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  1. antonio pellegrino Rispondi
    Articolo interessante ma alcuni dati non mi convincono. Mi riferisco in particolare al differenziale salariale valutato intorno al 5%. Prendendo in esame le retribuzioni INPS del 2018 su cui sono stati versati i contributi il differenziale sarebbe per le operaie è del 40%, per le impiegate del 33,9%, per i quadri del 13% e per le dirigenti del 21%. Mi pare difficile che si possa arrivare al 5%!
    • alessio Rispondi
      Grazie del commento. Il 5% riportato nei dati EUROSTAT si riferisce al settore privato e pubblico insieme e misura il differenziale salariale orario tra uomini e donne. I dati INPS che lei riporta riguardano il settore privato, dove il differenziale salariale di genere è maggiore, e si riferiscono alle retribuzioni annue e non alla remunerazione oraria.
      • Luca Neri Rispondi
        L'idea che le donne lavorino meno perchè lo preferiscono è del tutto da scartare? E' molto importante chiarire che non esiste alcuna prova che il mercato del lavoro sia discriminatorio nei confronti delle donne. Questi numeri rappresentano solo valori medi. Ancora oggi, in epoca di pandemia, sono gli uomini che lavorano di più. Anzi i dati sembrano indicare che il differenziale aumenta. Anche per questo gli uomini muoiono di più per l'infezione. Non si può certo dire che oggi andare a lavorare sia un privilegio. Tutt'altro. Questo la dice lunga sulla validità di queste analisi, solo descrittive, di un fenomeno così complesso come del decisioni di labor supply complessivo delle famiglie. La letteratura di genere tende a vedere le scelte di labor supply in termini antagonistici tra uomini e donne. Invece nelle famiglie la decisione è joint. https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0022199618302812; https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0927537116301841; https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/07350015.2017.1379407; https://www.aeaweb.org/articles?id=10.1257/aer.p20171063