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Troppe regole lasciano i monopattini al palo*

Come garantire la sicurezza stradale e un più ampio utilizzo di nuovi mezzi sostenibili come i monopattini? Le tante regole generali e quelle a carico dei comuni non favoriscono certo l’obiettivo di renderli strumenti alternativi ai veicoli a motore.

La legge sulla micro-mobilità elettrica

Nell’elaborazione di ogni normativa il legislatore deve contemperare gli interessi coinvolti, facendo in modo che ciò non pregiudichi il perseguimento dell’obiettivo principale cui la norma è indirizzata. Nella nuova disciplina sui dispositivi per la micro-mobilità elettrica – che contempla, tra gli altri, i monopattini – il bilanciamento appare poco ponderato. Interessi di tipo diverso sembrano essere prevalsi su quello di favorire “la diffusione” e “promuovere l’utilizzo di mezzi di trasporto innovativi e sostenibili” (articolo 1, comma 102, legge n. 145/2018) al fine di attenuare problemi di traffico, occupazione di suolo pubblico e inquinamento. Se gli impatti sull’ambiente di un cambio modale paiono non essere significativi, i benefici per circolazione urbana e parcheggi potrebbero invece essere rilevanti.

La legge prevede una “sperimentazione”, quindi il funzionamento delle regole potrà essere verificato a posteriori. Ma sin d’ora è possibile individuare i motivi per cui la scelta del legislatore non pare la più idonea ad agevolare un maggior uso di questi mezzi.

La legge di bilancio per il 2019 ha introdotto la possibilità della “sperimentazione della circolazione su strada di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica”, demandando a un decreto del ministro dei Trasporti la definizione di “modalità di attuazione” e “strumenti operativi”. Il decreto, del giugno 2019, dispone tra l’altro che i mezzi elettrici possano circolare nelle aree pedonali, non superando la velocità di 6 chilometri l’ora, nonché su piste ciclabili, in zone 30 e su strade con limite di velocità di 30 chilometri orari, ma non andando oltre i 20 chilometri orari. Entro un anno dall’entrata in vigore del decreto, i comuni possono autorizzare la sperimentazione, che deve durare almeno dodici mesi: individuando le aree in cui i dispositivi possono circolare e sostare e installano l’apposita segnaletica; provvedono ad avviare un’apposita campagna di informazione; ed entro tre mesi dal termine della sperimentazione ne comunicano gli esiti al ministero dei Trasporti.

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Come garantire sicurezza e mobilità sostenibile

La sperimentazione è da accogliere con favore: disporre di evidenze concrete, prima di interventi legislativi in via definitiva, giova all’elaborazione di normative migliori. Tuttavia, le numerose regole previste già in questa fase, nel tentativo di garantire la sicurezza nella circolazione dei nuovi mezzi, non paiono idonee a raggiungere l’obiettivo di rendere i monopattini elettrici (e similari) strumenti di mobilità alternativi a quelli a motore.

Si consideri, in particolare, che le strade nelle quali i dispositivi sono autorizzati a muoversi rappresentano una porzione limitata del territorio di alcuni centri urbani. Terminati i tratti in cui possono essere usati, ai conducenti non resterebbe altro che portarli a mano, cosa che non sarebbe agevole per nessuno, dato che pesano almeno 12 chili. E se, viste le zone circoscritte in cui possono muoversi, i monopattini elettrici fossero destinati solo a brevi spostamenti (“di primo e ultimo miglio”), i benefici derivanti dalla loro circolazione sarebbero limitati, vanificando il fine della disciplina, cioè decongestionare le città. A ciò si aggiunga che gli adempimenti a carico dei comuni per la sperimentazione comportano costi che potrebbero scoraggiarne l’avvio.

Il legislatore avrebbe potuto adottare un approccio diverso per favorire l’uso di strumenti utili a una mobilità sostenibile. Per evitare l’intersecarsi di nuove regole di vario rango (norma primaria, decreto ministeriale, delibere e ordinanze comunali) e al contempo garantire la sicurezza stradale, avrebbe potuto equiparare i monopattini elettrici alle biciclette a pedalata assistita, le quali a propria volta sono già assimilate alle biciclette normali e soggette alla medesima disciplina (in quanto “velocipedi”, articolo 50 del Codice della strada). Peraltro, esiste una proposta di legge che inserisce tra i velocipedi i mezzi di micro-mobilità elettrica di piccola taglia. Dall’altro lato, ai comuni avrebbe dovuto essere rimessa l’effettuazione di interventi preventivi – come la predisposizione di piste ciclabili, corsie preferenziali, strade a velocità a 30 km/h – e demandata l’eventuale prescrizione di regole richieste da specificità della condizione urbana. Data la situazione attuale, invece, è probabile che i monopattini verranno usati al di fuori dei limiti consentiti e con margini di impunità poiché, essendo sprovvisti di targa, sarà arduo irrogare multe.

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In conclusione, se pure è meritorio che sia stata colmata una lacuna dell’ordinamento – poiché finora l’uso di questi mezzi non era contemplato – sarà difficile che possano diffondersi in modo tale da alleviare traffico e problemi connessi. Una preventiva analisi di costi e benefici, oltre a una valutazione d’impatto della regolazione, basata anche su esperienze di altri paesi, avrebbe potuto suggerire un intervento normativo più efficace. Sembra inoltre che, con un emendamento alla legge di Bilancio per il 2020, i monopattini elettrici saranno equiparati alle biciclette: sulla base di quanto sopra esposto, ci si augura che ciò sia confermato.

* Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono l’istituzione per cui lavora.

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  1. serlio

    Il problema dei monopattini è il loro utilizzo nelle zone pedonali: come garantire che il limite di 6 km venga rispettato? metteranno degli autovelox nelle zone pedonali? sono potenzialmente molto pericolosi e quindi andrebbero limitati alle sole piste ciclabili. ne vedremo delle belle! (si fa per dire, perchè le fratture non lo sono mai!). Non è proprio una soluzione geniale, pur avendo qualche punto positivo

  2. Michele

    Quando leggo simili articoli sui monopattini o simili mi domando dove viva chi ne scrive le leggi e anche dove viva chi le commenta. Hanno mai camminato per le strade di una città qualunque italiana? Sanno che quasi nessuno rispetta le regole della circolazione e che nessuno le fa rispettare? Sanno di motorini e biciclette parcheggiate ovunque, in spregio al buonsenso prima che ai divieti? Sanno quanto poche piste ciclabili esistono e quanto sono invase dalle auto in sosta? Si può anche immaginare la regolamentazione perfetta dei monopattini (probabilmente articolata su svariati volumi in continua e doverosa evoluzione), riempire di ulteriori e inutili cartelli le città (utili solo per legarci le bici), ma è come cercare di regolamentare per legge le gocce di pioggia. Siamo sicuri che serva l’ennesima complicatissima regolamentazione che nessuno rispetterà?

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