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  1. Alberto Lusiani Rispondi
    Considero radicalmente sbagliato prevedere benefici che si azzerano col reddito, come proposto qui per l'assegno unico per i figli. Questa operazione corrisponde matematicamente esattamente ad una detrazione unica per tutti i redditi, piu' un aumento di imposizione marginale (3.7% qui) unicamente per i redditi fino al reddito per cui il beneficio si azzera, poi per redditi ancora superiori l'imposizione marginale diminuisce, andando addirittura contro la Costituzione. E' banale eliminare questa scorrettezza dando esattamente lo stesso beneficio a tutti e poi - se lo si desidera - aumentando le aliquote di scaglione, ma per tutti i redditi, non solo per quelli fino al reddito di azzeramento del beneficio.
  2. Carmelo Rispondi
    L'affermazione dello "stimolo all'ingresso nel mercato del lavoro" di una neo mamma è pura fantasia, certo auspicabile in un mondo perfetto. La macchinosità dei calcoli è la stringente burocrazia non creano il terreno adatto alla messa al mondo di una nuova vita. Immaginate una coppia che debba scegliere se e quanti figli avere se può essere stimolata da questi "incentivi"
  3. Enrico D'Elia Rispondi
    Non sarebbe più semplice attribuire a ciascun neonato una "dote" di patrimonio (p.es. in titoli di stato vincolati) e di reddito (sotto forma di un assegno annuale) che verrebbero versati ai genitori fino alla maggiore età e che diminuissero col tempo dopo la fine del percorso di formazione, prevedendo dei correttivi in caso di fragilità? Il tutto potrebbe essere trattato fiscalmente come qualsiasi patrimonio e reddito dei percettori (ossia dei genitori fino alla maggiore età). A questa "dote" si potrebbe aggiungere un reddito di cittadinanza in caso di necessità. Non deve essere difficile calcolare la dote in modo da non superare il costo dell'attuale sistema. Il tutto lasciando il pace le dichiarazioni anagrafiche e le scelte di vita personali sulla composizione, i legami giuridici e la residenza dei membri della "famiglia".