logo


  1. Massimo C. Rispondi
    Perché l'assegno per i figli deve essere redistribuitivo? In nessun Paese d'Europa l'assegno universale per i figli a decresce col reddito, e nemmeno si azzera mai. Anzi, dovendo incentivare la natalità, spesso è addirittura regressivo. Un assegno figli redistributivo in Italia avrebbe un solo effetto: quello di prendere da chi paga le tasse per dare a chi non le paga. Come sempre: l'ennesimo incentivo all'evasione. Prima di fare elaborazioni e avanzare proposte si dovrebbero studiare i sistemi di welfare familiare e i sistemi fiscali degli altri Paesi.
    • Bazzoli Marzadro Pieri Rispondi
      Non siamo entrati nel dibattito se sia più opportuno avere un assegno uguale per tutti o graduato in base al reddito, né abbiamo discusso quale sia il miglior indicatore o quanto della spesa per incentivare la natalità vada dedicata all’universalizzazione dei trasferimenti o all’ampliamento in direzione universalistica dei servizi educativi. Come dichiarato, il nostro obiettivo era più modesto: abbiamo accettato i criteri previsti dalla legge (universalizzazione con gradazione sulla base del reddito) ipotizzando importi (mai pari a zero) in connessione con l’ammontare delle risorse disponibili (come noto, non illimitate) per osservarne gli effetti. Al di là degli obiettivi espliciti o impliciti, i trasferimenti monetari legati alla presenza di figli hanno un impatto sulle disuguaglianze poichè per incentivare la natalità occorre anche contrastare la povertà che può derivare da uno squilibrio tra risorse disponibili e ammontare dei bisogni. L’assegno universale potrebbe avere l’effetto imprevisto di non attenuare le disuguaglianze tra i minori. Se ipotizzassimo un trasferimento fisso di 140€, a fronte di una spesa di 20.4mld, non solo i tassi di povertà rimarrebbero invariati, ma più di un terzo delle famiglie nei decili più bassi peggiorerebbe il proprio reddito. Va da sé che, alzando l’assegno a 190€, l’efficacia sarebbe migliore ma necessiterebbe di una spesa di 27mld. Opzione interessante ma, hic et nunc, poco fattibile, senza scomodare i manuali sui sistemi di welfare.
  2. Giacomo Rispondi
    Temo che per le famiglie possa essere una fregatura. Legare all'ISEE pare giusto in linea di principio ma poi sappiamo che gli ISEE vengono fatti in autocertificazione sul sito INPS e così ce ne sono 1/3 truffaldini, 1/3 errati in buona fede e 1/3 affidabili. I grandi beneficiari saranno come sempre i grandi evasori fiscali. E si introdurrà una ulteriore ragione per le mamme per non lavorare in quanto, se lavorano, cresce l'ISEE e cala l'assegno e quindi conviene stare a casa o lavorare in nero. Tempi grami per la parità uomo-donna
    • Bazzoli Marzadro Pieri Rispondi
      Sì, siamo d’accordo. L’utilizzo dell’Isee e, in generale, di criteri di reddito potrebbe dar luogo a un effetto di scoraggiamento di un secondo reddito, particolarmente negativo nei confronti delle madri in famiglie a basso reddito. Oltre a ciò, si riferisce ad un reddito che non necessariamente coincide con quello disponibile nel momento in cui si chiede l’assegno ma a due anni prima. Alla luce di ciò, sembra opportuno considerare l’eventualità di definire la gradualità della diminuzione del beneficio al salire dell’Isee evitando scalini troppo ripidi tra soglie Isee.