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  1. Andrea Rispondi
    Come è possibile che alcune aziende non riconoscano il buono pasto quando la prestazione è svolta dal domicilio, non vale la legge sul lavoro agile art.20 comma 1 "Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all'interno dell'azienda."?
  2. Marco Spampinato Rispondi
    Una piccola rivoluzione, ma rivoluzione. Ed incontra ostacoli culturali in quella preferenza per il controllo capillare su tempo e luoghi del 'lavoro' che esercita chi vorrebbe persino controllare le 'teste'. Questo dal lato dei manager. Dall'altro c'è il perfetto timbratore di cartellino, in entrata e in uscita, che può finire per amare quella perfetta routine. Nella PA (tolti i servizi 'a sportello', riorganizzabili), il perfetto impiegato si affeziona a buono pasto e cartellino: il termine lavoro non indica lo sforzo finalizzato ad un risultato 'visibile' (consegnato via email, internet, o presentato a voce), ma il tempo passato in 'corridoi e chiacchiere', pettegolezzi, riunioni interminabili. Se l'intera PA diventasse 'smart', c'è da chiedersi quanti posti tradizionali entrerebbero in crisi. E soprattutto quante posizioni lavorative ad alto contenuto di conoscenza potrebbero svilupparsi. Un ricercatore può avere bisogno di un laboratorio sperimentale, ma non è detto gli serva tutti i giorni, e potrebbe condividerlo su prenotazione. Milioni di giovani e meno giovani possono preferire l'autonomia su dove studiare, leggere, e come e quando riunirsi con i colleghi. L'impatto su mobilità e ambiente sembra di grande interesse. Tuttavia, le rivoluzioni trovano molti conservatori, anche mascherati da progressisti. Rivendicazioni collettive da fare ce ne sono: solo chi è ben pagato può permettersi luoghi adeguati a lavorare 'smart' (a partire da una casa decente).
  3. Marco De Antoni Ratti Rispondi
    parte 2: l'art. 650 del codice penale teoricamente prevede la possibilità di impugnare un provvedimento illegittimo davanti al giudice, ma in concreto i tribunali restano chiusi e gli avvocati sono divenuti irreperibili proprio nelle zone in cui servirebbero. I provvedimenti hanno in sé scarsa legittimità. Prima dell'emergenza, l'unico provvedimento restrittivo della libertà personale ammesso nella potestà dei sindaci era il Trattamento Sanitario Obbligatorio, avente durata massima di una settimana non prorogabile e il quale richiedeva la controfirma di due ufficiali sanitari a fronte di un referto medico. Ai cittadini non resta altro da fare che proporre un ricorso d'urgenza al prefetto avverso le ordinanze dei loro sindaci ritenute arbitrarie in tema di obbligo di residenza domiciliare ovvero di interdizione di un'intera area. Nel momento in cui il Governo schiera l'esercito per le strade, diviene pressochè scontata la risposta.Grazie per il suo interessante articolo.Marco De Antoni Ratti
  4. Marco De Antoni Ratti Rispondi
    parte 2: l'art. 650 del codice penale teoricamente prevede la possibilità di impugnare un provvedimento illegittimo davanti al giudice, ma in concreto i tribunali restano chiusi e gli avvocati sono divenuti irreperibili proprio nelle zone in cui servirebbero. I provvedimenti hanno in sé scarsa legittimità. Prima dell'emergenza, l'unico provvedimento restrittivo della libertà personale ammesso nella potestà dei sindaci era il Trattamento Sanitario Obbligatorio, avente durata massima di una settimana non prorogabile e il quale richiedeva la controfirma di due ufficiali sanitari a fronte di un referto medico. Ai cittadini non resta altro da fare che proporre un ricorso d'urgenza al prefetto avverso le ordinanze dei loro sindaci ritenute arbitrarie in tema di obbligo di residenza domiciliare ovvero di interdizione di un'intera area. Nel momento in cui il Governo schiera l'esercito per le strade, diviene pressochè scontata la riposta.
  5. Marco De Antoni Ratti Rispondi
    io mi preoccuperei della leggerezza con la quale il governo ha messo sotto i piedi la Costituzione, sfruttando l'emergenza sanitaria per militarizzare lo Stato e abituare gli italiani a convivere con i militari per strada, partendo dal "progetto pilota" di Lodi e Codogno. https://www.corriere.it/cronache/20_febbraio_27/coronavirus-fugge-codogno-trovato-firenze-altri-5-fuga-zone-rosse-871f3486-592c-11ea-af71-899699a3d6d8.shtml L'edizione odierna del "Corriere della Sera" afferma che per chiunque tenti di violare la cosidetta "Zona Rossa" trova applicazione l'articolo 650 del codice penale, che prevede un'ammenda ridicola fino a 206 euro, ma anche la reclusione fino a tre mesi. Intanto, il Governo ribadisce le sue intenzioni pacifiche e non violente schierando nelle strade l'esercito e i mezzi pesanti (contro il popolo italiano), come rinforzo dei Carabinieri già presenti a pattugliare i luoghi incriminati. Gli italiani che varcano la zona rossa vengono chiamati "fuggitivi. Il passo successivo di questa graduale introduzione programmata della legge marziale sarà l'ordine di sparare a vista a chiunque non rispetti i posti di blocco, nè più nè meno di quanto già accade ad un comune delinquente che tenta di forzare un blocco di polizia non fermandosi all'alt intimato. Questa gente non ha cibo nè acqua e si mette in coda alle sei del mattino per procurarsi il necessario da vivere. Non abbiamo tuttavia visto quali sono i prezzi praticati dai pochi centri di distribuzione aperti
    • toninoc Rispondi
      @@@ Marco De Antoni Ratti 27/02 h 11,46. I militari dell’esercito Italiano sono stati da sempre impiegati anche in operazioni di tipo “civile” soprattutto durante e dopo eventi di calamità naturali come alluvioni , terremoti od altro. Da militare di leva ho partecipato al trasporto urbano dei cittadini di Roma durante un lunghissimo sciopero dei tranvieri che aveva generato notevoli disagi alla popolazione e ricordo che anche durante l’alluvione nel Polesine o di Firenze l’impiego dei militari è stato ampio ed utilissimo. Non so se questo abbia disatteso qualche principio costituzionale, so che in ogni caso sono stati utili alla popolazione nei momenti di grande necessità . Inoltre l’Italia non è l’Argentina di Videla o il Cile di Pinochet ma una salda Democrazia e quindi ben venga l’aiuto dell’esercito nelle zone rosse infette dal corona virus.
  6. Enrico Rispondi
    Sono perfettamente d'accordo con il prof. Inchino: una maggiore diffusione del lavoro agile sarà uno dei pochi effetti positivi di questa emergenza sanitaria (assieme all'auspicabile miglioramento dell'igiene e allo sviluppo di nuovi antivirali come per l'AIDS). Temo tuttavia che questa forma di lavoro si scontrerà con almeno due ostacoli: 1) l'ossessione burocratica per la misurazione del tempo di lavoro, piuttosto che dei suoi risultati, che accomuna i sindacati e molti "riformatori" della PA (la cultura del cartellino, con eventuali pittoreschi controlli biometrici, e degli straordinari); 2) il costo di riorganizzare completamente la produzione, che supera ampiamente quello delle infrastrutture necessarie al lavoro agile (qualche portatile, una VPN, internet veloce quasi ovunque, banche dati condivise in modo sicuro, ecc.). Credo che gli stati, invece di sprecare risorse in indennizzi a pioggia per l'epidemia, debbano promuovere questa trasformazione organizzativa con investimenti massicci in infrastrutture, formazione e consulenza alle imprese. I sindacati, a loro volta, dovrebbero cogliere l'opportunità di rafforzare la posizione contrattuale di un lavoratore, rendendolo finalmente libero di lavorare per chi vuole e quando vuole. In caso contrario, passata l'emergenza, temo che si tornerà ai vecchi metodi di lavoro.
  7. Savino Rispondi
    Allora non era necessario licenziare, in questi 20 anni, malati oncologici, diabetici e cardiopatici? E, poi, non è che il lavoro da casa è così facile perchè, nei fatti non si produce nulla?