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  1. Gustavo Rinaldi Rispondi
    Mi sembra che non si siano considerati né la riduzione di costi per il SSN dovuti ad una popolazione più sana che invecchia meglio, né i benefici effetti sulla Bilancia dei Pagamenti (minor import di combustibili fossili), né la potenziale riallocazione della spesa dei consumatori dalle pompe di benzina verso per esempio servizi a più alto valore aggiunto (risparmio sulla benzina e vado una volta in più al ristorante).
  2. giuseppe passoni Rispondi
    Per quale ragione i costi della congestione a parita' di prestazioni del veicolo cambiano con la classe di emissione (39.1 contro 39.8 per auto <1.4 l) ?
  3. Vincenzo S Rispondi
    I cittadini, usando meno l'auto, pagherebbero meno tasse e darebbero meno soldi alle casse dello Stato, ma, nello stesso tempo, si ammalerebbero meno, facendo risparmiare sulle spese sanitarie.
  4. Vitangelo Lasorella Rispondi
    No, scusate, c'è qualcosa che proprio non convince... Per la qualità dell'aria si considera la media generale e non l'effetto localizzato nei centri urbani: è la concentrazione degli inquinanti che nuoce alla salute. Inoltre è proprio nei centri congestionati dal traffico che la bici è competitiva e "socialmente ottimale". Posso percorrere "solo" 800 chilometri/anno in bici, ma lo farò in città mentre i rimanenti 10.700 li farò soprattutto in autostrada... E poi perchè considerare "in assoluto" i 2,6 miliardi di minori entrate per lo Stato (eh si, sono tanti...) e irrilevante la corrispondente riduzione complessiva delle emissioni? Si tratta della stessa diminuzione, in percentuale! Effetti sulla sicurezza: non è affatto chiaro come si pervenga al risultato di un tasso di mortalità invariato. Una diminuzione del 10% del traffico motorizzato non può non comportare una riduzione del numero complessivo di morti/chilometro/anno: anche a parità di numero di collisioni diminuirebbe la massa e la velocità dei veicoli complessivamente in circolazione. Anche qui, poi, non si considera l'effetto della concentrazione dei ciclisti nelle aree urbane e gli incidenti fra ciclisti non possono essere confrontati con quelli che coinvolgono un automobile. Infine gli effetti economici: ma ai 2,6 miliardi di minori entrate per l'erario corrisponderebbero enormi risparmi da parte degli automobilisti e questa ricchezza non sparirebbero nel nulla. Si trasformerebbero in maggiori consumi e risparmio. Ma come si può considerare questo un "costo" per la società? Sappiamo che, per giunta, si avrebbe un miglioramento della bilancia dei pagamenti? Ma poi, alla fine, cosa vogliamo fare? Proporre incentivi all'acquisto di SUV? Sono più sicuri per chi ci viaggia sopra e sono più redditizi per l'erario!
  5. francesco russo Rispondi
    non sono così sicuro che ci sarebbero benefici per la sanità.
  6. marco Rispondi
    Non sono un tecnico, ma c'è una cosa che non mi torna molto: è possibile fare un'analisi del genere solo teorica? Intendo dire: ha senso prendere il caso di una nazione (come quella esaminata, poi) ed applicarlo genericamente ad altre? Voglio dire che mi piacerebbe una declinazione locale delle teorie qui esposte, per esempio: Milano - i numeri della città, come cambierebbero con un rapporto bici / auto opposto a quello attuale? Poi: se si citano gli svantaggi per i conti dello stato derivanti dalla riduzione di vendite di carburante, bisognerebbe anche citare i vantaggi per lo stato rispetto alle spese sanitarie, visti i benefici legati a una ridotta sedentarietà.
  7. Gina Rispondi
    Bell'articolo, mi sembra un approccio interessante e senza pregiudizi al problema. Una precisazione: secondo me per quanto riguarda l'inquinamento limitarsi a considerare solo le polveri sottili e non i gas serra è limitante. Se l'auto consuma poco si può considerare che inquini di meno, a parità di percorso, ma sappiamo bene che guidando in città si consuma moltissimo carburante e quindi si immette nell'atmosfera CO2.
  8. marno Rispondi
    interessante. mi pare che la fiscalità sull'auto sia però di molto sottostimata. in realtà oltre alle accise sul carburante, la proprietà di un auto è un momento fiscalmente molto importante. non è deducibile oltre i 18.000 Euro. oltre alle accise sul carburante si pagano, IPT, tassa di possesso (c.d. bollo), assicurazione obbligatoria e relative tasse, l'IVA, le tariffe per la trascrizione al PRA. poi ci sono le mancate imposte "indirette" cioè date dall'indotto: riparazioni, manutenzione, sostituzioni. insomma i fattori da considerare sono assai di più, IMHO. quanto ai sostituti non sono sempre convenienti. e non esiste solo la breve distanza. una famiglia con tre figli per fare milano roma in treno spende mille euro, in automobile non più di 250 (ai prezzi di ieri).
  9. Nicola Rispondi
    Riflessi sulla finanza pubblica: l'analisi mi sembrerebbe un po' riduttiva. Non ci si può limitare a "osservare" che dal momento che vi sarebbero minori introiti fiscali allora la collettività avrebbe minori benefici. Minore utilizzo dell'auto per un maggiore utilizzo della bicicletta vuol dire anche riduzione della spesa pubblica locale grazie ad una riduzione della necessità di servizi a supporto della mobilità automobilistica (esempio: costi di esercizio parcheggi). Quindi minori entrate fiscali ma anche minore spesa pubblica. Ipotizzerei anche una ridotta spesa sanitaria. Ci sono forse dubbi sul fatto che le politiche dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per l'incentivazione dell'esercizio fisico, già all'origine di iniziative nel nostro Paese, hanno l'obiettivo indiretto di ridurre la spesa sanitaria?
  10. Pietro Spirito Rispondi
    Se le politiche per la mobilità entrassero pienamente nell'agenda delle amministrazioni locali, che spesso invece operano su questo fronte solo in chiave emergenziale e rapsodica, ne guadagnerebbe senz'altro la qualità della vita dei cittadini. Come molte politiche di settore, nei trasporti come nella sanità, si preferisce però ancora non coinvolgere gli specialisti ed i competenti. Al più, li si invita a convegni buoni per far finta di salvarsi l'anima. E poi si continua ad amministrare il settore delle public utilities più come una greppia per consorterie di ogni tipo, che non come un luogo strategico per dare risposta ai bisogni delle comunità.
  11. Rio Pugliese Rispondi
    Ed i benefici per la sanità? Anche quelle sono esternalità positive da considerare, misurare, quantificare: gente più in salute vuol dire meno spesa pubblica sanitaria.
  12. Mirco Rispondi
    Penso al futuro dei nostri figli e rabbrividisco, ho difficoltà nel mettere in relazione tutti questi "numeri", tolgono il respiro, inquinamento, salute, qualità della vita, mortalità, politiche mirate, introiti, tassazione, percentuali. Mi fate un riassunto del vostro pensiero sulle tematiche esposte? Buona giornata.