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  1. Maurizio Rispondi
    Vanno bene tutti gli strumenti a fondo perduto o a prestito ma ciò che mi preoccupa è il fine. Gli europei pensano alle conseguenze del COVID mentre gli italiani pensano alla soluzione di tutti i problemi anche antecedenti il COVID. Nessuno pensa in Italia che molte cose dovranno cambiare si pensa solo che ci vogliono soldi per continuare come prima anzi forse molti stanno pensando che con i soldi si potrebbero fare delle cose peggiori grazie all'emergenza: nazionalizzazioni, assunzioni di massa e prepensioamenti Quota 100 98 96 ... Da qui anche la differente concezione delle risorse necessarie mentre l'Europa pensa a 1500mld per l'Europa in Italia si pensa a 1000mld solo per l'Italia. Gia a fine del crrente anno arriveremo almeno al 160% di debito. Ma il prossimo nno bisognerà pagare pensioni,dipendenti pubblici e consumo della PA che sono circa il 60& della spesa pubblica attuale con una calo di PIL che a detta di molti potrebbe subire una calo del 10 12%.
  2. Pippo Calogero Rispondi
    A me sembra che ci sia un vizio logico di fondo negli assunti di questa proposta, ovvero che i sovranismi, e quindi il rischio di uscita dall'euro, dipendano da considerazioni economiche e non ideologiche. La mia domanda è semplice: a quante centinaia di miliardi di euro fruibili dall'Italia dovrebbe ammontare la dotazione finanziaria di questo fondo per cambiare in maniera sostanziale il sentiment maggioritario anti-europeista? Secondo me parliamo di cifre enormi, quindi, se il sottostante fiscale sarà ingente i no-euro guadagneranno consensi, perché gli italiani vogliono i soldi regalati, se invece sarà enorme la leva, a quel punto il rischio sarà tutto a carico del contribuente nord-europeo, l'unico con margine fiscale per coprire i buchi. Secondo me non esistono proiettili d'argento: di riffa o di raffa, o noi facciamo sacrifici o i tedeschi devono mettere mano al portafogli.
  3. Massimo Negri Rispondi
    Grazie dell'articolo, assai istruttivo. Riprendo un passaggio: "Con la modalità trasferimenti lo Erf acquista la natura di un ente mutualistico di erogazione di beni o servizi, che i soci, di nuovo, hanno diritto di ricevere, non per beneficenza, ma in quanto, e nella misura in cui, hanno versato la quota associativa (come per i Fondi strutturali europei)". Preciso solo che nel caso dei Fondi strutturali il trasferimento contempla poi il cofinanziamento dello Stato che li riceve. Difficile immaginare l'estensione all'European Ricovery Fund di trasferimenti che non siano tali al 100%. Cordiali saluti
  4. Simone Rispondi
    Mi chiedo, posto che la soluzione migliore, la monetizzazione del debito, è del paese dei sogni-non abbiamo la FED e neppure la BOE- ma un MES senza effettive condizioni se non quelle della tipologia di spese, magari con durata 15/20 anni e con la possibilità di attivare l'OMT, ma non sarebbe la cosa migliore per anestetizzare le inevitabili polemiche tra paesi " schnorrer" e virtuosi? Almeno per partire subito in attesa che si definiscano i meccanismi regolatori dell' ERF.
    • Henri Schmit Rispondi
      Giustissimo! Questa era la mia conclusione immediata nel commento alla proposta Giavazzi-Tabellini di cinque settimane fa. Domanda: è meglio capire subito, prima di andare a negoziare, o è preferibile sparare idee strampalate, fumose, incoerenti ed esagerate per ottenere il massimo possibile? Ma c'è qualcuno che capisce come l'UE (i trattati, le posizioni dei paesi e i rapporti di forza) funziona? Dove, e che cosa hanno studiato i politici italiani e i loro consulenti?
      • Simone Rispondi
        Già, cosa hanno studiato!! Il governo non ha seguito , certamente, una strategia illuminata e realista - ma aveva le mani libere? - ma finché anche la "corrente principale" dell'alternativa twitta cose di questo genere , riporto alla lettera :<> beh, che il virus abbia compassione di noi.
  5. Massimiliano Rispondi
    Gent.mi grazie per le riflessioni proposte. Se possibile chiederei alcuni chiarimenti. Dai TG di ieri, emergerebbe la possibilità che se si attivasse il MES, saremmo sottoposti ad un controllo rafforzato sui conti pubblici da parte della Commissione e della BCE oltre al fatto che potrebbero essere applicate (per es. a maggioranza ed ex post) condizioni di vario tipo e non conoscibili in fase di attivazione del finanziamento. Se fosse così, per l’Italia forse sarebbe da evitare l’uso del MES. Se la BCE non potesse-volesse monetizzare il debito, ci potrebbe essere la possibilità di emettere moneta di Stato (statonote) a circolazione solo interna? Le stato-note potrebbero servire a superare qs momento molto difficile senza far aumentare ancora il debito pubblico. In base all'art.117 della Costituzione lo Stato italiano ha competenza esclusiva sulla moneta. Ho letto (citazioni da fonti giuridiche qualificate) che sarebbe una strada percorribile rispettando anche i trattati UE che regolano solo l'emissione di “banconote” della BCE e non vieterebbero l'emissione di stato-note (moneta di Stato) a circolazione solo interna (all'Italia). L’eventuale uso delle stato-note potrebbe essere utile se il Recovery Fund non arrivasse con tempi e modi utili ad evitare la crescita del debito pubblico ed a supportare le urgenti necessità dell’economia. Grazie in anticipo per i chiarimenti che vorrete fornire e cordialissimi saluti.
  6. Andrea Zatti Rispondi
    Un punto non mi convince. Prestiti o trasferimenti sono molto diversi.I trasferimenti a fondo perduto, nell'attuale quadro delle regole UE (art. 310 Tfue e decisione risorse proprie) devono essere finanziati con entrate di bilancio e non possono essere finanziate in deficit. Con la normale dimensione del bilancio europeo (stabilizzata da tempo intorno all'1% del Rnl comunitario) e tenuto conto del massimale risorse proprie (1,29%), ci sono al massimo 40 miliardi annui che non possono svolgere un ruolo d'impatto. Gli stessi 40 miliardi potrebbero servire per costituire un fondo di garanzia per l'emissione di debito e la concessione di crediti. Al 2% annuo, nell'ipotesi di obbligazioni perpetue, si potrebbero finanziare da inizio 2021 prestiti per 2.000 miliardi, resi giuridicamente ammissibili (anche se in maniera un pò tirata) dall'art 122.2 del Tfue. Direi che la differenza è sostanziale, soprattutto se si vuole un effetto d'impatto nei primi anni del prossimo quadro finanziario.
    • Henri Schmit Rispondi
      Osservazioni molto pertinenti. I grant riguarderebbero per definizione, per natura, importi limitati, sarebbero concessi in modo asimmetrico, specifico, seguendo regole (condizioni e verifiche) rigorose. Ma alla fine si capirà che anche i prestiti saranno soggetti a condizioni, tanto che beneficeranno di una garanzia solidale (all'occorrenza nel bilancio UE): per le modalità d'utilizzo delle risorse dell'EFR ci sarà un agente, la commissione o chi per essa, che deciderà - seguendo il metodo comunitario - come i prestiti potranno essere utilizzati. Questo equivarrà a una perdita di sovranità fiscale asimmetrica: i paesi "virtuosi", già convergenti saranno condizionati meno di quelli "rimasti indietro", più divergenti. L'unico modo di avere risorse senza condizioni è di sperare negli interventi sempre più temerari della BCE, che supplisci alla mancanza di accordo per una politica fiscale più coordinata muovendosi in bilico fra prudenza monetaria (gli interventi di fatto, la quasi-monetizzazione) e diritto europeo (il divieto della monetizzazione). Questa situazione instabile diverrà insostenibile al più tardi quando i populisti anti-europei torneranno al potere con politiche divergenti, di provocazione o di effettiva disintegrazione.
  7. Henri Schmit Rispondi
    Su queste basi l’Italia non può essere protagonista! Quello che è giusto, è evidente, ma si poteva capire prima, ai tempi degli euro-bond (proposta governo, polemica, articolo 27.03 Giavazzi-Tabellini, Eurogruppo). Si cambia: non più euro-bond comuni che ogni paese spende come meglio crede, ma bilancio UE, fra cui i fondi strutturali27, simili al MES19. La costituzione del capitale rimane vaga. Saranno sempre impegni degli stati che gravano sui loro introiti fiscali futuri! Anche una nuova tassa europea graverebbe sugli stessi contribuenti! Nulla si crea. L’analisi delle condizioni di emissione (a lunga durata o perpetual, interessi sine die?) di eventuali obbligazioni a leva è fuffa finanziaria irrilevante. L’analisi del rischio è strampalata: l’entità modesta dei contributi a capitale insieme alla cospicua leva allontanerebbe quali eventualità? Sicuramente né il rischio dei creditori né quello perfettamente correlato degli altri stati! La leva aggrava il rischio che un paese non versi. L’essenziale manca: la responsabilità, la sovranità democratica. La chiave per la raccolta sarà da bilancio; la chiave di utilizzo importa meno, volendo si dà a chi lo chiede. Allora emerge la differenza fra prestito e grant. Ma le condizioni ci saranno sempre: chi procura i fondi (i paesi membri) controlla come saranno spesi (Commissione).