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  1. Maurizio Rispondi
    Ma le inventano tutte per trovare spazio ad una nuova tassa o un ennesimo aumento di gettito- Sarei stato d'accordo nel dire tassiamo qua e togliamo di là ma altre tasse ...non se ne può più. Con una pressione effettiva al 48% perché non pensare a cali premiali per i settori più sostenibili piuttosto che altre tasse per settori considerati "inquinanti"-
  2. marcello Rispondi
    Quindi invece di intervenire su un parco auto zeppo di diesel (50%), spesso SUV, inutili e ingombranti, sugli impianti termici domestici isoloti o sulle centrali a cip 6 o a carbone, ci dobbiamo occupare della carne aumentando l'IVA, che con una traslazione pressoché totale sui consumatori ricadrà completamente sui bilanci delle famiglie già falcidiati dalla pandemia.
  3. Enrico D'Elia Rispondi
    Apprezzo molto che gli autori abbiano riportato i dati sulla produzione di particolato, precisando che è riconducibile ai trasporti (e soprattutto ai vecchi motori diesel) solo per il 9%, contro il 15% della zootecnia. Da ciò concludono che sarebbe opportuno tassare gli animali più delle solite auto. Purtroppo il consumo di carne, come quello di quasi tutti gli alimenti, è poco elastico ai prezzi e dipende soprattutto dalle abitudini alimentari (e quindi anche dal reddito e dalla struttura demografica e sanitaria della popolazione). Di conseguenza una imposta sulle carni ingrasserebbe l'erario senza incidere troppo sulle scelte dei consumatori, quindi sarebbe ottimale secondo Ramsey piuttosto che Pigou. Un aumento dell'iva incoraggerebbe le esportazioni di carni più che ridurre domanda e produzione, facendo aumentare anche le importazioni per soddisfare un fabbisogno di carni sostanzialmente costante. In pratica avremmo più particolato e più dipendenza dall'estero per le carni.