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  1. Lorenzo Munzi Rispondi
    Concordo in linea di massima con l’articolo, ma proporrei qualcosa di leggermente diverso: un reddito MINIMO, diciamo sui €400, erogabile a tutti i cittadini al di sotto di una data fascia economica (immaginiamo a titolo esemplificativo un reddito individuale di €12.000 annui, più abitazione e quant’altro), PERSISTENTE fintanto che permane la condizione legata alla fascia socioeconomica di riferimento e la situazione del beneficiario non sia migliorata in modo stabile (2 o 3 anni), FRAZIONATO nel modo seguente: una metà CUMULABILE con il reddito da lavoro (quindi chi trova un lavoro da €1000/mese, ne riceve complessivamente 1200, perdendo solo metà del sussidio) e per l’altra metà INTEGRATIVO della retribuzione a favore del datore di lavoro (quindi per raggiungere i €1000 di retribuzione, l’impresa ne deve versare solo 800, essendo i residui 200 a carico dello Stato). In questo modo si otterrebbe un duplice incentivo all’occupazione, perché il beneficiario sarebbe motivato a trovare un lavoro, non solo per il surplus di paga, ma anche per l’esiguità del sussidio di base (che a mio parere NON dovrebbe essere tale da garantire uno stile di vita normale), mentre il datore di lavoro sarebbe facilitato ad assumere personale, essendo il carico economico meno oneroso per l’impresa. Fermo restando ovviamente la riduzione della pressione fiscale e della burocrazia, ma questo è un altro discorso…
  2. GGB Cattaneo Rispondi
    Concordo con il contenuto dell'articolo, vorrei però che qualche istituto di ricerca facesse qualche simulazione su modelli che uniscano basic income - flat tax (e riforma fiscale) - riforma previdenza e assistenza - sistema elettronico di pagamenti ... insomma una revisione del sistema. Questo lavoro non lo può fare il legislatore perché è un lavoro tecnico e non lo può fare un singolo gruppo di ricerca. Ma è necessario farlo e dovrebbe essere finanziato in primo luogo dalle fondazioni bancarie prima che si mangino tutto il capitale inutilmente
  3. Lino Pagano Rispondi
    La invito ad inquadrare il problema considerando due aspetti fondamentali: 1. Il reddito medio varia da un 14.000 € al Sud, ai 40.000 del Nord. Con 600 euro al mese non risolvo il problema a Roma, oppure a Milano, dove forse bastano a pagare un affitto. 2. Le articolazioni dei Centri per l'impiego sono estremamente carenti, ben lontano dagli standard del Nord Europa. Il secondo aspetto, il funzionamento dei Centri per l'impiego come "datori di lavoro" dei disoccupati/inoccupati è preminente rispetto alle cifre che lo stato economico di un paese riesce a mettere in campo.
  4. Lantan Rispondi
    Fa piacere sapere che le buone idee alla fine si fanno strada. L'idea del Reddito di Cittadinanza - in un paese come questo abituato a sputare addosso ai poveri ma sempre pronto ad omaggiare e foraggiare i potenti e le consorterie del furto legalizzato - sembrava "fuori dal mondo". Adesso l'emergenza COVID sta evidenziando che i principi che stanno alla base di quell'idea, poi tramutatasi in legge dello Stato, non erano così infondati. Anzi...
  5. Fabrizio Razzo Rispondi
    Concordo con il commento precedente, vogliamo integrare gli immigrati quando non abbiamo ancora integrato il tessuto nazionale. Il RdC si espone a molteplici abusi dei quali è emersa solo la punta dell’iceberg. Tant’e che rispetto alla stima iniziale di cosiddetti poveri, solo una frazione ne ha chiesto il beneficio. Ristabilire regole civiche, istruzione, legalità, etica, sono le basi per una crescita del benessere via attività produttive sane.
  6. Pippo Calogero Rispondi
    Io penso che sia invece ora di smettere di pensare a politiche nazionali di sostegno al reddito in un paese in cui il costo della vita può variare fino al 30% tra Nord e Sud. Un reddito familiare netto incondizionato di 1200 euro/mese al Sud sarebbe a mio avviso la pietra tombale per l'emersione del nero e per l'occupazione femminile, nonché l'ennesimo trasferimento netto di ricchezza con finalità assistenziali e senza prospettive. L'Italia è l'unico paese europeo in cui le differenze territoriali sono così marcate, ha quindi a mio avviso poco senso guardare a modelli esteri, tanto più se il modello è la Finlandia. Sarebbe forse il caso di prendere finalmente atto delle macroscopiche differenze esistenti nel paese sia per quanto riguarda le misure di sostegno al reddito, sia per quanto riguarda i contratti di lavoro.