Con l’epidemia di Covid-19, la recessione è alle porte. Ci saranno contraccolpi anche per il settore bancario. Sarebbe forse il momento di abbinare alla pressione regolamentare una visione più ampia, che dia maggiore flessibilità alle banche.

Dall’emergenza sanitaria a quella economica

Lo shock da pandemia di coronavirus sta modificando le abitudini nella vita dei cittadini; gli effetti riguardano, in modo inestricabilmente intrecciato, sia il lato della domanda che quello dell’offerta, visti i numerosi blocchi alle filiere produttive e agli spostamenti geografici, con ovvie conseguenze su produzione e reddito disponibile. Una recessione globale, almeno nel 2020, è ormai sempre più probabile.

L’economia italiana subirà pesantemente gli effetti del virus, partendo da una crescita prevista già molto bassa (+0,3 per cento nel 2020 secondo la Commissione europea). Il virus, infatti, si è maggiormente diffuso in Lombardia, cioè proprio nella locomotiva del paese (oltre il 20 per cento del Pil nazionale). Da una prima stima, la contrazione per effetto del coronavirus potrebbe essere di 3 punti percentuali di Pil italiano, con turismo e manifattura tra i settori più colpiti. Ovviamente, le conseguenze si ripercuotono sia sul mercato mobiliare che su quello immobiliare. In Borsa, le minori prospettive di crescita e redditività delle imprese quotate hanno provocato una perdita di capitalizzazione superiore al 40 per cento rispetto al 20 febbraio (figura 1) oltre che volatilità a livelli record. Anche il mercato immobiliare non sarà esente dal pagare dazio al virus, sia per il generale congelamento delle transazioni in questi mesi che per un ipotizzabile calo dei volumi su sviluppi immobiliari in importanti comparti quali hôtellerie e commerciale, che sono connessi a settori fortemente colpiti (qui una prima analisi per la Lombardia), specie dopo i brillanti numeri del 2019

Figura 1 – Andamento indice Ftse Mib: un confronto tra 2008 (post Lehman Brothers) e 2020 (post Covid-19)

Fonte: Osservatorio Cpi (Conti pubblici italiani), Università Cattolica del Sacro Cuore

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Politica monetaria e regole sul credito bancario

Lo shock del coronavirus sull’economia ha portato la Banca centrale europea a varare un pacchetto di interventi straordinari finalizzati ad accrescere – ulteriormente – la liquidità in circolazione. Per una valutazione nel merito rinviamo al pezzo di Angelo Baglioni.

Il vero tema su cui si giocherà la stabilità finanziaria in Europa, tuttavia, riguarderà la tenuta del sistema bancario, che rimane la fondamentale cinghia di trasmissione della politica monetaria della Bce all’economia reale dei vari paesi, ma che può ancora subire il circolo vizioso (doom loop) con debiti sovrani che torneranno a crescere. Per minimizzare i danni del virus sull’economia è fondamentale che le banche siano in salute affinché possano adempiere alla loro funzione primaria: concedere credito per sostenere le scelte di consumo e di investimento, con evidenti risvolti su crescita (o, almeno, non decrescita) e occupazione.

Misure di sostegno del settore bancario sono state introdotte dal Single Supervisory Mechanism, con la deroga su alcuni requisiti di capitale prudenziale e di liquidità, e dall’European Banking Autority mediante il rinvio al 2021 dell’esercizio di stress test appena avviato. Sicuramente si tratta di interventi positivi. Tuttavia, non convince l’approccio generale: sono provvedimenti a posteriori (alleggerire i requisiti di capitale e di liquidità), che lasciano inalterato il complesso impianto di definizioni e regole sottostanti la gestione dei vari attivi di bilancio delle banche. Tutte quelle regole hanno, virus o non virus, un notevole impatto sul credito bancario (immobiliare, ma non solo), oggetto già di un lungo processo di standardizzazione su scala europea di comportamenti, prassi e processi. E qui nasce la perplessità: con una recessione alle porte, forse sarebbe stato più efficace concedere deroghe mirate su alcune delle regole e meccanismi che compongono il variegato corpus normativo, tentando – in corsa – di rendere anticiclica una regolazione concepita come fissa.

L’Abi (Associazione bancaria italiana) si è mossa in questa direzione: da un lato ha definito un perimetro di soggetti potenzialmente beneficiari di moratoria, dall’altro ha chiesto una deroga ai regolatori per congelare (o diluire) alcune definizioni e meccanismi regolamentari (come misure di forbearance, calendar provisioning e così via), data l’eccezionalità del momento.

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Se non ora, quando?

Le problematiche sanitarie dell’epidemia restano di gran lunga l’aspetto più urgente da trattare, ma purtroppo non l’unico. Con una recessione alle porte, anche per il settore bancario ci si aspetta un contraccolpo sugli utili (figura 2). Il contesto di restrizioni alla mobilità fisica ha reso evidente la necessità di digitalizzare il processo del credito. Dopo anni di alti costi di compliance, adesso sarebbe il momento giusto per abbinare alla pressione regolamentare una visione più ampia, che dia maggiore flessibilità alle banche alla luce del nuovo scenario. Parimenti, per le banche, un approccio regolamentare più coerente potrebbe essere un’opportunità da non perdere per investire in tecnologia e digitalizzare i processi. Una minaccia si trasformerebbe così in un’opportunità. Se non ora, quando?

Figura 2 – Previsione sull’utile netto delle principali banche italiane prima e dopo gli effetti del virus (dati in milioni di euro, escluse banche a controllo estero)

Fonte: Il Sole-24Ore del 15 marzo 2020

* L’articolo riflette le opinioni esclusivamente personali degli autori e non impegna o comporta la responsabilità per le aziende di appartenenza.

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