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  1. Gerardo Coppola Rispondi
    Un articolo di politica monetaria chiaro ed interessante. Una rarita', complimenti.
  2. Antonio Petrillo Rispondi
    Cosa fa la Fed? Guarda al deficit di occupazione invece che ad un eventuale surplus di occupazione. Ma l'occupazione può essere considerata deficitaria fino a quando anche un solo un individuo è senza lavoro. Invece l'occupazione è sempre in surplus se si vuole ottimizzare la produttività. Finché la produttività sembra garantita dalla tecnica, il problema è la domanda. Si pensi alla stagflazione anni '70: perché occupare gente se le cose vanno sempre più in automatico? Inoltre la tecnica implica diseguaglianza, quindi disinflazione. L'accumulazione è una opportuna deriva green ma paralizza la domanda. Come garantire che la domanda rimanga elastica? Con aumenti salariali oppure con fluttuante debito? Un debitore è più gestibile di un titolare di diritti acquisiti. I salari vengono modulati dalla gestione del debito. Se il debito sale i salari possono scendere. Una collettività di debitori è più malleabile. Per questa via la communitas sostituisce la societas. La strategia della Fed è da capogiro. La Fed punta al debito molto più di quanto sia indotta al debito (si vedano le picconate di Draghi sulla produttività - Articolo del Financial Times). Ma se la tecnica non fosse un edenico albero dalle mele d'oro? La cornucopia dell'abbondanza gratuita? Come risvegliare una communitas, collettività drogata di "munus" (nel senso di "dono"), e richiamare in vita la societas con le sue asprezze? I "domandisti" potrebbero ritrovarsi, di punto in bianco, terrorizzati "offertisti".
  3. Enrico D'Elia Rispondi
    Le dichiarazioni della FED sembrano chiudere la parabola di una impostazione culturale più che di semplice teoria economica, che ha prodotto parecchi disastri solo per stabilizzare i prezzi nominali (amplificando invece le oscillazioni dei rapporti di scambio reali e quindi anche le disuguaglianze). L'abbandono dei target basati sulla minima disoccupazione sostenibile (NAIRU, NAWRU&co) comporta il ritorno ad un approccio macroeconomico in cui contano più gli effetti sistemici (le interazioni tra gli agenti economici) che i comportamenti individuali semplocemente "sommati" tra loro. Non c'è dubbio che i prezzi fissati da una singola impresa e il corrispondente livello di produzione dipendano dal livello dei salari (e quindi dalle tensioni sul mercato del lavoro), ma l'inflazione e la crescita complessiva dipendono soprattutto da altri fattori (equilibrio tra domanda ed offerta aggregata). È come in fisica: la meccanica quantistica e il modello standard spiegano quasi tutte le proprietà delle singole particelle...ma non la gravità (a meno di ipotesi eroiche) che è un tipico fenomeno che riguarda i grandi aggregati di particelle con cui interagiamo ogni giorno.
  4. Vito Tanzi Rispondi
    La Fed continua ad essere confusa sul che fare. La politica monetaria e'diventata incomprensibile e rimarrà' incomprensibile
  5. Aldo Rispondi
    La sola politica monetaria non potrà fare ripartire in modo significativo l'economia, nė in Usa nė in Europa. I bassi tassi non bastano se domina la paura del futuro. Senza un massiccio piano di investimenti la domanda aggregata non riparte. Centrale il ruolo del settore pubblico, Green New Deal e recovery fund in primis