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  1. Alessandro Ansani Rispondi
    Sarebbe interessante ampliare il raffronto con la situazione ante1992, cioè antecedente l'inizio del processo di convergenza verso i parametri di Maastricht, per capire se la riduzione dei posti letto sia stata un effetto occulto del processo di integrazione monetaria. E' possibile reperire i dati dal Ministero della Salute? Sono basi dati pubblicate?
    • Paolo Berta Rispondi
      L'unica base dati disponibile sugli open data del Ministero, è quella che abbiamo usato per l'articolo e si limita agli anni 2010-2018
  2. Danilo D Rispondi
    Sono d'accordo con l'articolo, sintetico e capace di cogliere con semplicità la realtà ospedaliera italiana. Al di là della epidemia, che rappresenta un evento eccezionale per noi, dobbiamo pensare che il vero problema é come curare a domicilio gli anziani in un futuro non tanto lontano. I PL per acuti devono continuare a scendere e invece va organizzata meglio la assistenza territoriale che ha mostrato anche in questa occasione evidenti criticità
  3. Andrea T. Rispondi
    Bisognerà ripensare anche a rendere le strutture più flessibili e in grado di adattarsi a crisi sul tipo di quella che ora ci ha investito. Il sistema è ancora troppo lento, anche se ha dimostrato che i margini possono esserci. È però chiaro che non si può pensare di dimensionarlo in base a quanto è accaduto. Quindi con un incremento tout-court dei posti letto. Purtroppo riguardo il personale è necessario un ricambio e un adeguamento. Anche nella recente esperienza si è visto che la differenza la fanno le donne e gli uomini che lavorano per garantire l’assistenza.
  4. Mauro V. Rispondi
    Analisi interessante. finalmente qualche commento razionale. sarebbe interessante capire come le politiche del territorio messe in atto dalle varie Regioni possono rispondere (quali meglio e quali peggio) alla crisi improvvisa di questa epidemia. Sperando che gli ospedali riescano a reggere l'onda d'urto dei ricoverati, come gestire l'assistenza dei malati che sono a casa? come si fa a sapere quanti sono i positivi? come gestire il "ritorno alla normalità" quando, prima o poi, si ricomincerà ad uscire? chi potrà uscire senza creare pericolo? come prevenire i contagi di ritorno?
  5. Max Rispondi
    Articolo molto interessante. Sempre sul numero assoluto di decessi con (o da, mi sembra difficile distinguere) coronavirus. Quando l'emergenza sarà passata sarà utile avere un'idea dei contagiati. L'elevato numero di morti in Italia è veramente un rompicapo, soprattutto alla luce del sentire diffuso dell'elevata qualità del nostro sistema sanitario. Un indicatore mi sembrerebbe importante: quanti decessi si hanno a casa, o in case di cura, ovvero senza passare ne per gli ospedali, ne per la terapia intensiva, in Italia ed all'estero, di positivi al virus. Occorrerebbe fare i tamponi a tutti i deceduti con sintomi influenzali (anche a casa). Questo mi sembrerebbe un ottimo indicatore della capacità del nostro sistema di fare screening dei malati e di curarli. Sarebbe preoccupante se la tenuta del sistema (posti letto e terapie intensive) fosse garantita (non volontariamente, ovviamente, ma di fatto) in questo modo, ovvero grazie ad un'elevata mortalità. Il tutto richiederà degli approfondimenti, a tempo debito. Altra considerazione empirica, così ad occhio, sembra che chi sia stato più duramente colpito dalla SARS in passato abbia risposto o stia rispondendo meglio. Probabilmente i rispettivi sistemi hanno saputo elaborare una capacità di risposta (non solo sanitaria ma anche politica) ad epidemie e pandemie che chi non è stato toccato ha perso o non ha sufficientemente elaborato.
    • toninoc Rispondi
      Una risposta al tuo interrogativo su decessi in casa o comunque non in ospedale è semplice. Se in un dato luogo nei mesi di febbraio e marzo degli anni scorsi sono morte in tutto MEDIAMENTE 100 persone e quest'anno ne sono morte 200, dobbiamo pensare che 100 in più siano dovute al covid19. Ma se per il covid 19 sono decedute UFFICIALMENTE 60 persone,dobbiamo dedurre che gli altri 40 decessi non siano stati registrati per covid19 perchè non erano ospedalizzati e sono deceduti a casa o in una residenza di riposo e saranno registrati come decessi per polmonite o per insufficienza respiratoria o altra patologia non covid19. I dati dei decessi pregressi si trovano tutti nei comuni di residenza o nelle statistiche istat a disposizione di chi ha la possibilità e la volontà di verificare. Ho l'impressione che chi di dovere non voglia farlo.
  6. mario f Parini Rispondi
    Il problema sono sempre i costi ed il dimensionamento. Nelle ore di punta la tangenziale a quattro corsie di Milano è intasata; cosa possiamo fare? Aumentare le corsie a dodici con tutti i costi relativi e sfruttarla al massimo solo per due ore al giorno? Solo la matematica e la ricerca operativa ci arrivano in soccorso. Bisogna progettare il sistema tenendo conto della media superiore dei picchi e con un margine di sicurezza in funzione delle possibilità economiche . Lo stesso, purtroppo, si deve applicare alla sanità; gestire 100 parti l'anno è ben diverso di 1000.Non tanto per i numeri , ma per la casistica. Su 1000 parti ci saranno il 10 % con problematiche e con personale esperto in grado d'intervenire ,su 100 parti il numero di casi difficili sarà minore poiché le pazienti tendono a scegliere strutture più complete.Bisognerà puntare molto sull'informatica a tutti i livelli,sulla gestione efficiente della medicina di base, sulla telemedicina e sulle centrali d'acquisto nazionali.
  7. Henri Schmit Rispondi
    Ottima analisi. Negli altri paesi si parla di queste differenze da almeno un mese, mentre qua si sentiva il solito refrain della migliore sanità al mondo. Ho fatto quanto potevo per insistere sulla qualità e sulla professionalità dei servizi sanitari, almeno in numerose parti del paese. Ormai hanno capito, sulla propria pelle, a parte l’handicap aggiuntivo del regionalismo zoppo e pericoloso in casi come questo. Detto ciò, l’affermazione nella conclusione circa eventuali European Health Bonds è una considerazione formulata in modo prudente ma tutto sommato già fuori tema. Politici e commentatori accusano ingiustamente “l’UE” di non aver fatto abbastanza per evitare la pandemia, mentre tutta la colpa (di non aver capito e reagito abbastanza rapida e di non essere abbastanza preparati) è unicamente dei governi, italiano e altri.