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  1. Giuseppe D'Angelo Rispondi
    Premesso che "gli anziani malati cronici non autosufficienti e le persone colpite da demenza senile sono soggetti colpiti da gravi patologie che hanno avuto come esito la devastante compromissione della loro autosufficienza e pertanto hanno in tutti i casi esigenze sanitarie e socio-sanitarie indifferibili in relazione ai loro quadri clinici e patologici" (OMCEOTo), ergo è la Sanità che DEVE, in base alle norme vigenti, intervenire a tutela del DIRITTO alle cure. La Salute (art.32 Cost.) è un concetto molto più ampio di malattia.
  2. umberto scaccabarozzi Rispondi
    Nel rapporto sulla non autosufficienza in Italia-2010,alla fine,nelle questioni aperte,leggo:Quale ruolo deve esercitare il pubblico nel garantire qualità e certezza dei servizi in ogni Regione d'Italia ai cittadini anziani fragili ...?Vediamo come è andata in Lombardia con la Riforma sanitaria Maroni del 2015.In Lombardia l'assistenza di un milione e mezzo di pazienti cronici è stata data in appalto a un nucleo ristretto di gestori per lo più privati,con l'arretramento dell'organizzazione diretta delle cure primarie,in particolare del MMG,da parte della struttura pubblica.Speriamo in un Progetto almeno coerente. Umberto Scaccabarozzi
  3. Bruno Perin Rispondi
    L'iniziativa è sicuramente lodevole, così come lo sono state tante altre in questi ultimi decenni. L'esito purtroppo, non è stato adeguato alle necessità e il confronto si è limitato al finanziamento o meno del fondo per la non autosufficienza. Fondo che è stato utilizzato prevalentemente per la copertura dei costi di struttura e solo marginalmente alle persone N.A. Il dibattito infinito sembra limitarsi sulla riunificazione o meno degli interventi sanitari con quelli socio-assistenziali, come a dire che non sono interdipendenti. Il documento citato ha il pregio di mettere in evidenza l'aspetto del badantato, parte prevalente dell'attività assistenziale. La riforma dovrebbe quindi sciogliere il nodo se lo Stato abdichi alle badanti la funzione di assistenza o colga l'occasione per soluzioni organizzate e accreditate dei servizi di ausilio familiare, non ultima la fase consulenziale verso le famiglie per orientarsi nella giusta forma di assistenza domiciliare.
  4. giuseppe brunetti Rispondi
    Buona sera. Apprezzo molto l'articolo scritto dal prof. Gori. Molto interessante. Argomento che merita di essere commentato almeno dai lettori più attenti. Speriamo che la sua proposta sia presa in seria considerazione così da poterci trovare allineati almeno ai paesi europei che hanno già adottato tali provvedimenti. Come ricordava spesso un noto giornalista, recentemente scomparso, viviamo nel presente come se non dovessimo mai invecchiare. Cordialmente, Giuseppe
  5. Savino Rispondi
    Rifare il welfare significa anche rifare la previdenza e l'assistenza sociale e trattare le materie per quelle che sono.Un ex generale di 90 anni e oltre non è necessario che abbia un trattamento economico per il ruolo che aveva molti anni fa, ma è indispensabile che abbia un'assistenza adeguata sul piano umano e professionale.