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  1. raffaele principe Rispondi
    Questo è uno shock peggiore di quello del 2001 (attentato alle torri gemelle) che imporrà di ridefinire le filiere produttive che necessariamente dovranno essere più corte e basate su macro aree adiacenti. Non è la fine della globalizzazione, ma sicuramente dovrà essere ridefinita a livello geografico, dove non peseranno solo i costi di produzione e quelli di trasporto (logistica).
  2. Piero Rispondi
    Il governo tramite la 662, dovrebbe garantire alle banche una linea di credito finalizzata al pagamento dei lavoratori, tasse, contributi e fornitori, per le pmi; una linea di credito pari al 20% del fatturato 2019; le banche saranno obbligate all’erogazione dei prestiti con tali finalità; l’incasso delle commissioni della garanzia verranno appostate in bilancio per gli accantonamenti per le eventuali perdite.
  3. Asdrubale Sciavga Rispondi
    Salve professore, una prima cosa, Lei scrive "Uno shock di offerta riduce produzione e investimenti, ma tende a esercitare un effetto al rialzo dei prezzi (cioè inflazionistico). Un rialzo dell’inflazione, paradossalmente,....". Ma non lo è solo nell'immediato? cioè per i debiti/obbligazioni o prestiti/mutui già acquisiti, ma, da lì in poi, poco cambia? Inoltre, alla fine, cita "segnali di stagnazione secolare...." (cioè, ineluttabili? senza causa?), e, per risolverli, Lei prospetta interventi mirati delle banche centrali risolutivi (immagino tipo i ttltro) appena si attenuerà l'effetto sulla "prossimità fisica" derivante dal coronavirus che ho interpretato, sull'offerta (produzione/vendita) e, sulla domanda (minor paura/incertezza), con maggiori acquisti? Io su tali interventi sono molto scettico! Che strano, qualche giorno fa ho letto il post di Rony Hamaui che, a quel che ho capito, non si fidava troppo dell'efficacia delle banche centrali, ma allo stesso tempo, auspicava, forse in modo un pò illusorio, sistemi di aiuti internazionali dei paesi "virtuosi" (senza debito). Sono perplesso, mi pare che le soluzioni prospettate da Lei e Hamaui non possano essere risolutive proprio perchè non lo sono state finora (banche centrali) o perchè non attuate per precise volontà (stati virtuosi che aiutano). E allora mi vien da pensare che questi post, tralasciando le diverse ipotesi di risoluzione dei problemi, siano poco calati nella realtà. O forse proprio non ho capito nulla?
  4. PURICELLI BRUNO Rispondi
    So di scioccare ma questa fatalità produce danni tanto maggiori quanto più cerchiamo di prevenirla riducendo la dinamica individuale nella società. Vivere è rischioso, lavorare è rischioso, viaggiare è rischioso... anche curarsi può rivelarsi rischioso. Se ci fasciamo la testa prima di rompercela non esisteranno risorse per la nostra sopravvivenza. Nel caso italiano, la vita dovrebbe proseguire adottando gli accorgimenti individuali e nei posti di lavoro con la massima disciplina e poi .. a chi tocca tocca e si curerà! Oppure , fermi tutti per una quarantena ma chi ci assicura per il dopo?
    • Luca Pesenti Rispondi
      Temo non abbia colto le ragioni delle restrizioni. Non si tratta di proteggere gli individui dalla malattia, ma di proteggere il sistema dal collasso. Se nell'arco di qualche mese si ammalasse il 20% della popolazione, ovvero il 2000% in più di quante persone sono ammalate ora, quella si che sarebbe una catastrofe economica. Per non parlare dell'impatto sul sistema sanitario, che già nelle zone più colpite sta collassando dovendo gestire poche centinaia di pazienti gravi, figuriamoci nel caso di centinaia di migliaia. Le consiglio di provare ad aggiornare la sua visione del mondo senza considerare la sua convinzione che il comportamento degli italiani sia dettato esclusivamente dal fatto di essere dei sottosviluppati, dei poveri dementi che non fanno altro che fasciarsi la testa prima di rompersela. Detto questo, l'articolo non riguarda l'efficacia delle misure restrittive, ma le possibilità della banca centrale di fare qualcosa (che non può fare, perché il problema non è la quantità di liquidità, che non è mai stata così alta, bensì il fatto che non venga spesa)
  5. Roberto Rispondi
    Non ho capito le conseguenze dal lato della domanda. Cosa intende per rischi connessi alla prossimità fisica legata a numerose attività economiche? Ringrazio per la risposta.
    • Giovanni Rispondi
      Credo che il prof. Monacelli si riferisca al fatto che il consumatore potrebbe percepire diversamente i prodotti in base alla distanza preferendo quelli del negozio "sottocasa" piuttosto che farsi arrivare "un pacco dall'estero".
      • Lucia Vergano Rispondi
        Credo invece che il Professor Monacelli nelle sue conclusioni alludesse al fatto che l'epidemia di coronavirus potrebbe modificare nel medio-lungo periodo le modalità di organizzazione del lavoro, nel senso di una maggiore diffusione del telelavoro, con ricadute in termini di produttività. Verrebbero in tal modo meno, infatti, le sinergie connesse con l'interazione quotidiana tra colleghi.