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  1. Elisa Rispondi
    Salve, ci sono studi sugli eventuali impatti ambientali in termini di minori spostamenti? Grazie
  2. Stefano Rispondi
    Penso di essere uno dei precursori dello smart working, visto che, grazie al lavoro che facevo (e faccio), riesco a operare in questo modo da quasi 20 aani. La mia esperienza è positiva, e condivido i vantaggi che elencate nel libro. Maggiore prodittività, sicuramente: se si trova un posto e un tempo tranquillo si lavora meglio e di più. Maggior flessibilità: che si creda o no, c'è più tempo e si possono quindi svolgere anche altre attività (ma non tinteggiare...) Maggior attenzione: meno rumori, più riservatezza giocano a favore di questo fatto. Fra i problemi, due che voi avete evidenziato oggi in un intervento ripreso da regione Lombardia. Scarsa iterazione con i colleghi: non c'è niente da fare, dal caffè alla riunione dopo qualche giorno scopriamo che ci mancano. E non per parlare di calcio.... Difficoltà a separare pubblico e privato, lavoro e famiglia (anche da singoli). Io, a parte la situazione attuale, non ho mai lavorato da casa per più di 2-3 giorni di seguito: anche quando ero manager europeo, ed avevo i miei riporti in giro per il mondo, e quindi era inutile andassi in ufficio, dopo 2-3 giorni prendevo la macchina ed andavo.
  3. Renato Fioretti Rispondi
    Nell'articolo si afferma:"fuori dall'Italia nessuno usava questo termine (Smart working), non esiste in nessun documento non italiano, in nessun paper accademico, in nessuna indagine giornalistica. A me risulta, invece, che i primi riferimenti disponibili a proposito di SmartWorking risalgono al 2008 e sono del CIPD (Chartered Institute of Personnel and Development). In due documenti si parla di "Smart working: the impact of work organisation and job design" e di "Smart working: how smart is UK PLC? Findings from organisational practice". Le risulta? Cordialità.
  4. Lay Rispondi
    Lo spero davvero che continui anche dopo l'emergenza, anche se non necessariamente per tutta la settimana. Lavorare da casa mi piace molto, è più facile gestire i momenti morti ed è più facile concentrarsi quando serve darci dentro, si lavora più comodi e senza sentirsi il fiato sul collo del capo/responsabile o chi per lui, è molto meno stressante e si lavora meglio... rispettando comunque le normali scadenze (si lavora più o meno uguale ma con meno stress e quindi meglio). Sacrificherei solo un giorno alla settimana per vedere colleghi/amici e far pausa pranzo insieme (ma anche solo quest'ultima sarebbe una buona cosa per tenere i contatti), per il resto mi sento più energico e meno stressato. È solo un peccato non potersi godere il tutto al 100%. In pausa pranzo è sconsigliato uscire e bisogna usare la mascherina. Non ci si può trovare a far pausa pranzo neanche con i colleghi vicini, ma più di tutto è il fattore "l'azienda non si fida di te, è costretta a fidarsi di te" che incide molto insieme alla situazione attuale sulla serenità dello smart working. Io sono contento di lavorare da casa ma non sono contento del fatto che l'azienda non si fidi di me e mandi mail per ricordarmi che lo smart working è una misura emergenziale, né sono contento del fatto che mentre io lavoro da casa tanti muoiano, altri siano costretti a casa senza certezze e che in generale tutti siano in uno stato negativo. Lo smart working sarà una bella cosa quando e se sarà applicato nel dopo-corona
  5. Antonio Rispondi
    Smart-working è una locuzione sbagliata, quello che intendiamo noi in inglese si dice "home working" o "remote working". Altre info qui: http://blog.terminologiaetc.it/2016/09/19/significato-lavoro-agile-differenza-smart-working/ http://blog.terminologiaetc.it/2020/03/09/significato-smartworking/
    • Paola Profeta Rispondi
      Mi dispiace ma non è come dice lei. Home-working, o Remote working o Telecommuting è il lavoro da casa. E' come il nostro telelavoro, che prevede lavorare da casa (con postazione fissa). Come spiegato nell'articolo, smart-working significa lavorare da una sede diversa dall'ufficio (propria abitazione O ALTRO) e con TEMPI flessibili. Può darsi che in alcune aziende si sia attivato il telelavoro, ma quello che stiamo vedendo è l'esplosione dello smart-working (lavorare da casa o da altra sede senza necessità di comunicare dove ci si trova, con flessibilità di scelta, e con orari flessibili). In inglese si parla di flexible work arrangements. A mio avviso la parola "smart-working" rende molto meglio il concetto. Ma al di là della parola, l'importante è capire il concetto: smart-working non è equivalente a lavorare da casa!
      • Federico Leva Rispondi
        Il telelavoro è quasi sempre anche flessibile, quindi la distinzione fra telelavoro e "smart working" è scarsamente concreta. In ogni caso non vedo nessun problema a usare la traduzione "lavoro agile"...
      • LUCA D Rispondi
        Professoressa, cosa ne pensa dell’applicazione in ambito bancario vista la presenza di dati sensibili? A mio avviso anche in questo ambito avrà uno sviluppo ampio, ma mi si contrappongono esigenze di sicurezza die dati trattati. Grazie.
  6. Paola Profeta Rispondi
    Lo studio mostra infatti che lo smart-working è positivo e benefico, come riportato nell'articolo. Non capisco la sua obiezione.
  7. bob Rispondi
    io penso che in un Paese civile e progredito una dibattito del genere non dovrebbe neanche essere accennato. Lo smart working con l'emergenza non c'entra nulla, non è cosa attinente. E' solo uno strumento che viene utilizzato in una emergenza come la mascherina, come l'autoambulanza. Mettiamo in dubbio di utilizzare un autoambulanza per portare un malato in ospedale? Lo portiamo con la carriola? Lo smart working è solo l'utilizzo della tecnologia per migliorare la qualità della vita in tutti i sensi. Oggi ci sono persone che a fronte di uno stipendio di 1400 euro mensili pagano oltre 400 euro di costi trasferta per raggiungere il posto di lavoro, tralasciando i disagi familiari di salute etc. Nel 2020 è odioso sentir dire " ma il dipendente non può essere controllato". Ma perché? E da chi? Il frutto di questa mentalità di controllare nasce da un Paese dove la stragrande maggioranza degli impiegati non sa cosa sia un CV dove ancora il lavoro si cerca per conoscenze familiari, per il prete , per il sindacalista e politicucchio di turno . Se da questa emergenza da questa guerra non capiamo che dobbiamo cambiare in fretta ( in fretta vuol dire domani) il virus lascerà solo macerie. Se ci domandiamo ancora " ... sarebbe positivo per tutti mantenerlo anche in futuro.." veramente siamo messi male.
    • Vercingetorige Rispondi
      d'accordo, però: (i) il remote-working non è per tutti, quindi quando se ne parla sarebbe bene evitare di farlo passare come il futuro del lavoro (una grossa fetta di servizi richiederà comunque che per 1400 euro al mese si affrontino i costi di spostamento: è così per chi lavora negli ospedali con i malati, per chi taglia il prosciutto nei supermercati, chi apre e chiude le porte dei cinema, ....; per primario e secondario, ovviamente, valgono a maggior ragione le considerazioni qui sopra); (ii) una volta che ci siamo chiariti quali sono i lavori che potranno essere fatti da remoto, forse scopriremo che molti rientrano nell'ambito della PA e che la domanda sul controllo della produttività non è così peregrina. La giro in altro modo: non è che il ritardo nell'adozione di remote-working è una barriera per evitare che si discuta di produttività di certi uffici e certi lavoratori? Lavorare da remoto rende tutto tracciabile e tracciato (quante pratiche devi assolvere in una settimana per guadagnare quello che ti paghiamo?).
      • bob Rispondi
        il problema è diverso. E' un messaggio culturale che in questo Paese deve passare. Non devo controllarti se hai preso un impegno di lavoro per cui sei pagato. Credo, per esperienza diretta, che chi mentalmente accetta lo smart working ha una maturità tale. C'è un dato che nessuno dibatte molto significativo: nell'edilizia, nella ristorazione e in agricoltura la presenza di italiani è ormai quasi nulla. Di rimando siamo il Paese con maggiori abbandoni a scuola , con minori diplomati e laureati. Allora mi chiedo cosa fa l'Italiano? Viene da pensare a tanti inutili lavori burocratici che non solo non servono a nulla ma creano un ostacolo insormontabile alla modernizzazione di questo Paese. Le guerre, questa è una guerra in atto...fa ricominciare sempre da capo la storia lo insegna.