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  1. Henri Schmit Rispondi
    Oggi, a distanza di tre settimane, a Omnibus La7 il direttore di Le Formiche chiede al presidente della regione Sicilia di spiegare chi fra autorità regionale o centrale è responsabile dell’acquisto degli strumenti di respirazione artificiale e dei dispositivi di protezione del personale sanitario. L’interpellato dà risposte evasive che non rispondono alla domanda della competenza che probabilmente è delle regioni le quali accusano lo stato di non aver prevenuto la situazione di scarsità del materiale e di non saper supplire all’incapacità obiettiva delle regioni. Se questo non è confusione, non solo delle regole ma anche dei compiti effettivamente svolti e delle responsabilità?
  2. bob Rispondi
    la surreale situazione ha fatto venire alla luce l'arretratezza, il provincialismo, la bigottaggine di questo Paese. Un Paese ormai fermo da 40 anni. Non servono grandi esempi ne bastano due banali: la spesa on-line lo smart working. La reazione a queste due "novità" è stata simile al comportamento che ebbero gli indigeni d'America quando gli misero in mani il "bastone tuonante" ( fucile). Una burocrazia inutile che blocca qualsiasi iniziativa ( assumere una persona ci vogliono 15 gg di scartoffie inutili) . Il popolo dei "bocaloni" ha scoperto che una tranquilla signora da casa può fare tutti i certificati che vuole, nel rispetto della qualità della vita, della famiglia senza dover stare in auto per 4 ore nel traffico cittadino. Che scoperta!!!!Che "Paese" !!
  3. Henri Schmit Rispondi
    Gli altri paesi commettono gli stessi errori dell'Italia, 2 settimane più tardi, con un esempio concreto accanto, quindi con meno scuse per errori. La Germania continua a difendere la proporzionalità (come il ns PCM 15 giorni fa) per difendere l'economia. Il neo-ministro francese esclude limitazioni eccessive al movimento di persone, poi delle merci, appena decise in Italia. Impareranno presto dall'Italia, sfortunata, mal governata (governo debole, responsabili inadeguati in numerose posizioni apicali, incertezza sulle competenze e le responsabilità, decisioni demagogiche), ma coraggiosa. Non è la politica fiscale il tallone d'Achille dell'UE o dell'euro-zona, ma è l'Italia il malato politico (demagogia, inefficienza, cinismo) e eco-finanziario (debito, crescita, occupazione, investimenti, produttività) dell'euro-zona e dell'Europa. Questo virus ci sarà ancora quando l'epidemia sarà superata grazie ad imponenti investimenti pubblici, fatti in deficit e cofinanziati dall'UE. Basta prendersela con l'UE! Certo i presidenti del Consiglio e della Commissione non sono brillanti. Ma siamo noi l'Europa! A Bruxelles decidono i governo nazionali. L'unica reazione valida alla crisi (insieme a misure congiunturali indispensabili per sostenere consumo e produzione, p.ex. rinunciare agli acconti fiscali calcolati sull'imponibile 2019) sarebbero riforme strutturali radicali: abolire strumenti demagogici sbagliati, abolire l'IRAP, snellire le procedure amministrative (Giaccalone, De Nicola)