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Perché i coronabond sono una buona idea

Sul nostro articolo Coronabond, titoli di cittadinanza europea i lettori hanno sollevato tante questioni interessanti. E di ciò li ringraziamo. Proviamo a rispondere raggruppando i vari temi, nella speranza di chiarire il più possibile il senso e la portata della nostra proposta disponibile in forma più estesa e in 3 lingue sul sito di Friedrich Ebert Stiftung.

Il regalo del Nord

Alcuni ritengono che lemissione di Covid-bond (o coronabond o come li si voglia chiamare) sarebbe un regalo dei paesi-formica del Nord a paesi-cicala del Sud, premiando linefficienza di questi ultimi e in particolare dellItalia.

Non si capisce perché e come questo regalo dovrebbe avvenire. Con lattuazione della nostra proposta non ci sarà nessun trasferimento di spesa tra stati. Le inefficienze nazionali (certo quelle italiane) esistono; bisogna chiedersi se è più probabile superarle attraverso il germe di condivisione di sovranità” della nostra proposta, o andando avanti da soli in piena sovranità fiscale raccogliendo i saldi a debito e spendendoli come ci pare. Se fossimo cittadini europei sospettosi dellItalia ci porremmo questa domanda: è meglio associare gli italiani in un piano collettivo di spesa controllata o lasciarli andare da soli a gestire un debito del 150 per cento del Pil? Forse per questi cittadini europei sarebbe meglio che lItalia uscisse finalmente dalleuro, ma guarda caso, questa è la volontà dei sovranisti.

In ogni caso, le risorse raccolte con lemissione di questi Covid-bond non saranno sussidi, e non saranno soldi altrui. Ogni paese contribuirà al fondo di garanzia con quel che gli spetta, e riceverà quel che gli spetta in base alla leva finanziaria. Le manchevolezze storiche del nostro paese qui non centrano. Premesso che, secondo Olivier Blanchard, qui e ora, the Italian government is behaving extremely responsibly more so than many (13 marzo), il problema, qui e ora, è quale sia il modo migliore di realizzare il whatever it takes fiscale (secondo lespressione di Mario Draghi sul Financial Times) per tutti i paesi europei. Lesempio che più si avvicina alla nostra proposta è la Bei, che ha un capitale versato dai paesi membri, si finanzia regolarmente e senza nessun problema sui mercati internazionali  (i suoi bond sono ampiamente detenuti dalla Bce), è una delle più solide e longeve banche multilaterali del mondo, finanzia progetti nazionali per decine e decine di miliardi ogni anno. LItalia, purtroppo, non è il miglior utilizzatore dei fondi Bei; questo è certamente un male per noi, ma non ha mai messo a repentaglio la solidità della Bei.

Alcuni pensano che lItalia non si meriti niente perché ha sempre scelto politiche divergenti e inefficienti, mettendo a rischio per via delleuro lintera Europa. Ma quali sarebbero le circostanze, le cifre e gli eventi precisi,  in cui lItalia ha messo a rischio la vita delleuro e lintera Ue? Ci sarebbe molto da discutere anche di altri paesi (violazioni e condoni delle regole di disavanzo e debito,  regole ad hoc sui current account imbalances , rebates sui versamenti comunitari, fiscal dumping e paradisi fiscali interni alla Ue, social dumping, banche tossiche e salvataggi bancari pre-bail-in, quote migratorie, princìpi democratici e libertà fondamentali).  LItalia ha avuto e ha, per limiti propri, difficoltà ad adattarsi allUnione monetaria, che tuttavia, come riconosciuto dalla grande maggioranza degli studiosi, è rimasta malfatta e incompleta rispetto al progetto originario (es. Rapporto Delors), che non era certo quello che ora sembra la linea invalicabile dei paesi del Nord: una mera area di libero scambio con un sistema di cambi fissi (irrevocabili).

Sostenibilità finanziaria

Qualcuno ritiene fondata la preoccupazione che la sostenibilità finanziaria del Covid-bond sia troppo dipendente dalla solvibilità dei paesi più deboli.

La capacità di pagare gli interessi (certo sulla base di una ragionevole previsione del tasso dinteresse) non dipende dallandamento futuro delleconomia e relativi gettiti fiscali nazionali, ma dal fondo di garanzia che sta al cuore della proposta. In equilibrio finanziario, la raccolta attesa dallemissione del bond è uguale al valore attualizzato, in base al tasso dinteresse, del fondo di garanzia annuale (si vedano le cifre esemplificate nel testo). Quello che conta, per chi compra il bond, è limpegno al versamento della propria quota nazionale del fondo, ma se questo è assimilato al contributo al bilancio dellUe, non è possibile smettere di pagare la propria quota se non uscendo dalla Ue (vedi Brexit). È del tutto ragionevole attendersi che chi cerca un buon impiego dei propri risparmi trovi questo bond più attraente e sicuro che finanziare unaimpresa

Perché i paesi del Nord dovrebbero aderire

Alcuni si chiedono perché i paesi del Nord dovrebbero accettare i Covid-bond visto che non ne hanno bisogno e possono comunque finanziarsi sul mercato a tassi negativi anche per scadenze molto lunghe e che con i Covid-bond garantirebbero nuovo debito degli stati del Sud, poco affidabili.

Innanzitutto è bene chiarire ancora una volta che la nostra proposta non crea nuovi debiti nazionali, ma, in sostanza, un piccolo aumento del contributo annuale al bilancio comunitario a fronte di un debito comune. I nuovi debiti che i singoli paesi membri dovessero accendere rimarrebbero interamente in capo a ciascuno di essi. I versamenti al bilancio comunitario non sono un tasso dinteresse su un debito.  Inoltre, non è affatto detto che, non ora, ma a pieno regime dellindebitamento necessario a far fronte alla crisi sanitaria ed economica (tra uno e tre anni) il bond comunitario paghi uno spread sui titoli, oggi, meno rischiosi come i Bund tedeschi. Come abbiamo scritto, oggi ci sembra che sia latteggiamento dellopinione pubblica dei paesi che si ritengono virtuosi a creare il più insidioso azzardo morale ai danni di tutti. Ricordiamo infatti che ci sono due tipi di azzardo morale: quello di chi si assicura e poi si comporta male (over-insurance), e quello di chi non si assicura perché sottovaluta i rischi (tanto a me non può succedere: under-insurance).

Vero che gli stati del nord si finanziano a tassi negativi, ma ciò implica una implicita tassazione dei risparmiatori del Nord (e di tutta Europa, in realtà), i quali sono indotti a pagare questa tassa in cambio di sicurezza. I risparmiatori tedeschi sarebbero ben contenti se potessero disporre di un safe asset con rendimento reale positivo perpetuo, anche se piccolo. Per non parlare di quanto sarebbero contenti i fondi pensione e le stesse casse di risparmio tedesche. Sembra, in realtà che la tesi del regaloabbia forse a che fare col problema del monopolio. Gli stati del Nord (Germania in testa) hanno il monopolio del safe asset e non vogliono condividerlo con il resto dellEuropa. Ma questo monopolio (uno speciale signoraggio) è a danno dei risparmiatori tedeschi e di tutta Europa. Lemissione di Covid-bond può anche essere vista come lintroduzione di un podi concorrenza nel mercato della sicurezzafinanziaria.

In una prospettiva più generale, se è vero che il tasso di interesse, nel lungo periodo, riflette il rendimento del capitale reale,  sarebbe semmai da chiedersi perché il rendimento del capitale reale in Germania (e in qualche altro paese nordico) sia negativo da tempo.

Chi spende, per cosa si spende, chi controlla

Alcuni lettori sono preoccupati soprattutto perché le risorse ottenute attraverso lemissione di Covid-bond potrebbero essere mal spese, soprattutto dagli stati meno efficienti, tra cui lItalia. Altri si chiedono quali siano gli obiettivi precisi per i quali bisogna spendere e chi controlla che le spese vadano proprio dove devono andare.

Innanzitutto riportiamo quanto detto al punto 7 della proposta: La spesa delle risorse incassate grazie allemissione di Covid-bond avverrebbe in base a un programma definito e controllato dalla Commissione, in proporzione alla popolazione adulta di ciascun paese. Insomma, la Commissione non consegna i soldi ai paesi dicendo loro di farci quel che vogliono. In questo c’è un altro piccolo pezzo di cessione di sovranità degli stati allUnione Europea. Cessione peraltro temporanea, se si vorrà. Perché riguarderà solo la spesa relativa a questa specifico pacchetto di risorse. Se si vorranno attribuire più competenze di spesa permanenti allUnione Europea, ovviamente, andrà rivisto il trattato e lUnione andrà dotata di un potere impositivo autonomo adeguato. Insomma ci si dovrà muovere nella direzione di una vera federazione politica. Ma di tutto questo non c’è bisogno (e non c’è tempo) per fronteggiare lemergenza nellimmediato.

Il fondo comune creato col bond non finanzierà solo le imprese (potrebbe finanziare anche solo le spese sanitarie; si vedrà). Lerogazione dei fondi, come si è detto da porre in capo alla Commissione, potrà essere anche ben dettagliata, e al limite sottoposta a verifiche attuative. Lo shock del coronavirus ha impattato sulla capacità produttiva e, quindi, su tutte le forme di capitale (economico, sociale, umano) dei nostri paesi, rendendo le economie europee meno sostenibili (utilizzando una nozione ampia di sostenibilità, come fa da tempo Enrico Giovannini). Lobiettivo delle politiche finanziate dai coronabond, dunque, è non solo permettere di fronteggiare lemergenza sanitaria e umanitaria ma anche è quello di ridurre al massimo gli effetti negativi dello shock e stimolare al massimo la resilienza e la trasformazione del sistema socioeconomico, aiutandolo quindi non solo a tornare allo status quo antecedente allo shock. E quindi vanno disegnate politiche concrete capaci di ricostruire a presa rapida tutte le forme di capitale che lo shock a contribuito a deteriorare o annientare.

Tasse

Qualcuno si è detto preoccupato del fatto che i Covid-bond, nella nostra proposta, sono sostenuti da una tassazione capitaria, tuttaltro che equitativa.

La tassazione pro-capite, per definizione, non è progressiva e neppure proporzionale al reddito o alla ricchezza. Ma proprio perciò non è neanche distorsiva. Nel caso attuale, in cui loggetto della spesa è innanzitutto salute e numero di vite umane, salvezza dei posti di lavoro e del capitale umano e sociale il pro-capite può essere appropriato. Nulla vieta, tuttavia, ad ogni singolo governo di rimodulare il prelievo in maniera progressiva, esentare alcune fasce di popolazione,  oppure utilizzare una  quota della fiscalità generale. Qualcuno sa dire da quale imposta vengono i soldi che già versiamo al bilancio dellUnione Europea? Nel 2020, in Italia, si spenderanno oltre 5 miliardi per lattuazione di quota 100. Di più se ne spenderanno negli anni a venire. Per il fondo a garanzia dei Covid-bond lItalia dovrebbe versare la metà di quella cifra per sempre, lo 0,1 per cento del Pil 2019. Una quota che tende a zero, se leconomia tornerà a crescere. Più preoccupanti, per lequità, sono le tante flat tax che abbiamo nel nostro sistema tributario e la grande evasione fiscale.

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  1. ” Bei, che ha un capitale versato dai paesi membri, si finanzia regolarmente e senza nessun problema sui mercati internazionali (i suoi bond sono ampiamente detenuti dalla Bce), è una delle più solide e longeve banche multilaterali del mondo, finanzia progetti nazionali per decine e decine di miliardi ogni anno.”
    Ma allora gli Eurobond già esistono, sono quello della BEI. Non si potrebbe semplicemente potenziarli ricapitalizzando la BEI in modo che possa raccogliere e gestire i finanziamenti richiesti senza diminuire il proprio rating? E adeguando le sue strutture ai nuovi compiti? Se l’ obbiettivo è quello di riparare i danni sanitari ed economici del virus questi sono di diversa rilevanza nei vari paesi e un meccanismo di ripartizione automatico dei proventi non sembra appropriato. Meglio gli interventi mirati della BEI.

  2. pino

    Ma:
    alcuni Paesi potrebbero avere meno bisogno di fondi da spendere, ma sarebbero obbligati ugualmente a indebitarsi in base al parametro degli adulti residenti. non sarebbe meglio allora se ciascuno si indebitasse per la quota che ritiene necessaria? sempre con la garanzia europea da voi proposta?
    Inoltre, i bond potrebbero essere acquistati direttamente dalla BCE. Ciò equivarrebbe a una immissione di denaro nel sistema. quali problemi comporterebbe? Non sarebbe un modo per distribuire fra tutti i costi dell’emergenza?

  3. Paolo Sbattella

    L’impressione è che l’ Italia sui tavoli del negoziato in Europa, anche per gli eurobond ma non solo, non abbia le persone che per esperienza, competenza e carisma siano in grado di tutelare e rappresentare gli interessi della nazione e degli Italiani. Abbiamo bisogno di statisti, e lo sguardo va purtroppo indietro alla figura di Alcide De Gasperi che seppe sostenere l’Italia sconfitta nel difficilissimo periodo del dopoguerra, e mostrare all’ UE una posizione chiara ed una compattezza che ora e senza rinvii, salvaguardi gli interessi degli Italiani e del nostro sistema socio-economico. Troppe volte negli anni è sembrato il contrario ed è ora di cambiare direzione. Non abbiamo bisogno di un’Europa che non tutela gli Stati membri,soprattutto in un momento di emergenza straordinaria.

  4. Henri Schmit

    Rimane l’equivoco circa la natura dello strumento proposto, evidente nella frase sulla sovranità, nella confusione fra bond e fund, nella condizionalità. Se sono titoli da emettere sul mercato, ci sarà un emittente, diciamo n emissioni di n stati con garanzia solidale, quindi fungibili se i “terms & conditions” sono scritti bene. Non si capisce come si possano imporre condizioni sull’impiego nei singoli stati; ognuno spenderà come meglio crederà. Se invece si volessero imporre condizioni e controlli sulla spesa dei fondi raccolti collettivamente, allora la struttura sarebbe un fondo, non emesso sul mercato, ma sottoscritto dagli stati partecipanti. Il fondo potrebbe in teoria emettere obbligazioni (fare leva sul capitale versato), in più tranche, non distinguibili fra stati. Organi del fondo, rappresentanti degli stati-soci e dell’UE, deciderebbero l’allocazione delle liquidità secondo una certa chiave ai singoli paesi e monitorerebbero l’impiego. A Bruxelles si discute di Recovery (non Corona) fund (non bond). Un fondo UE può essere uno strumento separato come il MES (19) o una voce del bilancio UE (27) come il SURE. Il bilancio serve a finanziare le politiche europee (fra cui non figura la sanità) gestite secondo regole di governance articolate, in particolare la maggioranza qualificata, che escludono la discrezionalità dei singoli stati. Gli importi sono decisi all’unanimità in Consiglio. Si discute attualmente se aumentare il progetto di budget da 1.135 miliardi a 1.600.

  5. paolo

    Se si parla di current account imbalances , rebates sui versamenti comunitari, fiscal dumping e paradisi fiscali interni alla Ue, social dumping, banche tossiche e salvataggi bancari pre-bail-in, non si può poi dire che l’Unione monetaria è rimasta incompiuta e malfatta . Malfatta, per chi ?

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