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  1. Pierino Postacchini Rispondi
    I CORONA BOND NON SONO LA SOLUZIONE PER L’EMERGENZA, OCCORRONO MISURE PIÙ VELOCI CHE SOLO LA BCE PUÒ ATTUARE Il problema della liquidità delle imprese e delle famiglie non può aspettare le decisioni della Commissione europea; lo strumento dei corona bond, è di difficile applicazione, occorre il consenso dei singoli paesi sulle modalità di emissione e di ripartizione del gettito. I corona bond potranno essere utilizzati per il post corona virus. L’Unione europea, ha già gli strumenti per fare arrivare liquidità ai singoli stati, l’art. 127 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (ex art. 105 del TCE), prevede “Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all'articolo 119.” Come stabilito, gli obbiettivi del SEBC (Sistema europeo banche centrali) non sono relativi solo alla difesa dell’euro, tramite la stabilità dei prezzi, ma raggiunto tale obbiettivo, devono essere estesi anche alle politiche economiche degli stati membri ed anche all’occupazione (l’art. 3 del trattato “Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri”). L’emergenza corona virus, non si può dire che non sta minando la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri, per tali motivi, la BCE ha il dovere istituzionale di adottare le misure idonee per fronteggiare tale emergenza; la BCE non deve aspettare il consenso degli Stati membri, è un suo compito, anzi se non prende i provvedimenti necessari, un quarto dei parlamentari potrebbe chiedere ai sensi dell’art. 226 del TFUE la costituzione di una Commissione temporanea d’inchiesta per controllare il suo l’operato. In modo celere la BCE, con una semplice decisione, potrebbe cancellare il debito degli stati, tramite la monetizzazione dello stesso; la cancellazione del debito può avvenire, con una ripartizione che non favorisca nessuno Stato membro; per la cancellazione, possono essere utilizzate le percentuali in cui fu stabilito il QE di Draghi (Dec. UE 2015/774 del 4 marzo 2015, in base alle quote di capitale della BCE), oppure in alternativa, potrebbe essere attuata in modo tale che per ogni Stato membro il rapporto debito/pil si riduca del 20%. Al 20 marzo 2020 la BCE, per procedere alla cancellazione del debito, ha in bilancio 2.148,588 miliardi di titoli derivanti dal programma di acquisto per il settore pubblico (PSPP). La BCE con un giorno potrebbe procedere alla cancellazione di 1.500 miliardi (nel caso dell’Italia, potrebbe essere cancellato circa 300 miliardi di debito pubblico), ciò insieme al programma PEPP di 750 miliardi già attuato con decisione 2020/440/BCE, permetterebbe una liquidità immediata agli Stati membri di 2.250 miliardi. Con la cancellazione del debito e con l’eliminazione del patto di stabilità, i singoli Stati membri potranno attuare politiche di bilancio e finanziarle con l’emissione di titoli ventennali, che potranno essere acquistati dal mercato e/o dalla BCE. Tale liquidità arriva per 750 miliardi direttamente alle banche e per 1.500 miliardi direttamente agli Stati membri, i quali potranno attuare tutte le politiche economiche e fiscali da loro ritenute necessarie per l’emergenza. Se la BCE non prenderà tali provvedimenti, dobbiamo constatare che vi è un Trattato sul funzionamento dell’Europa solo formale e non sostanziale.