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  1. Giuseppe Rispondi
    Mi sembra che in questo intervento della dott.ssa Valente sia salvabile soprattutto l'aspetto delle sedi scolastiche: le nostre scuole sono luoghi vecchi, spesso costruiti da incompetenti e pure tristi. E l'edilizia scolastica, cioè i luoghi dell'apprendimento, costituiscono uno dei pochi fattori certi di accrescimento delle performance studentesche. Dobbiamo creare dei luoghi di studio belli da starci, nei quali praticare sport, attrezzati con le nuove tecnologie e nei quali trascorrere anche tempo di tipo relazionale. Bisogna poi cambiare la struttura dei cicli: recuperare il progetto distrutto dal primo governo Berlusconi di riordino avviato dal ministro Luigi Berlinguer. L'Italia è e resta l'unico paese al mondo che diploma i propri figli a 19 anni, da maggiorenni, ma ridurre il tempo delle le superiori è un errore: bisogna intervenire sulle scuole medie creando un unico ciclo con la elementari. Bisogna inoltre completare la gestione autonoma delle scuole, in primis selezionando presidi davvero formati al compito, capaci di una visione strategica e non dei semplici burocrati Certo che gli insegnanti vanno formati bene, ma non credo proprio che i nostri siano peggiori di quelli tedeschi: in genere sono persone motivate, molto competenti nella propria materia e anche aperta all'innovazione didattica pur senza tanto clamore e propaganda. Che è forse la ragione per cui la dott.ssa Valente su questo argomento ne sa poco.
  2. Carmen Rispondi
    I paradossi dell'articolo sono due: si lamenta che i docenti italiani non sappiano insegnare e si afferma la necessità che apprendano a farlo prima di salire in cattedra guardando al modello tedesco dell'apprendimento della pratica didattica attraverso i tirocini quando in Italia i docenti la pratica didattica la apprendono sul serio, e non attraverso simulazioni, con anni di precariato prima dell'immissione in ruolo. Inoltre le cattedre rimangono vuote perché vengono autorizzati dal MIUR e dal MEF per il ruolo meno posti di quelli effettivamente disponibili. I candidati ci sono. Si preferisce tenerli precari. Infine ho lavorato con contratti di docenza all'italiana (ore frontali a scuola e funzionali all'insegnamento a casa) e con contratti in paesi stranieri di 40 ore, frontali e funzionali interamente svolte a scuola: la produttività era incomparabile a favore nettamente della prima tipologia di contratto potendo scegliere il momento per me migliore della giornata e della settimana per preparare lezioni, correggere i compiti, fare ricerche di materiale, formarmi, etc. Ancora pensiamo che per produrre qualità occorra la quantità di ore svolte esclusivamente sul luogo di lavoro ? Ha ragione il lettore quando afferma che la docenza non si può ridurre ad un mero ruolo impiegatizio. E' ben altro.
  3. Belzebu' Rispondi
    Avendo effettuato, professionalmente, verifiche di adeguamento sismico su edifici scolastici esistenti, ed avendo constatato poi, che i lavori per tale adeguamento non vengono effettuati dai sindaci, sarebbe piu' utile procedere con un programma di demolizione e ricostruzione programmata di tutta l'edilizia scolastica. -Progetto unico nazionale, adeguato, riconoscibile e ripetibile; -Classi con 10 alunni max.15; Secondo me anche ripristino della didattica e vecchi ordinamenti universitari.
  4. GIOVANNI GOVERNATORI Rispondi
    Mi fa piacere leggere articoli come questo perché mi convince sempre di più che il rinnovamento della scuola non è fatto solo "tecnico", ma innanzitutto politico. Ogni investimento economico nella scuola deve essere sempre preceduto dalla domanda: Investire soldi nella scuola è una cosa buona? Se questa pandemia ha un risvolto positivo è il seguente: non si può più pensare (a livello politico!) che la scuola sia l'ultima ruota del carro. La scuola, insieme alla salute, deve diventare l'avanguardia di un progresso sostanziale e non solo di facciata.
  5. Antonello Rispondi
    Sono completamente d’accordo, ma manca un altro grande punto da affrontare, che è più “interno” al sistema educativo italiano ed alle sedi in cui si svolgono le attività, ma d’altronde riguarda più gli aspetti curricolari e didattici e quindi non era questa la sede per affrontarlo. Solo per richiamarlo in breve, è l’annosissimo problema della riforma dei cicli. Si continua a parlare di una scuola superiore che dovrebbe diventare di 4 anni quando invece la soluzione, certo non banale né semplice, è accorpare primaria e secondaria di primo grado costruendo un percorso di 7 anni scolastici omogenei, invece che i 5+3 attuali che sono ripetitivi (e, come sappiamo bene, la scuola media attuale è considerata da tutte le analisi il vero nodo da sciogliere). Ma questo sarebbe una sfida titanica (anche dal punto di vista burocratico, di inquadramento, ecc. ) per governi, sindacati, docenti e studenti. Infine, solo un inciso: le nuove risorse (che non dovrebbero essere una tantum) dovrebbero essere utilizzate anche per ricreare in pianta stabile quegli utili specialismi ormai spariti, soprattutto dalla scuola primaria: ginnastica, musica, inglese....
  6. Luca Cigolini Rispondi
    Guardi che è già un lavoro a tempo pieno, almeno per me e per la maggior parte degli insegnanti che conosco. Per qualche anno ho tenuto conto delle ore effettivamente lavorate: tra le 1400 e le 1500 (contro una media nazionale di circa 1750). Significa che da settembre a giugno lavoro tra le 35 e le 40 ore a settimana, con punte di 45/50 quando si accumulano scrutini, riunioni e correzioni. La differenza rispetto agli altri dipendenti è data dai periodi di chiusura della scuola, in cui si lavora meno (per me inizio luglio, fine agosto, seconda metà di giugno) o non si lavora affatto (all'incirca dal 10 luglio se ci sono gli esami, altrimenti dal 1 e fin verso il 23 / 25 agosto, con gli esami per il recupero, e il periodo natalizio). Ma mi pare che queste ore in meno siano abbondantemente compensate dall'ammontare della paga! Aggiungo che l'insegnamento è (e dovrebbe continuare ad essere) una professione, non un impiego: se si arriverà a pretendere di controllare il lavoro svolto dagli insegnanti tenendoli a scuola per quaranta ore a settimana (anche dando loro più soldi), assimilandoli completamente agli impiegati, si renderà questa professione un mero adempito di pratiche, riducendo la qualità dell'insegnamento!
    • Luca Guerrini Rispondi
      Si. Il problema è che le ore che lei lavora sono un suo eclettismo, di cui le siamo sicuramente grati. Non certo di una regolamentazione standard. Credo di non doverle portare esempi in negativo che nella sua carriera avrà certamente incontrato. E allora, perché non pagare di più chi decide di impegnarsi e punire chi non lo fa? Perché continuare a permettere a insegnanti non motivati e non formati di influire sui nostri figli? Perché non dotare chi vuole e può di strutture che gli permettano di svolgere il proprio compito/dovere/missione all'interno delle strutture pubbliche e non nelle case private? Lascio andare, per la carità degli dei, le valutazioni sulle ore svolte da insegnanti di ginnastica e religione...