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  1. Marco Spampinato Rispondi
    Più di mezzo secolo fa, Jerome Bruner dimostrò che una medesima monetina è percepita come più pesante dai figli di famiglie povere che dai figli di famiglie ricche. Se singole valutazioni percettive possono essere influenzate dalle dotazioni finanziarie relative, è difficile dubitare che una valutazione complessa non possa soffrire di peggiori 'distorsioni'. C'è però un altro aspetto in gioco. Ad un lettore 'non arruolato' appare curioso che Confindustria si trovi così vicina ai meno abbienti, in questa ed altre circostanze. Un problema posto come 'trade off' (logica molto da economista), forse orienta la risposta. Si potrebbe obiettare che al mondo degli affari conviene costruire un trade off tra salute ed economia, per ragioni opportunistiche. I dati dei primi di marzo sembrano dire che una maggiore decisione, e/o maggiore differenziazione delle chiusure, avrebbe prodotto risultati migliori, in anticipo rispetto a quanto accaduto. Confindustria si oppose al lockdown. Identicamente, la storia dell'influenza spagnola raccontata, da storici, sulla stampa internazionale (The Guardian) e da Paul Krugman, va nella direzione opposta a quella del trade off. Il punto è: ma esiste un trade off o il concetto è inadeguato alla situazione, tanto da produrre maggiori distorsioni cognitive? C'è chi sostiene di "avere perso", a causa dell'epidemia o, peggio, del lockdown, il fatturato che aveva "senza l'epidemia". E' un ragionamento accettabile? E' corretto?
  2. Marcello Rispondi
    Negli ultimi decenni la teoria economica ha cercato di orientare l'attenzione verso alcune categorie di costi a lungo esclusi dalle valutazioni, sopprattutto nel caso di progetti o politiche alternative. Mi riferisco ai costi impliciti, di opzione ecc. Questi costi vengono abitualmente inclusi allorchè si valutano progetti che coinvolgono risorse naturali, ambientali o capitale umano. Nella narrazione della pandemia di covid questi costi sono assenti, tranne rare eccezioni. In un articolo apparso sulla Chicago Booth Review si stima che se in USA si avessero 1.4 milioni di decessi (60% popolazione contagiata con un tasso di fatalità inferiore a 1%) il loro valore economico raggiungerebbe i 6 trilioni di dollari (30% del PIL), mentre il lockdown delle attività economiche non essenziali costerebbe 20 miliardi al giorno (7 trilioni anno). In itaia qual è il valore economico di circa 40.000 morti e del burden disease dei sopravvissuti che devono sottoporsi a lunghe convalescenze? per l'ISTAT il VSL è di 342 mila euro, per altri come Viscusi o Anderlini si va da 1ml a salire, per la WB 3,8 milioni, comunque il valore minimo dei soli 40 mila decessi stimati (G. Parisi) è di 14 miliardi di euro. Non mi sembra di aver visto nulla di simile in nessuna analisi costi/benefici per la valutazione delle politiche alternative al lockdown. Perchè si spreca tempo e fatica a parlare di sostenibilità, di equità se alla prima occasione si dimentica di applicare quello che si insegna?