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Facciamo i conti con la patrimoniale

Un emendamento alla legge di bilancio propone di sostituire Imu e imposta di bollo con una patrimoniale di tipo personale. Le entrate dello stato si ridurrebbero di diversi miliardi, anche senza tener conto di possibili evasioni ed elusioni.

La patrimoniale nell’emendamento

Un emendamento alla legge di bilancio propone l’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli. A sostituirle sarebbe un’aliquota progressiva sui grandi patrimoni.

Come già sottolineato da altri, una riforma di tale portata non dovrebbe essere il contenuto di un emendamento, ma di un apposito disegno di legge organico. Tuttavia, proviamo a stimare l’impatto della proposta. In particolare, la proposta prevede di applicare un’aliquota dello 0,2 per cento ai patrimoni compresi tra 500 mila e 1 milione di euro, dello 0,5 per cento tra un 1 milione e 5 milioni, dell’1 per cento tra 5 e 50 milioni, del 2 per cento tra 50 milioni e un miliardo. Per il solo 2021 è poi prevista una tassazione del 3 per cento su ricchezze superiori a un miliardo.

La definizione del patrimonio che si ha in mente è data dalla somma di attività reali (come terreni e fabbricati) e attività finanziarie (come azioni e obbligazioni) al netto delle passività finanziarie (debiti, mutui e altro). L’aliquota si applica con una franchigia di 500 mila euro.

La simulazione

Poiché si tratta di sostituire l’Imu e l’imposta di bollo, è importante capire quanto si ricaverebbe con la nuova imposta. In una prima fase della discussione parlamentare l’emendamento era stato respinto perché si riteneva che il gettito della nuova imposta non coprisse quello delle imposte soppresse. In effetti, le entrate che verrebbero a mancare sopprimendo Imu e imposta di bollo non sono di poco conto. Nel periodo dal 2016 al 2018 si trattava di una cifra annua attorno ai 25 miliardi. Il calcolo, però, non è facile. Bisognerebbe infatti disporre della distribuzione della ricchezza reale e finanziaria per quantili.

Per ovviare al problema esiste una tecnica di stima indiretta. Poiché conosciamo la ricchezza aggregata degli italiani, la popolazione adulta e la percentuale di ricchezza associata ai quantili più ricchi possiamo stimare la distribuzione della ricchezza utilizzando il simulatore messo a disposizione da Thomas Piketty (Appendice del capitolo 15 de Il capitale nel XXI secolo). Si usa la legge empirica per cui la frazione di persone con ricchezza superiore a un certo limite è data dalla applicazione della legge di Pareto, che tiene conto delle caratteristiche demografiche e di crescita economica del paese considerato.

Ci avvaliamo di diverse fonti. In particolare, dal rapporto di Oxfam, elaborato su dati di Credit Suisse, otteniamo la percentuale di ricchezza associata al 10 per cento e all’1 per cento più ricco della popolazione. Quella associata allo 0,1 e 0,01 per cento più ricco è invece tratta da “The concentration of personal wealth in Italy 1995-2016” di Paolo Acciari, Facundo Alvaredo e Salvatore Morelli. Infine il patrimonio dei 10 più ricchi miliardari (0,00002 per cento della popolazione) è fornito dai dati pubblicati da Forbes, che sono utilizzati da Credit Suisse. Nell’articolo di Acciari, Alvaredo e Morelli si mostra che le stime sono, per gli anni dal 2012 al 2016, in linea con quelle di Credit Suisse per l’1 per cento più ricco della popolazione e con quelle di Forbes per la stima dei miliardari. Il dato sulla ricchezza totale proviene dal World Inequality Database.

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Secondo le nostre stime (riportate in tabella 1) nella classe tra 500 mila e un 1 milione ricade il 3,4 per cento della popolazione, che detiene il 13,8 per cento della ricchezza nazionale, nel seconda classe – compresa tra 1 e 5 milioni – c’è l’1,6 per cento, che possiede il 16,8 per cento della ricchezza, nella terza classe – compresa tra 5 e 50 milioni – c’è lo 0,1 per cento che possiede il 6,3 per cento della ricchezza, nella classe tra 50 milioni e un miliardo, lo 0,01 per cento detiene il 4, 7% per cento della ricchezza, mentre quelli sopra il miliardo hanno l’1,7 per cento della ricchezza nazionale. Complessivamente, il 5,1101 per cento più ricco della popolazione detiene il 43 per cento della ricchezza nazionale, per un totale di 3.742 miliardi.

Applicando le aliquote proposte nell’emendamento, si ottiene il gettito derivante da ogni classe. In particolare, nello scenario 1 riportato in tabella 2, in cui viene applicata l’aliquota del 3 per cento ai patrimoni superiori al miliardo, la classe più bassa genera un gettito di 683 milioni, la seconda di 5,3 miliardi, la terza 5,1 miliardi, la quarta 8,1 miliardi e la quinta 4,3 miliardi. Sommando, si ottengono 23,5 miliardi: un gettito non molto lontano da quello generato dalle imposte soppresse (25,8 miliardi nell’anno di riferimento, il 2016). Mancherebbero 2,3 miliardi. Più di 17 miliardi arriverebbero da coloro i quali hanno più di 5 milioni di patrimonio.

Nel caso in cui non ci fosse il contributo straordinario dei miliardari (scenario 2) per il solo 2021, mancherebbero altri 1,4 miliardi che, sommati ai precedenti 2,3 miliardi, porterebbero il totale a 3,7 miliardi. Più di 16 miliardi arriverebbero da coloro i quali hanno più di 5 milioni di patrimonio.

In conclusione, la proposta di introdurre una patrimoniale al posto di Imu e imposta di bollo apporterebbe un gettito, a regime, inferiore del 14 per cento a quello soppresso negli anni successivi al 2021 e pari al 9 per cento nel 2021, quando è previsto un contributo straordinario da parte dei miliardari. I proponenti dell’emendamento dovranno chiarire come intendono recuperare le risorse mancanti. Bisogna anche tener conto che la simulazione non ipotizza alcuna reazione in termini di elusione o evasione dell’imposta, che invece potrebbero diminuire considerevolmente il gettito previsto.

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I problemi

Quella proposta è un’imposta personale e ciò comporta due conseguenze. La prima è un incentivo a frazionare il patrimonio tra i familiari per stare sotto la soglia, che potrebbe ridurre il gettito.

In secondo luogo, l’imposta non si applica alle società di capitali. È dunque possibile che i ricchi, soprattutto i molto ricchi, trovino vie legali per attribuire a entità separate la titolarità dei loro patrimoni: ad esempio, trust, società fiduciarie o altro. Questi soggetti pagherebbero la patrimoniale? Il patrimonio da essi gestito può essere ricondotto in capo a una persona fisica? Sarebbe necessaria la creazione di un’anagrafe patrimoniale, che può essere realizzata solo se, come propone Piketty, le informazioni sui conti bancari vengono automaticamente condivise tra le autorità di tassazione di tutti i paesi del mondo: è chiaramente un obiettivo difficilmente raggiungibile, visti i vincoli di privacy attuali.

Una eventuale proposta di legge – e non un semplice emendamento – deve affrontare tutte queste criticità, che non sono di poco conto. Si rischia infatti di eliminare due imposte dal gettito certo, come l’Imu e l’imposta di bollo, per una dal gettito profondamente incerto perché senza adeguate informazioni tributarie le entrate potrebbero essere sensibilmente inferiori a quelle della nostra stima. Tra l’altro, se la proposta fosse approvata, verrebbe cancellata l’Imu, ovvero la principale fonte di gettito di cui dispongono oggi i comuni, che dovrebbero quindi essere compensati con trasferimenti, perdendo la loro autonomia impositiva.

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23 commenti

  1. BEBA

    Grazie dell’articolo. Vorrei condividere l’approccio dell’Olanda a questo riguardo. La patrimoniale si applica al contante detenuto in banca, sopra i 30k euro per fiscal partner, e sulle azioni. Al momento del tax return annuale tutto e’ già pre-compilato e si applica un’aliquota dell’1.3-1.4%. Nonostante ci siano lamentele al riguardo, visto che la tassazione per i redditi superiori ai 50k e di circa il 50%, ma non c’è alternativa al pagare. Gli immobili sono tassati separatamente. So che la maggior parte dei contribuenti italiani piange miseria, ma pensate che un approccio simile sarebbe fattibile in Italia?

  2. Henri Schmit

    Bellissimo articolo, preciso e trasparente nelle stime, convincente nella conclusione. Alcune osservazioni marginali: 1. La fuga dei capitali che ci sarebbe prenderebbe due forme: strutture elusive e trasferimento della residenza fiscale all’estero. La prima si può combattere, la seconda no. 2. L’osservazione su trust e intestazioni fiduciarie non è un vero problema. Basta ricondurre tutto al beneficial owner (la sostanza invece della forma), come fanno tutte le legislazioni serie e il problema non sussiste. 3. Esistono forme di elusione, esenzioni inique, incoerenti: gran parte dei portafogli mobili e liquidi (gestiti) importanti (diciamo oltre 10 milioni) sono investiti (da contribuenti tendenzialmente anziani) artificialmente in polizze assicurative, non soggette a tassazione né per il rendimenti/plusvalenze annuale né per il passaggio dall’assicurato al beneficiario (erede o gratificato). Conclusione: invece di pensare a una patrimoniale generale conviene per motivi prudenziali perfezionare i regimi d’imposizione esistenti 1. dei redditi di capitale, 2. della patrimoniale immobiliare (riforma catasto e applicazione alla 1a casa con franchigia per nucleo) e 3. dell’Irpef troppo pesante sui redditi bassi, non abbastanza progressiva sui redditi alti.

    • gabriel04

      Interessante l’osservazione sui portafogli mobili investiti in polizze assicurative.
      Vorrei chiedere: che si intende per ” perfezionare i regimi d’imposizione sui redditi da capitale”. Le rendite finanziarie al momento sono tassate al 26%, aliquota costante indipendente dal livello di tali redditi, che non mi sembra pochissimo. Esclusi ovviamente i titoli di stato, dove un aumento della tassazione si risolverebbe unicamente in una partita di giro.
      Altra osservazione: a guardare i dati, il grosso dell’imposizione fiscale è sopportata dai redditi medi, i redditi bassi pagano pochissimo.

      Ricordo infine cosa disse Mario Monti quando fu al governo e si parlò di patrimoniale. Disse che in linea di principio non era contrario, ma che una patrimoniale fatta bene richiedeva quattro anni di studio.
      Ecco, questa è una questione centrale a mio parere, il mio timore è che una patrimoniale improvvisata faccia solo danni, e comporti rischi di macelleria sociale, colpendo redditi medi già abbastanza colpiti.

      • Henri Schmit

        Non ho idee rigide sulla tassazione più equa e più efficiente del reddito da risparmio, liquido, titoli quotati o illiquidi. Intendevo solo far notare l’abuso delle polizze vita italiane, o estere a volte ancora più convenienti. Numerosi importanti patrimoni gestiti sono investiti attraverso polizze che procurano artificialmente un doppio vantaggio fiscale, a mio parere del tutto ingiustificato. Detto ciò, in materia di tassazione del risparmio bisogna essere molto cauti per evitare effetti non voluti. Quello che servirebbe adesso sarebbe un’esenzione fiscale per almeno 5 anni delle plusvalenze (e dei dividendi) di tutti gli investimenti in capitale, grandi i piccoli, fatti nel 2021, in modo da canalizzare il risparmio liquido cresciuto sensibilmente nel 2020 nelle imprese troppo indebitate, sottocapitalizzate. Altri paesi come la Francia lo stanno valutando.

        • gabriel04

          Grazie della risposta. In effetti, anche io mi preoccupavo del finanziamento delle imprese.

  3. Enrico Motta

    Domanda non retorica agli autori: il bollo auto è una imposta patrimoniale? O una tassa, ma per quale prestazione? Il gettito è circa 6 miliardi e mezzo.

  4. Escher

    Interessante: teniamo due imposte patrimoniali (che però non chiamiamo patrimoniali) perchè garantiscono un gettito maggiore di una imposta che potremmo chiamare patrimoniale che insiste sulle stesse basi imponibili in modo un po’ diverso. Ma le stupidaggini che si sono fatte sull’IMU detassando la prima casa (con tutte le difficoltà di definire cosa sia prima casa invece appunto di usare una franchigia), i trust che già adesso ci sono per consentire a chi ha davvero i soldi di non preoccuparsi di cosa succede al paese non fregano niente a nessuno?

    • Piero

      Articolo illuminante per chiarezza di scansione del problema, che è reale ( al di là delle polemiche “a prescindere” di qs giorno). Perdonatemi la rozzezza del quesito: ma i dati dell’ indagine sul risparmio della Banca d’Italia non permettono il breakdown per detentori di asset ?

  5. Giacomo

    Articolo molto bello, circostanziato e che permette di capire il problema. Speriamo lo leggano anche in parlamento. Il problema è che, secondo me, il parlmentare medio non ha idea di che cosa voglia dire patrimonio in una situazione di globalizzazione e mobilità dei capitali. Sono convinti che ci siano persone con 2 miliardi sul conto personale e che, se anche ci fossero, tassandoglieli questi li lascerebbero lì alla mercè del fisco.

  6. Fabrizio Fabi

    Bene l’articolo e benissimo i commenti ! Sono favorevole alle patrimonilai, soprattutto perché più difficili da evadere. E mi pare chiaro che qualsiasi patrimoniale non possa essere che proporzionale alla base imponibile. Nemmeno prevederei franchigie, e meno ancora esenzioni della prima casa. Invece, si potrebbe prevedere una di “restituzione” di una quota (20% ?) del gettito dell’anno precedente, quindi a posteriori, in misura uguale per ogni cittadino. Ma soprattutto, il gettito delle nuove imposte patrimoniali ed ambientali dovrebbe essere usato per alleviare le imposte sul reddito (o, meno bene, quelle sui consumi); non per dare allo Stato ulteriori risorse, dato che ne ha già troppe .

  7. Condivido il ragionamento dell’articolo. un altro aspetto: In Germania la patrimoniale non c’è più da parecchio tempo. Quando la volevano reintrodurre hanno fatto un calcolo sensato Il risultato: gli introiti non coprivano le spese della pubblica amministrazione per incassarla. Un calcolo simile dovrebbero farlo in Italia prima di prendere decisioni insensate.

    • gabriel04

      Oltretutto so che in Germania ci sono dubbi sulla costituzionalità dell’imposta patrimoniale, come altrove, del resto. Ad esempio, colpire con una patrimoniale le liquidazioni versate su un conto corrente, significherebbe tassare due volte lo stesso reddito, perché la liquidazione è retribuzione differita, non è un regalo, e quindi è un reddito già tassato come tale.

      • Sì, verissimo. Infatti una patrimoniale colpisce proprio del denaro già tassato. Altri discorso è quello evaso. Ma allora perché non cominciare o continuare con maggiore energia e soprattutto con maggiore efficienza a combattere l’evasione?

    • Belzebu'

      I lavoratori del privato oltre all’onere di pagarsi la struttura operativa, trovarsi il lavoro, eseguirlo con produttività, subiscono anche il sovraccarico di spesa, per voto di scambio politico, per mantenere l’esercito degli improduttivi inutili fannulloni esentasse poichè gli dobbiamo pagare anche quelle.
      Viviamo rassegnati in un regime statalista comunista, politicamente trasversale.
      Poichè i soldi non guadagnati o rubati vengono sperperati, non gli bastano piu’ nemmeno le tasse al 70%, pertanto ricorrono alla rapina con patrimoniali.
      Ma a chi vanno i soldi delle patrimoniali?
      Ai vitalizi esentasse dei politici, alle pensioni d’oro dei sindacalisti che non hanno versato i contributi, alle provvigioni per acquisto di mascherine, siringhe, vaccini ecc., alla quota per stare in europa, a tutta quella morgenda di impiegati dello Stato, ruoli dirigenziali, primari e secondi, superpagati per compensare la loro frustrazione di inetti senza dignità. Escludo insegnanti fino alle secondarie e forze dell’ordine.

  8. Maurizio

    Mi chiedo però se liberando dall’IMU piccoli proprietari non si renda disponibile più reddito per altre spese.

  9. pieffe

    Ogni proposta che riguardi il fisco, deve dire preliminarmente se l’obiettivo è alzare o diminuire il gettito. In questa fase, ridurre le entrate fiscali è folle; anzi c’è un bisogno disperato di aumentarle, visto la china che ha preso il debito. A meno di voler prendere la strada dolorosa di una qualche forma di default, prima o poi. Dopo di che, bisogna vedere dove agire. Sui redditi da lavoro certamente no, visto che sono tassati sino al 43%. Anche i consumi sono tassati molto. I contributi sociali sono già alti. Quindi non resta che la ricchezza, mobiliare e immobiliare, tassata poco e male anche nei guadagni che produce (l’imposta di bollo sui depositi è ridicola), Per semplicità, forse sarebbe meglio lasciare separati i due mondi e agire sui meccanismi impositivi; i quali comunque dovrebbero essere progressivi (magari con una quota esente), con aliquote e scaglioni adeguati al risultato complessivo che si vuole raggiungere.

  10. francesco vittori

    Basterebbe, e non sarebbe difficile, una riforma dell’attuale imposta di bollo sulle attività finanziarie;
    è giusto che un conto corrente con saldo puntuale di 1 milione paghi 34 euro all’anno di bollo mentre un deposito titoli con saldo 100.000 euro paghi 200 euro, cioè tre volte tanto?
    Ed è così difficile estendere questo costo di bollo alle gestioni separate? Oggi questi strumenti sono esenti e godono anche di vantaggi di redditività (dati dal contesto dei tassi bassi). E non è difficile “nascondere” i patrimoni finanziari in polizza per evitare di pagare.
    Ed è così difficile inserire un’aliquota di bollo maggiorata per la ricchezza detenuta all’estero?
    Certi “privilegi”, come quello di non considerare ai fini del calcolo della tassa di successione i titoli di stato, sarebbero banali da estirpare. Banali proprio.

  11. Francesco Spada

    Qualcuno parla di patrimoniale riferendola a diversi tipi di redditi, mentre ritengo che la patrimoniale debba essere ptevista per i grandi patrimoni, dal milione in su. Ovvio che debba essere studiata in modo attento, visto che ci potrebbe essere fuga o frazionamento di capitali, cui magari si potrebbe ovviare tassando anche i capitali detenuti all’estero oppure prevedere una sorta di retroazione della tassa che vada a colpire i patrimoni comunque detenuti in capo al soggetto negli ultimi 6 mesi. Il concetto che però deve passare è che chi ha di più deve dare di più, anche perché ogni milione di euro che passa da un grande patrimonio ai soggetti che dispongono di poche risorse, è un milione di euro sottratto al deposito e aggiunto alla liquidità, con la conseguenza di creare ricchezza, giro di denaro e tasse in pancia allo Stato

  12. Michele

    In Italia ci sarebbe grande bisogno di una seria imposta patrimoniale progressiva. Invece abbiamo tante imposte che non chiamiamo patrimoniali, ma in realtà lo sono, che invece sono regressive. Tassano di più chi ha meno. Per una imposta patrimoniale ci vorrebbe una anagrafe patrimoniale seria a cominciare dal catasto, mai riformato dalla politica per paura degli elettori. L’immobilismo invece premia gli evasori, l’elusione e le lobby che si fanno fare leggine ad hoc per eludere legalmente (pex, patent box e cedolari varie, tanto per fare degli esempi)

  13. Belzebu'

    Occorre saper distinguere tra necessità di cassa per i servizi di Stato e spese voluttuarie stataliste , che beneficiano solo politici, sindacalisti e dipendenti statali inutili.

    • Belzebu'

      Occorre saper distinguere tra necessità di cassa per i servizi di Stato, utili, e spese voluttuarie stataliste, di cui beneficiano solo politici, sindacalisti e dipendenti statali inutili.

      • Belzebu'

        Comunque,
        La proposta ultima di un’altra nuova patrimoniale sugli immobili e conti correnti bancari, dei cittadini laboriosi e attenti al risparmio, è un attacco malvagio contro il risparmio privato, la proprietà privata e il lavoro autonomo.
        Dopo gli espropri dei comunisti Amato e Monti, oggi in piena crisi pandemica, con redditi degli autonomi ridotti e per moltissimi drammaticamente a “0” zero, la proposta è ancora piu’ scellerata e crudele.
        Tipica di un regime dittatoriale.

  14. Marco

    Capisco ci possa essere una discussione sul fatto che i capitali debbano o non debbano essere tassati, soprattutto ora che ci sono squilibri talmente grandi che alcune persone hanno sicuramente più potere di quanto possano avere avuto molti re del passato. Inoltre, normalmente l’inflazione si occupa di erodere il capitale nel tempo e spingere verso gli investimenti, ma non l’attuale inflazione, pressocché nulla.
    Quello che però non sembra essere giusto è avere una tassazione del reddito da lavoro molto più alta del reddito da capitale. Penso che un riequilibrio su questo sarebbe prioritario.
    Altra priorità è diminuire il potere della pura finanza speculativa. Per farlo si potrebbe ripensare la Tobin Tax, rendendola inversamente proporzionale al tempo di possesso di un’azione: tasse alte se comprata e venduta in giornata, leggermente più basse se entro il mese, ancora più basse entro l’anno e magari azzerate oltre i 5 ann, un po’ come già accade per gli immobili.

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