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  1. Andrea Zatti Rispondi
    Ottimo articolo, uno dei pochi che spiega che per avere una emissione di 'euro' Bond serve una garanzia in solido data da una capacità fiscale o 'parafiscale'. Gran parte degli altri autori omettono in questi giorni questo aspetto (anche Giavazzi e Tabellini) dando vita a proposte del tutto irrealizzabili e irrealistiche. Un'unica critica/dubbio: in termini di realizzabilità la vostra proposta mi pare soffra del potere di veto esattamente come il Mes, a meno che non si preveda la possibilità di attivare cooperazioni rafforzate per gruppi ristretti. Cosa ne pensate?
  2. Daniele Rispondi
    Grazie per l'articolo! Trovo preoccupante che nessuno parli della destinazione di questi fondi. Abbiamo dimostrato di non essere in grado, come Paese, di investire. Abbiamo delle infrastrutture che cadono letteralmente a pezzi. Servirebbero investimenti per una rete in fibra decente, per il 5G, per i raddoppi delle autostrade (quelle che si intasano, o quelle che mancano al Sud, non la Brescia Milano!), per i treni ad alta velocità che arrivano a malapena fino a Napoli... E invece di sfruttare il momento per vincere le resistenze conservatrici di un popolo che scende in piazza pur di non realizzare le grandi opere, mostriamo il nostro vero volto con una politica di sussidi a pioggia, i cui beneficiari troppo spesso sono dei truffatori. Vogliamo prendere a prestito centinaia di miliardi e il messaggio sottointeso è che li bruceremo esattamente come abbiamo fatto con le centinaia di miliardi che la germania ci ha già dato, implicitamente, calmierando lo spread da quando siamo entrati nell'Euro. Distruzione di risorse tramite spesa corrente, assunzioni indiscriminate nel pubblico, una PA ridicolmente incapace di configurare dei server. Un esempio su tutti: Alitalia, il vettore nazionale che salviamo ogni anno con soldi pubblici, ha la stragrande maggioranza degli aerei immatricolate EI, cioè registrati in Irlanda per pagare meno tasse. Un'azienda salvata ogni anno a piè di lista dai soldi pubblici italiani, evade. E poi scriviamo sulla FAZ che vogliamo sussidi senza condizioni?
  3. Henri Schmit Rispondi
    Ancora due considerazioni. A. Il rebus è come finanziare l’immenso fabbisogno di spesa e investimento per mantenere l’economia in moto, in teoria con A1. spending review, A2. tasse o A3. debito. In tempi di crisi le due prime categorie sono poco flessibili, quindi sarà debito. A prescindere dalla forma domestica A3.1 o comune A3.2, la sostenibilità dell’indebitamento è determinata dalle politiche attive A1 e fiscali in senso stretto A2. Non solo: anche un parziale finanziamento europeo solidale implica una quota di ulteriore di debito nazionale. Guai quindi a chi intraprende una politica A3 senza aver curato le politiche A1 e A2! B. Sul lato attivo c’è da chiedersi chi decide dell’utilizzo dei fondi ottenuti attraverso eventuali euro-bond, Stato membro o UE (condizioni e controlli comuni). Dipende (cf. F. Bercelli); possono essere fondi destinati B1. alla sanità, B2. all’economia (aziende o individui) o B3. ad altro. B1. La sanità non è competenza dell’UE e in Italia nemmeno completamente dello Stato. La gestione dell’epidemia ha messo a nudo i difetti della situazione vigente. Risolveremo con fondi UE? B2. Secondo il FT Bruxelles starebbe studiando un euro-bond per sostenere i disoccupati che aumenteranno enormemente. Sarà una tantum o per sempre, e secondo quali criteri? Chi applicherà e controllerà l’assistenza? A regime la misura premierà Stati inefficienti a spese degli altri. B3. L’unico euro-bond intelligente era l’idea di europeizzare la gestione dell’immigrazione.
  4. stefano antoniutti Rispondi
    Anch'io non capisco un tubo di economia in senso tecnico. Scusate se dico la mia... Mi sembra molto calzante la fras di Conte :"ora non si tratta di scrivere un capitolo di un libro di economia, ma di scriverne uno sul libro della Storia". Mi pare evidente che causa sia della tragica (alla fine i morti saranno milioni) diffusione della pandemia che delle difficoltà a controllarla (carenze dei sistemi sanitari) che delle spaventose conseguenze economiche che seguiranno sia esattamente il corrente modello di sviluppo economico neoliberista, globalista e finanziario. Pensare di risolvere i problemi con le stesse logiche che li hanno creati mi sembra una cavolata epica. In questo si vede la differenza tra gente come Draghi, che propone sistemi nuovi, e gli ominicchi e le donnicchie come Merkel, direttivi BuBa e BCE. Quando si affrontò la crisi del '29, ci volle il New Deal, e J.M. Keynes...!
  5. Stefano Scarabelli Rispondi
    Vorrei segnalare due punti: 1) i bond vengono ripagati con una tassazione "per capita" (quindi Lettonia e Lussemburgo, agli antipodi per reddito, pagano la stessa cifra in proporzione agli abitanti); 2) i bond dovrebbero avere un rendimento reale positivo garantito: un vero affare per i risparmiatori dei paesi con posizioni finanziarie sull'estero in attivo, visto che fino alla fine di febbraio tutti i titoli di stato dei paesi avanzati avevano rendimenti inferiori all'inflazione. Mi sembra un pasticcio.
    • Henri Schmit Rispondi
      Lussemburgo, Malta e Lettonia rimborsano quanto ricevono. La chiave prospettata è ovviamente inteso come un vantaggio per i paesi a basso PIL pro capite.
  6. Emilio Roncoroni Rispondi
    Proposta interessante, unica obiezione da parte dei Paesi del Nord: perchè dobbiamo indebitarci anche se in misura indiretta ad un tasso superiore a quello ottenibile oggi?
    • Massimiliano Grimandi Rispondi
      Perchè fanno parte di una comunità di stati chiamata Unione Europea! Se l'idea, come è stato fino ad oggi, è di godere solo dei vantaggi senza mai pagare pegno... allora forse è il caso di smetterla con questa pagliacciata, chiudere baracca e burattini e tornare al volo agli stati nazionali. Peccato che in tale ipotesi, paesi come Germania ed Olanda avrebbero solo da perdere.
  7. Fabrizio Bercelli Rispondi
    Non ho capito se i soldi così raccolti dovrebbero essere usati SOLO per quanto richiesto dall'epidemia, e come si controllerebbe che ciò avvenga effettivamente. Senza queste due condizioni, è debito europeo che finanzia incontrollate spese pubbliche nazionali. E si capirebbe perché alcuni non ci stiano. Se non ho inteso bene, potete gentilmente chiarire?
  8. Henri Schmit Rispondi
    Sono d’accordo con il 2° comma e con l’idea di un riparto passivo e attivo fondato sulla popolazione e non sul PIL. Trovo però fuorvianti i punti 1, 2, e 4 di quello che gli euro-bond non devono essere. Avrei evitato l’espressione vaste programme peggiorativa che si applica già al primo volano senza tassazione europea decisa dalla Commissione. Con questo vengo al nodo ben riassunto nell’ultima frase fuorviante: piaccia o no, anche nell’UE, salvo i casi limitatamente decisi a maggioranza qualificata, le decisioni importanti si prendono all’unanimità. Questo rivela la natura, certo sui generis, ma sostanzialmente intergovernativa o interstatale, confederale dell’UE. Proprio in materia fiscale e di legittimità politica (messa fra parentesi dagli autori) che l’UE esprime la sua vera natura. In ultima analisi i cittadini sovrani e i residenti garanti dei debiti pubblici (“sovrani”) coincidono. I garanti degli euro-bond sarebbero invece i tutti gli europei mentre i beneficiari sarebbero i residenti secondo la chiave prospettata. Ma chi decide come la quota italiana sarà utilizzata? Il governo e il parlamento eletti dai soli Italiani che finora hanno sempre scelto politiche divergenti e inefficienti mettendo a rischio per via dell’euro l’intera UE. Perché questa volta che promettono i 3G dovrebbe andare diversamente? Rifletterei quindi sull’altro versante, non sul riparto passivo sovranazionale fra stati, ma su quello interno del passivo pubblico sovrano, esistente e futuro.
    • alessio masini Rispondi
      Mi sembra che non sia sufficientemente considerato il punto 7 della proposta, che riporto: La spesa delle risorse incassate grazie all’emissione di Covid-bond avverrebbe in base a un programma definito e controllato dalla Commissione, in proporzione alla popolazione adulta di ciascun paese. Mi sembra che il dubbio possa essere sulla effettiva capacità della Commissione di definire e controllare i programmi nazionali, in accordo coi governi locali, assumendosene la responsabilità di fronte agli altri stati membri.
      • Henri Schmit Rispondi
        Concordo.
      • Daniele Rispondi
        Assolutamente vero! Questo tema è clamorosamente assente dal dibattito pubblico, con il risultato che l'unico messaggio ad emergere è che "non devono esserci le condizionalità del MES". In questo modo stiamo rovinando la giusta richiesta di aiuto in due modi: prima di tutto, dimostriamo di non avere a cuore la qualità della spesa, irritando ancora di più quelli che (più a ragione che a torto) ci considerano un paese spendaccione. In secondo luogo, evitiamo completamente di sensibilizzare l'opinione pubblica al fatto che, se si parla di un "piano marshall", deve essere legato a deliverables e milestones concreti, e non potremo dire che ci metteremo 50 anni per costruire 200km di autostrada. Purtroppo, la pragmaticità è completamente scomparsa dal dibattito pubblico lasciando spazio a terribili dichiarazioni di principio secondo cui "la sovranità non va limitata". Dietro queste rodomontate si nasconde una sola, trasversale volontà politiva: sfruttare la terribile pandemia per arraffare un ennesimo tesoretto e spartirlo in modo clientelare seguendo le stesse politiche degli ultimi 30 anni.
  9. Aniello DE PADOVA Rispondi
    Gentilissimi, sono a digiuno della materia e quindi quello che sto per dire potrebbe essere una cavolata, ma ci provo lo stesso. A questi titoli, come qualsiasi titolo di debito, corrispondono posizioni di "credito" da parte di qualcuno che, acquistandoli, "presta" i soldi ai debitori. Nel caso di specie questi titoli, se ho ben capito, servono agli stati per finanziare le imprese e si auspica che la ripresa economica faccia si che queste direttamente (o tramite le tasse) li restituiscano allo stato che così possa restituirli (con gli interessi) ai creditori. Ora se, come immagino, questi titoli verranno acquistati da privati che ne hanno "in eccesso rispetto ai loro bisogni attuali" non sarebbe meglio che questi privati finanziassero direttamente le imprese? Certo avrebbero più rischi che però dovrebbero essere in grado di correre. Se invece non sono disponibili a rischiare perchè mail lo stato dovrebbe pagargli degli interessi. E alla fine, se proprio questi privati che "hanno soldi in eccesso rispetto ai loro bisogni" non farebbe meglio lo stato semplicemente a toglierglieli con una bella patrimoniale? Sono troppo ingenuo nel mio ragionamento?