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Milano-Roma: numeri di due città a confronto

Anche il neonato governo non lesina dichiarazioni sul rilancio di Roma che lasciano intendere ambiziosi programmi e nuovi investimenti per la capitale. Non è il primo né probabilmente l’ultimo tentativo. Ecco un confronto utile a delineare lo scenario.

Un confronto obbligato

La recente classifica dell’Economist tra le città del mondo ha riaperto in Italia il confronto Roma-Milano. Un confronto non campanilistico per capire se la qualità della vita è veramente diversa nelle due città, per capire in quale misura è determinata da una sorta di “destino” o delle amministrazioni.

Il problema esiste, se si pensa che quasi tutti gli ultimi governi hanno messo al centro dei loro programmi il tentativo di rilanciare la capitale. Ne parla anche l’ultimo, sia nel programma sia nel discorso per il voto di fiducia alle camere. E non sarà probabilmente l’ultimo tentativo; di sicuro non è il primo (si veda per esempio il punto 19 del programma di governo gialloverde, o l’art. 16 del Dl 16/2014 nel governo Renzi).

Da questi tentativi di rilanciare la capitale rovesciandovi quattrini extra traspare l’idea che ci sia una situazione di oggettiva difficoltà, che con buone risorse si può risolvere. Confrontiamola con Milano, la città metropolitana che più si avvicina ai numeri della capitale.

Gemelli molto diversi

Le differenze sono marcate già a partire dalla descrizione dei luoghi. Il comune romano è di gran lunga più esteso, con 1.287 chilometri quadrati di superficie contro i soli 182 di Milano. Roma ingloba tante aree rurali, mentre il confine di Milano la separa da altre aree urbane, formalmente in comuni diversi, ma che rappresentano un unico agglomerato. Forse anche per questo, Roma gode di più spazi adibiti al verde, il 36 per cento della superficie totale, mentre a Milano sono solo il 13 per cento.

Se invece si parla di popolazione, Roma ha 2,87 milioni di abitanti contro gli 1,35 di Milano, ma è molto meno densamente popolata: in ogni chilometro quadrato a Milano troviamo 7.439 abitanti, mentre a Roma 2.232, di nuovo in ragione della sua estensione.

Gestire Roma è dunque effettivamente più complesso. Ma questo giustifica le differenze che si osservano? Abbiamo scelto per il confronto due aspetti, tra quelli che più dipendono dalle scelte politiche locali.

Eppur si muovono, ma non proprio nello stesso modo

Un primo tema spinoso è la gestione del trasporto pubblico locale. Vediamo qualche dato.

Tabella 1 – Alcuni indicatori del trasporto pubblico

Fonte: ISTAT, ISPRA

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La densità di fermate è un buon indicatore qualitativo della capillarità del servizio e l’indice vede Milano prevalere con un valore quasi triplo di quello di Roma – ma ciò dipende anche dal fatto che buona parte del trasporto pubblico della capitale è su area rurale. Più significativo è il classico indicatore dell’offerta di trasporto pubblico, ossia il numero di posti-km offerti su bus, tram e metropolitane, in rapporto alla popolazione. Mentre Milano ha circa 1,5 milioni di posti-km per abitante, Roma solo 750 mila. Giustificabile per la struttura del territorio? Forse, ma solo in parte.

L’estensione della rete della metropolitana spiega molto di più. Già nel 2009 la lunghezza complessiva della linea era più che doppia, con 74 km a Milano e 36 a Roma. Nel frattempo, il parallelo sviluppo delle due reti metropolitane ha portato a un assetto oggi rispettivamente di 98 e 54 km. Ma, per favore, non diciamo che è colpa dei resti archeologici che renderebbero impossibile realizzare la metro a Roma. Scavare è difficile ovunque, impossibile da nessuna parte.

Anche la qualità del trasporto lascia molto a desiderare, ma qui gli indicatori sono scarsi. L’età media dei bus romani risulta essere in costante aumento, passando dai 6,4 anni del 2006 agli 11,8 del 2015 e ai 12,6 anni nel 2017. Quella di Milano è circa la metà. Il che si riflette sul comfort dei mezzi, le loro emissioni e la dotazione di aria condizionata.

Se consideriamo poi anche la sharing mobility, Milano traina l’intero paese.

Infine, le reti di piste ciclabili: Milano presenta un valore di 4,12 metri ogni 100 abitanti, rispetto agli 1,27 metri di Roma. Dato forse giustificabile nelle tortuose strade del centro storico o dei colli romani, meno nella periferia.

Pulizia delle città e dell’aria

Altro primario servizio pubblico che la municipalità deve garantire è l’igiene urbana.

Tabella 2 – Alcuni indicatori su rifiuti e qualità dell’aria

Fonte: ISPRA

Anche qui le differenze colpiscono. La raccolta differenziata riguarda il 65 per cento del totale dei rifiuti a Milano e solamente il 45 a Roma. E il divario si è ampliato negli ultimi anni. Il problema non è solo comunale. In Lombardia il 5 per cento del totale dei rifiuti è smaltito nelle discariche, mentre nel Lazio l’11 per cento. Dati che fanno il paio con la diversa capacità degli impiantisti di smaltimento. E, sempre a livello regionale (ma Roma pesa circa la metà dell’intero Lazio), i dati allarmanti sono anche altri. Come quello del mancato incasso del tributo per la gestione dei rifiuti. A mancare all’appello nelle casse dei comuni del Lazio sono 120 euro per abitante nel 2017, solo 5 euro per abitante in Lombardia. Se non si riesce a farsi pagare il dovuto, difficile reclamare altre risorse.

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Ma a Milano non sono certo tutte rose e fiori. Per esempio, se si guarda alla qualità dell’aria la città lombarda soccombe. Il limite ammesso di polveri sottili presenti nell’aria è stato superato a Roma solo in 13 giorni nel 2017, a Milano per ben 90 volte. Facile osservare le concentrazioni, più difficile stabilire le responsabilità del fenomeno. Ma l’impatto sulla qualità della vita non è marginale.

Milano più ricca e attraente. Forse non è un caso

Le due città sono poi diverse anche sotto il profilo puramente economico. Mediamente il milanese guadagna più del cittadino romano. Negli ultimi anni il reddito pro capite è stabilmente più elevato, attestandosi a circa 47 mila euro a Milano e a 32 mila euro a Roma nel 2017. Così anche i depositi bancari pro capite segnano una netta differenza: 57 mila euro a Milano e 43 mila a Roma. E l’occupazione segue lo stesso andamento, con un tasso stabile del 70 per cento a Milano e del 64 a Roma.

Il livello di reddito dipende da mille fattori e tra gli altri dalla capacità delle amministrazioni succedutesi nel tempo di creare un ambiente favorevole alle attività economiche. Sicuramente, un fattore di attrattività, che confermerebbe il cliché della “Milano dei giovani”, deve esserci. Tra il 2015 e il 2019 i residenti a Milano di età compresa tra i 18 e i 25 anni sono aumentati del 7,7 per cento e quelli tra i 26 e i 30 del 7,3. Una nuova immigrazione probabilmente abbastanza qualificata, legata verosimilmente a motivi di studio e lavoro. Valori opposti riguardano Roma, dove i giovani tra i 18 e i 30 anni sono diminuiti del 5 per cento e quelli tra i 31 e i 35 anni addirittura del 9,5. Un caso?

Quale che sia la risposta, si deve dubitare che riversare nuovi fiumi di denaro sulla capitale possa essere di per sé decisivo. Forse anche su questo i nostri governi dovrebbero aprire una riflessione seria.

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14 commenti

  1. andrea

    bel contributo, forse anche troppo generoso nei confronti di Roma, dove città e area metropolitana coincidono in gran parte, facilitando in teoria molte decisioni di policy; a Milano invece ogni giorno arrivano dall’area metropolitan centinaia di migliaia di persone che consumano I beni e soprattutto servizi forniti dal Comune

  2. Savino

    E’ l’intero benessere organizzativo delle aree metropolitane da rivedere. Vanno sicuramente incentivate rispetto ai piccoli borghi periferici, ma ne va migliorata la vita sui diritti, sui servizi essenziali, sulla sicurezza, sull’ambiente. In Italia, oggi, credo non ci sia una città grande realmente vivibile, eppure non abbiamo delle megalopoli. Penso che le nostre città abbiano bisogno anzitutto di tornare alla realtà che hanno vissuto nella seconda parte del ‘900, dove si conciliavano progresso, tecnologia, laboriosità ed umanità, dove si distinguevano ancora il buono dal cattivo ed il giorno dalla notte.

  3. Carlo

    Inoltre non mi risulta che i bus dell’ATM prendano regolarmente fuoco per mancata manutenzione, né che l’assessore milanese ai trasporti si sia mai vantato che quest’anno ne sono andati a fuoco meno che negli anni passati. Né che l’ATM abbia piu dipendenti d’ufficio che guidatori.

  4. Pier Luigi

    Milano ha per caso 13 MILIARDI di debito?
    Ai romani pesano 200 milioni l’anno fino al 2048, ai milanesi quanto pesano i 300 milioni spalmati su tutta Italia?
    “Scavare è difficile ovunque, impossibile da nessuna parte”, nessuno mette in dubbio questo concetto, ma il problema, anche se l’avete liquidato con una battuta su i reperti archeologici, questi sono un fatto reale, perciò, quando vengono rinvenuti, il cantiere si DEVE fermare per i rilievi e questo tempo difficilmente viene recuperato.
    Io abito in periferia, al difuori del raccordo anulare a 29km dal centro, ebbene si trovano ancora reperti di ville romane o strade dal I secolo a.C. al IV d.C. e questi sono problemi che vanno gestiti.
    Milano fa il 65% di differenziata contro i soli 45% di Roma? Sicuro! Ma Milano non ha avuto un Cerroni che deteneva il monopolio della mondezza, (pertanto non aveva nessun interesse per questa pratica), gestendo la discarica più grande d’Europa e al quale, è stata lasciata mano libera nella gestione dei rifiuti, con il placet di uffici o consiglieri compiacenti se non collusi con il malaffare (Mafia Capitale).

    • RomborI

      Non si tiene conto che su Roma pesano degli obblighi come capitale d’Italia e che richiedono impegni finanziari non trascurabili. A Roma risiedono i Corpi Diplomatici sia presso il Governo italiano che accreditati presso la Santa Sede. La presenza di due Ambasciate per quasi ogni nazione del mondo, è un impegno gravoso e che è una caratteristica unica di Roma. Anche la presenza nel territorio del Comune di uno stato straniero di grande visibilità come lo Stato Vaticano, richiede un gravoso impegno organizzativo e quindi finanziario piuttosto pesante. Sono impegni che ne Milano ne altre città italiane debbono sopportare. Tutto questo richiederebbe da parte del Governo centrale un’attenzione particolare, e forse una legge che regoli i rapporti tra lo Stato e la sua Capitale.

      • bob

        “La presenza di due Ambasciate per quasi ogni nazione del mondo..”. i corpi diplomatici sono 3 per ogni Paese c’è anche la FAO !!

    • Giustino

      Scusi, a chi attribuisce la responsabilità del debito? A chi attribuisce l’incapacità di incassare i tributi locali? La programmazione per gli impianti di raccolta rifiuti? La gestione disastrosa di Atac? L’incapacità di far lavorare quelli che lo dovrebbero fare? I dirigenti e gli amministratori pensano a garantire rendite o al bene comune facendo scelte anche difficili? Roma è lo specchio della rendita e dell’irresponsabilità finanziaria, i pilastri sui quali si fonda il paese.

  5. Giovanni Di Bartolomeo

    Non capisco bene il punto. Se si vuole concludere che …”si deve dubitare che riversare nuovi fiumi di denaro sulla capitale possa essere di per sé decisivo…” credo valga in generale, come il fatto che le misure di politica vadano fatte dopo “serie riflessioni”. Se invece il punto è che in realtà ciò sarebbe dannoso o inutile, questo potrebbe pure essere vero, ma la conclusione non sarebbe supportata dall’articolo. L’articolo evidenzia solo che Roma e Milano sono diverse, cosa immediatamente evidente già dal confronto delle estensioni (Roma è quasi 8 volte più grande). La mala gestione si concentra sull’AMA (in crisi) e sul sistema dei trasporti (che è praticamente inconfrontabile per mille motivi), poi se si confrontasse il reddito pro capite di Milano con quello delle persone che vivono nel centro di Roma (grande come Milano, in cui i prezzi delle case sono probabilmente simili) si otterrebbero gli stessi risultati? Anche l’analisi demografica è un po’ più complessa. Forse sarebbe più proficuo confrontare come le criticità di Roma sono affrontate (e risolte) in altre capitali comparabili e quanto i costi di Roma sono per la gestione del comune e quanto per la gestione del ruolo di capitale. A me sembra che l’articolo mostri solo che Milano non sia il benchmark per risolvere i problemi di Roma viste le differenze. Come, Rapallo non lo è per Milano. Senza che nessuno se la prenda.

  6. Giuseppe Morganti

    Sottoscrivo per intero le osservazioni di Rombori, che avrei voluto muovere durante la lettura agli autori dell’articolo, i quali non sembrano averne tenuto conto. Aggiungerei le sedi parlamentari (Camera e Senato), governative, ministeriali etc. E le manifestazioni che periodicamente vi si svolgono in numero ben maggiore di altre città nel Paese. Basti poi guardare al trattamento che hanno altre città capitale in Europa (Parigi, Berlino, etc.) e si avrà la questione vera, che è quella dell’esigenza di uno statuto speciale per questa città, con conseguenti finanziamenti adeguati. E la tesi dell’articolo diverrà immediatamente superata. Ferma restando l’esigenza della moralizzazione (ma quella è un’altra storia).

  7. Lucia Sironi

    Interessante come articolo ma non molto approfondito. A parte liquidare con due parole che Roma è più del doppio di Milano e molto più estesa, nessuna considerazione sulla governance di una città che è anche capitale e assomma non solo i presunti vantaggi MA anche gli svantaggi del doppio ruolo (vedi per esempio alla voce manifestazioni e ordine pubblico). In particolare i municipi romani pur gestendo popolazioni che sono una media città italiana non hanno l’autonomia gestionale di cittadine, per esempio come Brembate, che hanno qualche migliaio di abitanti. Insomma aspettiamo con fiducia maggiori approfondimenti.

  8. Henri Schmit

    Su Roma non grava l’onere di dover ospitare tutte le strutture centrali dello stato, agenzie statali e sedi di partecipate pubbliche, le ambasciate e il Vaticano, e numerosi fornitori, consulenti e clienti di questi soggetti, ma gode del beneficio di poterli ospitare come privilegio e monopolio. A parte la CONSOB e un altro paio di eccezioni Milano deve camminare con le proprie gambe, con dinamica propria. L’unica opportunità di aumentare l’indotto pubblico Milano l’ha miseramente persa, ma forse più per colpa del governo di Roma (Gentiloni presidente del consiglio, Gozzi incaricato a Bruxelles), cioè la sede dell’EMA, un fallimento imperdonabile. Sono stato recentemente a Bruxelles (dove ho pure abitato mezz’anno trent’anni fa) e sono stato stupito del cambiamento, della bellezza e della ricchezza. Mi sono informato sui numeri demografici, sul contributo degli oltre 40.000 funzionari ed agenti UE, con famiglie, con stipendi tripli a quelli locali, e tutti quelli che li visitano professionalmente, un multiplo di loro! Roma assomiglia a Bruxelles. Ma non sa sfruttare il vantaggio. Varrebbe la pena fare i conti, per capire quanto Milano è grande di virtù propria!

  9. Mahmoud

    Vista la dai più decantata problematica di ospitare Ministeri ed altre strutture proprie dello Stato centrale all’interno del perimetro cittadino, proporrei di spostare queste a Milano. Io credo invece che nuove spese effettuate dallo Stato centrale (some i Ministeri) o da Stati esteri (quali il Vaticano) siano invece un vantaggio per il tessuto economico locale, sbaglierò io. D’altronde Parigi, Londra o Madrid sono molto povere “dovendo” ospitare le sedi centrali dell’amministrazione statale poverini.

  10. bob

    io credo che prima o poi la “flebo mediatica” su le virtù di Milano dovrà finire e allora vedremo la realtà e non seghe mentali. Detto questo Roma è e ha sempre rappresentato la specchio del mondo e dell’ Italia quindi ogni cosa è amplificata 1000 volte nel bene e nel male. Una metropoli di 6-7 milioni di abitanti effettivi, ai residenti bisogna aggiungere in non-residenti ( altrettanti) i turisti e gli operatori giornalieri di tutte le categorie ( per non dire che il solo aeroporto di Fiumicino scarica 50 milioni di persone l’anno).Conosco Milano ( commerciale in una multinazionale) ma ho pure qualche numero in testa e so che l’economia di un Paese si produce con il mercato interno ( altro che con le favolette del Paese esportatore) . Lo dico con una battuta per non dilungarmi: vedete quanti scontrini fa un bar a Roma e uno a Milano e vi rendete conto della realtà! La verità che metropoli di queste dimensioni non possono essere più governate con il concetto del Sindaco eletto come se fosse sindaco di Roccacannuccia perchè adesso il concetto è questo. Chiudo dicendo con una battuta ( che forse tanto battuta non è) che forse in questo Paese sarebbe da ripristinare sulle carte di identità il concetto di: cittadino romano o barbaro! Forse le cose migliorerebbero in Italia non solo a Roma…e negli ultimi anni di barbari a Roma mal vestiti, poco puliti oltre che con scarsa cultura ne sono scesi tanti

  11. AndreaM

    rimanendo sui numeri pubblicati, mi pare che il dato di posti-km per abitante sia un po’ troppo alto (diciamo di un fattore 100 se non sbaglio). a Milano son circa 23.000 mln ci posti-km offerti/anno per 1,40 mln residenti.

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