga che utilizzano in modo creativo strumenti tracciabilissimi (e non solo le sofisticate criptovalute). E ci sono stati sovrani “rispettabili”, come il Delaware negli USA, il Lussemburgo, l’Olanda, l’Austria e l’Irlanda in Europa (per non parlare di buchi neri fiscali come Andorra e il Liechtenstein o le isole Cayman) che reggono il sacco. Illudersi di eliminare il sommerso togliendo il contante dalla circolazione è come dissanguare un malato di leucemia per guarirlo.

    • Emiliano

      Gentile Firmin concordo con la sua lettura del grafico, infatti è stato commento solo come una “relazione diretta e crescente” senza alcuna pretesa di essere una relazione forte o generalizzabile. Credo che la peculiarità dei singoli sistemi richieda una lettura specifica, che comprenda costumi sociali, senso civico e caratteristiche produttive. Il denaro elettronico non è un balsamo e sicuramente si troveranno nuovi sistemi e triangolazioni per eludere la legge ma per molti aspetti di la tracciabilità è un deterrente forte all’illecito. Pel le cripto valute e i paradisi fiscali o la tassazione è un percorso da fare insieme agli altri Paesi, come per la global tax. Gli interessi sono enormi e le soluzioni complesse, ovviamente, ma parlarne è l’inizio del confronto.
      Un caro saluto EM

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