Il premio Nobel per la pace 2021 è stato assegnato a due giornalisti indipendenti. Il riconoscimento arriva in un periodo particolarmente difficile per la libertà di stampa, in tutto il mondo. Anche la pandemia è utile per limitare il ruolo della stampa.

Chi sono i giornalisti premiati

Venerdì 8 ottobre, il premio Nobel per la pace 2021 è stato assegnato a Dmitrij Muratov, direttore e cofondatore del giornale di inchiesta russo Novaya Gazeta, e a Maria Ressa, cofondatrice e direttrice di Rappler, sito di informazione noto per le inchieste condotte sulle campagne antidroga del presidente filippino Rodrigo Duterte. Due giornalisti, entrambi a capo di testate libere e indipendenti, entrambi dissidenti nel proprio paese. Un messaggio forte da parte della Commissione norvegese, arrivato dopo un anno e mezzo durante il quale il mondo del giornalismo e il lavoro dei giornalisti nel mondo sono stati messi a rischio su più fronti.

Maria Ressa, simbolo della lotta alla disinformazione e alla violenza verso le giornaliste donne, ha fondato Rappler nel 2012 insieme ad altre tre colleghe. È stata tra i primi a denunciare l’utilizzo incondizionato di notizie false da parte di Duterte e dei suoi sostenitori durante la campagna elettorale del 2016, e il suo impegno nelle inchieste sulla lotta alle droghe del presidente filippino – lotta condannata dalle Nazioni Unite a causa delle migliaia di morti che ha provocato – le è costato numerose denunce e condanne penali. Al momento, sono in corso nove diversi processi contro di lei. Dalla sua fondazione a oggi, però, Rappler è diventata una delle testate in lingua inglese più influenti nelle Filippine, e la sua redazione, inizialmente composta da 12 giornalisti, ora conta più di cento persone.

Dimtrij Muratov, tra le figure più importanti della stampa libera in Russia degli ultimi anni, ha fondato Novaya Gazeta poco dopo la caduta dell’Unione Sovietica, nel 1993, e ne è stato quasi ininterrottamente direttore per 24 anni. Ha dedicato il premio al suo giornale e ai sei giornalisti uccisi nel corso degli anni per via del proprio lavoro. Novaya Gazeta è famosa per le importanti inchieste condotte sulla classe dirigente russa, sugli oligarchi legati al governo di Putin e sulla guerra in Cecenia dei primi anni Duemila, e, non da ultimo, per essere l’emblema della stampa indipendente in Russia.

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Le minacce alla libertà di stampa

Il premio Nobel per la pace 2021, conferito per gli sforzi “nel tutelare la libertà di espressione, condizione necessaria per la democrazia e la pace duratura”, rappresenta un grande riconoscimento al mondo del giornalismo, alla fine di un anno e mezzo particolarmente difficile per la libertà di stampa.

Il 2020 e il 2021, infatti, hanno visto un forte deterioramento della libertà di stampa e di espressione in tutto il mondo. La situazione è legata sia ad alcuni casi particolari – basti pensare alla chiusura di Apple Daily, il più grande giornale a favore della democrazia di Hong Kong, o alle difficoltà affrontate dai giornalisti e dalle giornaliste in Afghanistan durante la ritirata americana – sia alla pandemia e alla crisi causata dal coronavirus.

Da una parte, le numerose proteste contro lockdown e restrizioni hanno portato a vari episodi di violenza e molestie nei confronti dei giornalisti incaricati di seguire le manifestazioni, dall’altra, in molti paesi il Covid è stato utilizzato da governi autoritari come scusa per limitare la diffusione di notizie libere e indipendenti che andassero contro la linea ufficiale.

I dati riportati dallo US Press Freedom Tracker dipingono un’immagine preoccupante: solamente negli Stati Uniti, dal 2019 al 2020 i casi di aggressioni a giornalisti sono aumentati di più di dieci volte (da 39 a 421), mentre gli arresti o le denunce penali sono stati di quindici volte superiori (da 9 a 242); per non parlare dei danni alle apparecchiature tecniche, anch’essi particolarmente frequenti durante le manifestazioni.

Purtroppo, però, gli Stati Uniti non sono un caso isolato. La Commissione per la protezione dei giornalisti ha compilato una lista di dieci “sintomi” cui prestare attenzione durante la crisi del Covid: tra questi, la criminalizzazione dell’informazione e la presenza di giornalisti in prigione, l’aumento di minacce e molestie online nei confronti dei giornalisti – tra i casi citati, un giornalista di Novaya Gazeta minacciato dal leader ceceno Ramzan Kadurov per un articolo sulla progressione della pandemia – l’accesso limitato all’informazione e le espulsioni e il ritiro dei visti. In risposta all’espulsione di tre reporter americani dalla Cina, per esempio, a marzo gli Stati Uniti hanno imposto un limite di cento visti per i media cinesi. Si arriva poi anche a casi più gravi, come la sospensione incondizionata della libertà di espressione: in Liberia, la costituzione conferisce al presidente il potere di “sospendere o modificare alcuni diritti, libertà e garanzie” e la libertà di stampa è protetta “salvo in casi di emergenza”, mentre in Honduras la dichiarazione dello stato di emergenza del 16 marzo ha portato a una effettiva interruzione, per qualche giorno, della libertà di espressione.

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Non mancano poi i casi in Europa. L’8 ottobre 2021, giorno di assegnazione del premio Nobel per la pace, in Polonia una giornalista è stata fermata e interrogata dalla polizia perché si trovava al confine con la Bielorussia. In Croazia, un’ordinanza di un tribunale ha bloccato un nuovo sito di informazione, per un servizio su una clinica di infanzia gestita dallo stato.

 L’Italia, poi, viene menzionata da più parti per via delle minacce da parte della criminalità organizzata: attualmente, i giornalisti sotto scorta sono venti. La posizione del nostro paese nella classifica del World Press Freedom Index è migliorata dal 2019 al 2020, ma rimaniamo ancora solo al numero 41 su 180, dietro a Namibia, Sud Africa, Burkina Faso e Botswana.

La strada da percorrere rimane ancora molta, come molti sono i passi che si potrebbero fare per proteggere la libertà di stampa e di espressione e il ruolo dei giornalisti nel mondo. Il premio Nobel per la pace 2021 a Maria Ressa e Dmitrij Muratov è sicuramente un passo avanti rispetto alla situazione degli ultimi anni.

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