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  1. stefano Guffanti Rispondi
    Immaginate di essere un dipendente che lavora in una azienda informatica, fate un colloquio per la Microsoft che si dichiara disposta ad assumervi e a pagarvi di più. Voi vorreste spostarvi ma, qualcosa ve lo impedisce.. è necessario il "permesso" del Dirigente dell'azienda in cui lavorate ora. Risultato finale: la vostra possibilità di crescita professionale verrebbe tarpata sul nascere.. Fortunatamente nel privato questo non avviene, i dipendenti che ritengono di essere in possesso di competenze distintive possono proporsi sul mercato del lavoro e, se trovano imprese disposte a investire su di loro possono cambiare posto e migliorare la propria condizione. Questo è invece esattamente quello che avviene ogni giorno nel settore pubblico. Un dipendente, laureato o meno, che vince un concorso in un Comune, in una Regione, in una Azienda sanitaria o in un ente statale, non può spostarsi all'interno della pubblica amministrazione senza avere il "permesso" dell'amministrazione di appartenenza. Risultato: non esiste un meccanismo che porti alla selezione e alla valorizzazione dei migliori ma, al contrario, le amministrazioni pubbliche non hanno nessun incentivo a valorizzare i meritevoli perchè non rischiano di perderli. Cosa accadrebbe se l'attuale meccanismo di selezione del personale basato su concorsi per ogni livello di carriera (con i noti problemi che caratterizzano i concorsi pubblici in Italia) e su una valutazione che si basa su parametri prestabiliti e viene utilizzat
  2. Maurizio Daici Rispondi
    Direi che ci si è sostanzialmente limitati a ridurre il numero dei dipendenti , senza affrontare la questione dell'organizzazione del lavoro e dei profili professionali. Penso che l'urgenza sia quella delle figure dirigenziali, che non sono "profilate" per svolgere funzioni organizzative.
  3. Carlo Rispondi
    La pandemia ha costretto una fascia molto ampia della popolazione a prendere confidenza con le tecnologie informatiche, dal lavoro da casa agli acquisti on line. Questo potrebbe essere il momento per far fare al nostro Paese, e in particolare alla Pubblica Amministrazione, il salto verso la digitalizzazione che non abbiamo voluto fare negli ultimi venti anni. L'obiettivo per la Pubblica Amministrazione non deve essere accrescere gli organici per continuare a lavorare con i metodi di lavoro di trenta anni fa, ma ripensare profondamente la sua organizzazione. Che il personale attualmente impegato sia anziano potrebbe anche essere un vantaggio: mano a mano che i nuovi sistemi organizzativi entreranno a regime, di personale servirà molto di meno e con competenze diverse. Molto meglio che quello attualmente presente vada progressivamente in pensione. Il percorso dovrebbe essere analogo a quello fatto dalle banche negli ultimi decenni. In prospettiva tutte le banche dati della PA andrebbero accorpate o comunque messe in condizione di scambiare automaticamente i dati e l'erogazione dei servizi ai cittadini andrà fatta in gran parte on line. Di dipendenti pubblici più giovani da mettere a leggere i moduli cartacei delle richieste dei cittadini, cui rispondere con certificati firmati e timbrati, il Paese non ne ha bisogno!
  4. Enrico Rispondi
    Ritengo che l´efficienza della pubblica amministrazione non si possa fare per decreto.Una parte importante va relazionata con la qualita delle risorse impiegate, azzerderei un peso del 50% (ogni imprenditore puo confermare che le persone sono importanti quanto i processi). Purtroppo qui vengono i punti dolenti: in un Paese con sviluppo economico basso in ogni settore (non siamo tra i Paesi produttori di tecnologia) e con una dinamica salariale da secondo mondo, il settore pubblico attira per un unico motivo: posto fisso. Il solo incentivo mediante premi non serve ovviamente. Anche la famosa "meritocrazia", funziona se lavora in entrambi i sensi, altrimenti costituisce la premessa per la medesima situazione fra 10 anni (mica possono diventare tutti dirigenti e se promuovo un 40-enne, fino alla pensione quel posto non sara piu vacante). Concludo che la chiave sono i processi di assunzione, ma questi funzionano in un´ottica di rersponsabilizzazione. L´Italia non e´ pronta ed una vera riforma non puo´ prescindere dalla cultura del Paese, purtroppo. Suggerimento agli autori di questo bell´articolo: sarebbe interessante comparare inefficienze/virtu di Paesi simili (diciamo latini/nordEuropa etc), sono convinto vi sia un riflesso culturale.
  5. Emanuele Paris Rispondi
    Nulla di nuovo sotto questo cielo. Da sempre il settore pubblico è stato adoperato come serbatoio di voti più che per il soddisfacimento di servizi alla società, è un evidenza che conosciuamo tutti. I tagli orizzontali sono la cosa più stupida di una pubblica amministrazione gestita in modo scellerato. Io credo si dovrebbe ripartire da una redifinizione delle competenze pubbliche. Io sono per lo stato "minimale" che non significa "minimalista": poche competenze ma importanti: pubblica sicurezza, giustizia, istruzione, sanità. Il problema è la correlazione tra età anagrafica e scarsa efficienza: in tal senso, i soldi spesi in continui corsi di aggiornamento sono soldi buttati, o meglio regalati agli amici degli amici. Un'abbassamento dell'età ed una meritocrazia importante, determinerebbe una qualità che si scaricherebbe anche sulla mobilità tra i comparti, cosi che si possa ridurre al minimo il ricorso a "lavoratori stagionali"; viene impossibile immaginare che si possa costantemente coprire la domanda. Dove questo non sia possibile, si può far ricorso a contratti ad hoc che non significa certo sottopagare persone da rendergli poi una vita lavorativa drammaticamente instabile. Ma tutto deve passare dalla qualità del pubblico impiego. Ma vi chiedo, come si può pretendere qualità nel pubblico impiego se non la pretendiamo neppure dai nostri politicanti? ..molti servizi sono pensati in funzione dell'ignoranza dei lavoratori della pubblica amministrazione.
  6. Paolo Rispondi
    Ottimo articolo grazie, sarebbe indispensabile mettere in campo processi di assunzione limitati alle fasce d'età più giovani (o quantomeno con punteggio premiante per la giovane età). Siccome immagino che la legislazione non lo permetta (in quanto discriminatorio), occorre prevedere che i concorsi contengano una forte componente selettiva legata all'informatica avanzata. PS: la legenda dinamica del primo grafico è sbagliata
    • Savino Rispondi
      A parità di punteggio, i concorsi prevedono l'assunzione del più anziano, tanto per capire la mentalità troglodita
  7. Savino Rispondi
    Confermo empiricamente i risultati della ricerca e non comprendo i motivi dell'immobilismo generale dello Stato e delle istituzioni repubblicane giacchè trattasi di una forma d'investimento nel futuro fondamentale
  8. Alberto Isoardo Rispondi
    Molto interessante è vedere la bassa % di giovani dipendenti pubblici in Italia e Spagna. Certo gli effetti nefasti del governo Monti hanno inciso in modo pesantissimo sulla sanità. Ma nel pubblico c'è anche un problema di gestione del personale e di capacità di ottenere dallo stesso la performance richiesta. Il Covid-19 è stato un vero 8 Settembre per i servizi pubblici: non solo non c'erano abbasta persone, ma quelle on duty si sono sentite autorizzate a non erogare i servizi per cui vengono pagate. Guardate il rilascio dei documenti dai comuni, questure etc. A questo proposito è innegabile la responsabilità dei relativi manager!.