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  1. Giorgio Gallina Rispondi
    Sull'aliquota media, pesa la tipologia di rifiuti conferiti: l'aliquota per rifiuti inerti é ovviamente, e di legge, più bassa di quella per gli urbani: é ovvio che chi conferisce pochi o nulli urbani avrà una aliquota media bassa, ma per motivi diversi da quelli detti nell'articolo. Dovete guardare le aliquote stabilite con lr per i rifiuti urbani, se il focus è quello.
    • Donato Berardi Rispondi
      L'articolo vuole evidenziare il fatto che l'ecotassa non ha ne scoraggiato lo smaltimento in discarica ne sostenuto iniziative a beneficio dell'ambiente. Sul primo punto parlano le aliquote medie. Gli inerti ad avviso di chi scrive presentano comunque chiare potenzialità di recupero. Se li mandiamo in discarica stiamo comunque agendo in contrasto con la gerarchia dei rifiuti e una ecotassa adeguata e congrua sosterrebbe l'incentivo a recuperarli anziché smaltirli. Sul secondo punto delle bonifiche, forse non stiamo spendendo abbastanza. Abbiamo una lunga lista di siti contaminati (SIN) in attesa di intervento... Saluti. Donato Berardi
  2. Giorgio Gallina Rispondi
    Il gettito ecotassa è vincolato a finalità ambientali, che possono essere diverse dalla realizzazione di impianti: non si sarà speso per fare nuovi impianti (al nord gli impianti li fanno già gli imprenditori e sarebbe assurdo pagarli con fondi pubblici), ma, ad esempio, per fare bonifiche che altrimenti nessuno avrebbe pagato
  3. Andrea Zatti Rispondi
    Corretto quanto affermato dal commento di Paolo, non è chiaro come mai l'Istat non consideri gli oneri di sitema come 'earmarked' a fini ambientali. La componente Asos va comunque ad un ente che entra nel perimetro della PA ed è quindi assimilabile ad un tributo da questo punto di vista. Un tema chiave dei tributi ambientali è la dinamica nel tempo delle aliquote che vede per lo meno coprire l'inflazione. I range dell'ecotassa sono fermi da 25 anni e questo ha fatto completamente perdere di valore reale lo strumento. La tassa automobilistica in Lombardia è ferma dal 2006 e ha perso il 20% in termini reali. Non mi è chiaro infine perchè proponiate un'aliquota 'modulata comune per comune in base della produzione di rifiuto secco indifferenziato'. E' il tributo in sè che penalizza chi produce più secco indifferenziato, perchè introdurre un'ulteriore modulazione (che peraltro è già prevista dal Collegato del 2015)?
  4. Paolo Rispondi
    Non contesto le conclusioni, ma il dato dell'1% è sensazionalistico. Ad esempio è palese che gli 11-13 miliardi di € (il dato oscilla in base al prezzo di borsa) di "gettito" dagli oneri di sistema sulle bollette è utilizzato a fini ambientali in stragrande maggiranza (la componente Asos che finanzia gli incentivi alle fonti rinnovabili è circa il 90% degli oneri di sistema). Già solo con questa correzione si passa da 1% a quasi il 20%. Peraltro a rigore gli oneri di sistema non sono tasse (non sono versati alla pubblica amministrazione), sarebbe da chiarire se in altri paesi europei vengano considerati come tali (e quindi inclusi nelle % del primo grafico) oppure no.
    • Donato Berardi Rispondi
      Paolo buona sera. Grazie del commento. La sua osservazione è pertinente. Ma come si riferisce anche nel commento di Andrea Fatti Istat non conteggia l'incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili come spesa per la protezione dell'ambiente. Credo che ciò si riferisca alla differenza tra spesa e incentivo. Ad ogni modo il dato da noi riportato è una statistica ufficiale e come tale armonizzata nelle definizioni tra Paesi. Poi posso convenire con lei è assolutamente preferibile destinare un euro ad incentivo energetico piuttosto che a spesa corrente. Saluti. Gli autori
    • Donato Berardi Rispondi
      Gentile Andrea Zatti. Grazie per il commento anche a lei. A quando precisato con riferimento al commento di Paolo aggiungiamo due parole sul perché differenziare sulla base del rifiuto indifferenziato residuo. Lei ha ragione quando dice che esistono già delle agevolazioni che si applicano in ragione della % di Raccolta Differenziata raggiunta dai Comuni. Non entro nel merito del senso economico di abbattere un tributo che è già risibile. Il senso della proposta, che si lega comunque all'aumento sensibile delle aliquote, è che due Comuni con la stessa %RD posso avere valori di residuo indifferenziato pro capite molto diversi. Perché può essere molto diverso il denominatore di quella % e cioè il rifiuto prodotto. L'idea di graduare la tassazione sul rifiuto residuo vuole premiare non tanto o non solo la nostra capacità di differenziare i rifiuti ma soprattutto l'impegno dei cittadini nella prevenzione della produzione di rifiuto. Produrre meno rifiuti è la vera politica ambientale del XXI secolo. In questo lo strumento proposto si differenzia da quello previsto per legge. Saluti. Gli autori