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  1. Henri Schmit Rispondi
    Per una valutazione accademica nettamente negativa della “taxe sur les transactions financières” basta aprire la voce su Wikipedia.
  2. Roby Rispondi
    In tutti gli articoli che parlano di finanza non ho mai letto, dico mai, una analisi sul perché le crisi sono praticamente cicliche e sempre più devastanti rispetto alle precedenti. La risposta dal mio punto di vista è semplicissima. Quale? Il capitalismo dei consumi. Anzi io da anni lo definisco il capitalconsumismo dei debiti. Un sistema dal mio punto di vista, ho fatto x 36 anni il controller, semplicemente demenziale. Dirò di più. Trovo demenziale anche il fatto di fare debiti in conto capitale in quanto alla fine creano ulteriori consumi. La storiella dei posti di lavoro è pura ipocrisia visto che il più delle volte ci sono finanziamenti pubblici...........Con perdite scaricate poi su chi lavora. Sempre. Difficile uscire da una spirale voluta da una plutocrazia sempre più insofferente della politica con la p maiuscola. Se mai c' è stata. Credo anzi che il futuro sarà sempre peggio in quanto la tecnologia impatterà pesantemente sulle libertà, sui posti di lavoro e anche sui comportamenti sociali. Sono sincero. Credo solo nelle leggi della natura. Finora abbiamo visto solo degli acconti da pagare. Ma il saldo?
  3. francesco f Rispondi
    Ottimo articolo. Pienamente d'accordo della tassazione sulle transazioni finanziarie presa a livello gobale che porterebbe denaro importante in questa emergenza.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Raramente non sono d’accordo con il prof. Onado. Mi convince anche questo articolo a parte l’idea della tassazione delle transazioni finanziarie, che è sabbia nell’olio del motore, presentata pure come strumento per disciplinare il settore, per evitare futuri abusi e disastri. Forse bisogna distinguere regolazione dell’attività finanziaria e fiscalità, due compiti immensi. Il primo è svolto quasi interamente a livello europeo e ogni paese può fare le sue proposte in quel ambito e provare a convincere i partner. Il volano fiscale spetta invece al paese stesso, nei limiti ormai saltati degli accordi europei. Per la modellizzazione delle tasse esistono best practice e pareri a livello internazionale in particolare da parte dell’OSCE e dell’UE che finora l’Italia ha sovranamente disatteso. Anche l’Economist ha pubblicato pagine notevoli sull’orientamento di riforme fiscali in un mondo (post-crisi del debito facile, ma pre-crisi pandemica) segnato da disuguaglianze sempre più inaccettabili. L’orientamento è una tassazione ragionevole della proprietà immobiliare (differenziata per valore e per destinazione) e delle successioni e una forte progressività nella tassazione del reddito delle persone fisiche (o dei nuclei famigliari). In Italia questi concetti liberali sono invece tabù di stampo comunista. Adesso che una riforma fiscale è indispensabile l’Italia si trova davanti a un scelta fra tre soluzioni, status quo, la miracolosa flat tax ... e il nulla.