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  1. Claudio Della Ratta Rispondi
    Le letture delle rilevazioni ISTAT indicano che le tanto decantate differenze di stipendio tra generi a parità d’incarico, sono originate prevalentemente dagli straordinari (e indennità di trasferta) che il genere maschile riesce ad effettuare in eccesso rispetto al genere femminile. Paradossalmente l’uomo ha la possibilità di conciliare lavoro/carriera e famiglia proprio grazie alla presenza femminile, che si fa ancora carico d’incombenze che dovrebbero essere equamente suddivise. Quindi le donne guadagnano il 17% in meno degli uomini (e conseguentemente versano meno contributi per la propria pensione) perché sul posto di lavoro sono meno presenti degli uomini, ancora troppo sgravati dalle attività casalinghe di “cura della famiglia” nel senso più esteso del termine. Non esiste (salvo casi particolari e censurabili) nessun divario retributivo di genere, ma semplicemente un diverso apporto al mondo del lavoro dipendente da parte delle donne, perché non viene riconosciuto né “monetizzato” il ruolo socio educativo delle donne. Parliamo di questo dunque, parliamo di una diversa visione ed accettazione dei ruoli, da costruire e migliorare più velocemente nel tempo, ma non parliamo di differenze retributive (e pensionistiche) che sono invece, “aziendalmente parlando”, la corretta valorizzazione del tempo lavoro in azienda prestato.
    • Luca ba Rispondi
      Complimenti molto meglio il suo commento dell'articolo
    • Davide Rispondi
      Attenzione, non può dire queste cose. La narrazione prevede il maltrattamento, e non si può contestare coi fatti. Aggiungo una postilla: cosa viene fatto fuori dall'azienda non c'entra con la retribuzione. Sono scelte personali.